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Tra i terrazzamenti della Valtellina c’è una famiglia che da cento anni fa vino senza scorciatoie

Casa Vinicola Rainoldi festeggia il suo centenario e sceglie Vinitaly per segnare un nuovo capitolo

  • 11 Aprile, 2026
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In collaborazione con Casa Vinicola Rainoldi

Cento anni non sono solo una ricorrenza. In Valtellina, possono essere una misura del tempo necessario perché una storia diventi paesaggio. La Casa Vinicola Rainoldi, a Chiuro, quel tempo lo ha attraversato tutto, restando fedele a un’idea di vino che nasce dalla montagna e alla montagna ritorna.
All’origine c’è Aldo Rainoldi, che nel 1925 avvia l’attività come commerciante di vino, spinto da una volontà di riscatto che nasce lontano, sul versante ombreggiato della valle, dove la viticoltura non c’era. A Chiuro costruisce casa e cantina e inizia con il vino sfuso, le consegne in Alta Valtellina a cavallo e carretto, una fatica quotidiana fatta di relazioni e ostinazione. Il passaggio decisivo arriva con il figlio Giuseppe, che a metà degli anni Cinquanta trasforma l’azienda: non più solo rivendita, ma produzione autonoma, le prime bottiglie con annata nel 1956, una visione che mette radici nella terra. Da lì prende forma un percorso che oggi continua con la terza generazione, guidata da Aldo Rainoldi, nipote del fondatore, dentro una continuità familiare che non ha mai smesso di interrogarsi sul proprio ruolo.

Nebbiolo di quota e nuove traiettorie

Oggi Rainoldi conta circa 185 mila bottiglie, una decina di ettari e una rete di piccoli conferitori che restituisce l’immagine autentica della viticoltura valtellinese. Il cuore resta il nebbiolo che qui chiamano chiavennasca, declinato nelle denominazioni storiche – Sassella, Inferno, Grumello – e nello Sforzato, accanto a un Rosso di Valtellina più immediato. Vini che portano nel bicchiere la tensione della quota, la verticalità dei terrazzamenti, la fatica di un paesaggio che non concede scorciatoie.
Accanto a questo nucleo, Rainoldi ha saputo aprire traiettorie meno scontate: negli anni Settanta ha pionieristicamente scelto la via del metodo classico quando ancora non era una strada battuta in zona. Le due cuvée rosé, da chiavennasca con piccoli saldi di brugnola e rossola, raccontano un’idea precisa: leggere il territorio senza irrigidirlo, coglierne le possibilità mantenendo coerenza. Lo stesso approccio guida il lavoro sui bianchi, che trovano nella forte escursione termica alpina una chiave espressiva sempre più interessante.


Il presente passa anche da una consapevolezza più ampia. Dopo sei anni di assenza Rainoldi ha scelto di tornare a Vinitaly (all’interno del padiglione C stand 154) perché in occasione del centenario ha ottenuto la certificazione Equalitas per un’attenzione all’ambiente perseguita da anni e fondata sull’idea che un’azienda debba ricevere dal territorio, ma anche restituire. Qualità nel bicchiere, certo, ma anche responsabilità agricola, sociale ed economica. È questo, forse, il senso più pieno dei primi cento anni di Rainoldi: custodire la Valtellina sapendo ancora immaginarla.

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