Il Pinot Grigio del Collio non cerca la neutralità, bensì rivendica carattere, tensione, materia e una precisa impronta territoriale. È un vino che parla con chiarezza della sua origine. Gran parte del merito va naturalmente alla ponca, quel suolo di marne e arenarie stratificate che rappresenta il cuore geologico del Collio. Terreni poveri, friabili, capaci di garantire drenaggio ma anche riserva idrica, che restituiscono vini dalla spiccata sapidità e da una trama gustativa quasi salina.
Nel bicchiere si traduce in profondità, energia e allungo. Ma il Collio è anche un territorio climaticamente unico. Gli influssi dell’Adriatico mitigano le temperature e regalano luminosità, mentre le correnti alpine contribuiscono a preservare escursioni termiche decisive per la finezza aromatica e la freschezza del vino. È un equilibrio delicato che consente al Pinot Grigio di maturare lentamente, senza perdere tensione. E poi c’è, naturalmente, la mano dell’uomo.

Uno degli aspetti più affascinanti, durante le degustazioni, è riscontrare come, a partire dalla stessa varietà, i produttori riescano a interpretare il vitigno attraverso sensibilità e scelte stilistiche differenti. Da un lato i Pinot Grigio vinificati in bianco, ottenuti con pressatura soffice e senza macerazioni, capaci di esprimere eleganza, precisione e verticalità. Dall’altro le versioni ramate, dove il contatto con le bucce dona struttura, materia e una dimensione quasi tannica, amplificando il carattere del vino. Il colore, in questo senso, non è un semplice elemento estetico ma diventa parte integrante del racconto identitario del vitigno.

Il Pinot Grigio, del resto, possiede naturalmente una buccia ricca di sfumature rosate e ramate; lasciarla dialogare con il mosto significa recuperare una tradizione storica del territorio e al tempo stesso liberare un potenziale espressivo enorme. Altra caratteristica troppo spesso sottovalutata è la capacità di invecchiamento di questo vino. Il tempo dona complessità, amplifica le note iodate e minerali, fa emergere sentori di erbe officinali, spezie delicate, idrocarburo e frutta secca, mantenendo però sempre viva la spinta acida.

© Francesco Vignali
Una prova concreta di quanto il Collio Pinot Grigio possa evolvere bene nel tempo con grazia e profondità si è avuta durante la masterclass “Pinot Grigio Collio: identità in evoluzione – Dalla terra al calice, un’analisi comparativa delle diverse interpretazioni del Pinot Grigio del Collio”, realizzata in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini Collio, che si è tenuta presso la Gambero Rosso Academy di Roma.

da sx, Luca Raccaro e Giuseppe Carrus – © Francesco Vignali
L’incontro è stato guidato da Giuseppe Carrus, curatore della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, e Luca Raccaro, presidente del Consorzio, che – attraverso 19 vini, dalla vendemmia 2025 fino alla 2015 – hanno costruito un racconto coerente, evidenziando come nel Collio il Pinot Grigio trovi una delle sue espressioni più alte. Un vino che non rincorre le mode, ma che continua a parlare con forza la lingua del territorio da cui nasce, complesso e longevo. Di seguito le note di degustazione dei Pinot Grigio del Collio assaggiati.

Vino giovanissimo ma dal carattere intrigante, si distingue per note agrumate, tocchi floreali e una bocca sapida, fresca e pimpante. Già buono ora, saprà dare il meglio in futuro.

Vino dai toni più gialli, con le note di frutta matura in evidenza, seguite da un tocco di fiori di campo ed erbe aromatiche. Bocca sapida, lunga, pulitissima.

Note di frutto bianco e lievi sensazioni erbacee per un naso che anticipa una bocca di grande sapidità, dove sembra già evidente il carattere minerale della ponca. Non manca poi l’acidità a dare ritmo e freschezza.

Una certa rigidità sulle note primarie, fa capire che vita avrà davanti. Lime, fiori bianchi e un leggero tocco di spezie dolci ammaliano il naso, per poi offrire un palato fresco e dinamico, sfaccettato e profondo.

Naso particolare, dai toni di frutto giallo, fiori di campo, scorza di limone candita ed erbe officinali. Anche il palato non manca di identità: leggerissimo il tannino, sapidità da vendere e quel filo di acidità che tiene insieme il tutto.

Naso di grande complessità tra fiori di acacia, biancospino, frutto giallo, pesca in particolare. Il naso è convincente, dolcezza da frutto, ma con una scia sapida che dà equilibro. Fresco, invitante, un vino dalla bella linearità aromatica che non stanca.

Un vino semplice ma per nulla banale, caratterizzato da tocchi di mela verde, una bella sensazione di agrume e un tocco di erbe aromatiche. Bocca assolutamente corrispondente grazie a uno sviluppo verticale e a una bellissima acidità ben integrata.

Vino in una fase di chiusura che fa prevedere una vita molto lunga davanti a sé. Pian piano si apre su toni di mela verde, nespola e fiori di campo che anticipano una bocca integra e lineare, pulitissima e lunga.

Ottimo Pinot Grigio che si distingue per la sua primarietà di frutto, per i tocchi floreali e per una bella sensazione di erbe aromatiche. Bocca sapida, gustosa, freschissima e molto lunga.

Particolarissimo nei toni di nocciola e di basilico, di timo e di fiori di campo. Il sorso è dinamico e fresco, grazie a una mineralità da manuale che fa pensare subito al Collio e a una vena acida che allunga il sorso.

© Francesco Vignali
Bianco molto classico che già fa capire quanto possano invecchiare certi vini. A tre anni dalla vendemmia nessun cenno di cedimento, ma ancora tutto fermo sul frutto e sulle belle note floreali. Anche la bocca scalpita per acidità e la chiusura è nel segno del timbro sapido.

La trama gustativa sembra rilasciare una scia pseudo tannica che dà ritmo e vibrazioni al sorso: non manca una spinta acida e una sapidità che slancia il vino verso un finale lunghissimo. Anche il naso non è da meno: complesso e sfaccettato.

Annata calda che regala un vino dove la morbidezza e la setosità sono ben bilanciate da una parte di freschezza acido-sapida. Anche il naso ci riporta alle caratteristiche vendemmiali: frutto maturo, fiori gialli, frutta secca in assoluta evidenza.
Annata 2021
Qui la macerazione fa la differenza e la parte cromatica, quasi da rosso scarico, più che da ramato e come se la ritrovassimo anche al naso e in bocca. Frutto rosso, fiori, sensazioni iodate anticipano una bocca dalla sapidità incredibile, dal tannino bilanciatissimo e dal finale asciutto e lunghissimo.
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Stessa annata ma un vino giocato su caratteristiche totalmente diverse dal precedente. Nessuna macerazione e quindi solo toni bianchi e luminosi, ancora giovanissimi che vanno dallo zenzero ai fiori, dagli agrumi alla mela. Anche la bocca scalpita per un’acidità da manuale.

Torniamo sulla macerazione, ma con un’idea precisa di cosa la buccia possa dare. C’è la parte fruttata ancora in evidenza, così come i fiori, ben nitidi. La bocca è croccante, avvolge in maniera delicata e il filo di tannino regala un bel ritmo. Buono ora, non potrà che migliorare.
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A otto anni dalla vendemmia si comincia a fare sul serio. Vino ancora in pieno frutto, giovanissimo e slanciato, pimpante nella beva e allo stesso tempo lungo, pulito, profondo e di grande carattere.
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Un vero cavallo di razza. Iniziano i profumi terziari che però non nascondono la parte di gioventù, ancora viva. I profumi sono complessi, la bocca dinamica, molto sapida e vitale.

Un grande mix tra il territorio, il clima, l’evoluzione e il dna della varietà è senza dubbio la chiave per poter giudicare un vino come “grande” a prescindere da tutti gli aggettivi che potremmo scrivere. La cosa più incredibile è che sono passati undici anni dalla vendemmia ma sembra ancora un bambino.
Foto dei vini e della photogallery © Francesco Vignali
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