Piemonte

Il Moscato di Canelli punta sui cru. Ecco la nuova mappa vitivinicola con 186 unità geografiche

Un racconto dettagliato collina per collina, curato da Enogea, che servirà a sommelier, ristoratori e comunicatori del vino per scoprire e spiegare differenze e sfumature di questa storica Docg

  • 23 Aprile, 2026
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Dopo l’inserimento nel 2011 della Sottozona Canelli all’interno del Moscato d’Asti Docg, e dopo la nascita della denominazione indipendente nel 2023, il 2026 realizza il desiderio dei produttori del moscato di Canelli di avere una mappa dettagliata del territorio viticolo, delle sue zone e dei suoi vigneti. La presentazione ufficiale del progetto I Cru di Enogea: Canelli Docg. Le zone e i vigneti si è tenuta a Torino lo scorso 20 aprile.

L’analisi cartografica è stata affidata ad Alessandro Masnaghetti, per un’iniziativa voluta dall’Associazione produttori Moscato di Canelli col supporto del Consorzio dell’Asti Docg. Sono 186 le unità geografiche aggiuntive individuate nei 17 comuni.

Uno strumento strategico

La mappa firmata da Enogea non è solo un esercizio cartografico, ma uno strumento strategico per il Consorzio e per i produttori. Identificare i vigneti e le zone del Canelli Docg (tra le più famose ci sono Valdivilla, Monucco, Camo) significa dare un nome e un cognome alla qualità, permettendo ai sommelier e ai comunicatori del vino di spiegare con precisione millimetrica perché un Canelli Docg (prodotto in circa 600mila bottiglie annue) nato in una specifica sottozona differisca da un altro. Gianmario Cerutti, presidente dell’Associazione Canelli Docg, ha parlato di momento storico: «Ogni nostra bottiglia racchiude un pezzo di territorio e l’anima di una vigna di Moscato Bianco di Canelli, con tutte le peculiarità e le unicità che definiscono la nostra Docg. Da qui parte un nuovo percorso dinamico per valorizzare la nostra identità e farci conoscere nel mondo».

Un racconto collina per collina

«La mappa – secondo Masnaghetti – è il coronamento di un sogno lungo una carriera: uno dei miei primissimi articoli sul Moscato d’Asti – ricordato – risale al 1991, quando iniziavo a lavorare per Luigi Veronelli. Oggi come allora pensavo che le colline del moscato e del Canelli meritassero un racconto più dettagliato, collina per collina, così come ai tempi si iniziava a fare per Barolo e Barbaresco. Oggi ci siamo arrivati».

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Canelli è un’area storica per le bollicine italiane. Proprio in questo centro dell’astigiano è nato nel 1865, su iniziativa dell’imprenditore Carlo Gancia, lo spumante metodo classico italiano, antesignano dell’Asti spumante. Le numerose cattedrali sotterranee presenti sul territorio del comune (cantine scavate nel tufo, che rappresentano dei veri e propri templi ipogei per il vino) sono considerate a tutti gli effetti patrimonio Unesco, nell’ambito del riconoscimento attribuito nel 2014 per le colline di Langhe-Roero e Monferrato.

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