Bilancio finale

"Vinitaly 2026? Meglio delle aspettative". Così il vino italiano prova a uscire dalla tempesta internazionale

Partenza Diesel per la 58esima edizione della fiera di Verona. Quasi nessun asiatico, meno bagni di folla, molta concretezza, con spostamento dell'incoming verso lunedì e martedì. I commenti dei produttori

  • 16 Aprile, 2026
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Diciamolo subito: non è stato un Vinitaly facile. Le notizie arrivate dal mondo fuori non sono di certo stati rassicuranti: si è iniziato con i negoziati andati male tra Usa e Iran e si è continuato con l’attacco di Trump al Papa e alla premier Meloni (arrivata in fiera martedì). Sullo sfondo il blocco dello Stretto di Hormuz, l’incertezza su trasporti e viaggi futuri e le nuove “minacce” europee sull’etichettatura allarmistica. Tanto quanto basta per far calare una nuvola scura (ci si è messo pure il meteo) su tutta la fiera.

Non sono bastate le rassicurazioni dei tanti politici arrivati a Verona (a dire il vero preoccupati a loro volta) o i balletti scenografici davanti al bottiglione voluto da Lollobrigida per distrarre i produttori dal pensiero di cosa verrà dopo. Purtroppo, anche stavolta il presidente americano in qualche modo si è preso la scena, come già aveva fatto lo scorso anno con il tira e molla dei dazi. Solo che quest’anno in ballo c’è molto di più.

Iniziato con queste premesse, Vinitaly ha comunque fatto il suo: una partenza da motore a diesel (per restare in tema carburanti) che ha ritrovato slancio a metà della fiera, grazie al tanto decantato potere sociale del vino.

Novanta mila presenza in fiera

«Vista la situazione internazionale, la fiera è andata meglio del previsto». È stata questa la frase più sentita in questi giorni in fiera. Lo ha ribadito in primis il presidente di Veronafiere Federico Bricolo che al settimanale Tre Bicchieri si è detto «molto soddisfatto, sebbene – ha ammesso – sia stato complicato riprogrammare i voli, vista la situazione in Medioriente». Tra incertezze e cancellazioni di aerei, a mancare è stata soprattutto la parte dei professionisti asiatici, ma ribadisce il presidente di Veronafiere: «Nonostante tutto siamo riusciti a garantire la presenza di tutti i top buyer previsti e abbiamo avuto arrivi da più Paesi dello scorso anno: 135 contro i 130 del 2025». Le presenze in fiera, invece, hanno registrato 90mila ingressi (lo scorso anno erano 97mila), mentre Vinitaly and the City ha registrato 50mila token degustazione.

«Hanno funzionato i nuovi format – ha sottolineato Bricolo –  Nolo Vinitaly Experience e Xcellent Spirits, nuovi trend che abbiamo deciso di seguire, sebbene si parli ancora di una nicchia», mentre si preparano i nuovi eventi all’estero: Vinitaly Africa, Canada e Australia e un doppio appuntamento in Brasile.

Federico Bricolo, presidente di Veronafiere – inaugurazione Vinitaly 2026

La scelta tra Wine Paris, ProWein e Vinitaly

«È stato un Vinitaly senza fronzoli e senza folle – è il parere di Giovanna Prandini dell’azienda Perla del Garda – buona l’affluenza, ma è chiaro che la fiera va programmata per tempo, come anche quelle estere». La scelta della cantina gardesana quest’anno è stata quella di andare a ProWein e non a Wine Paris, che in questi anni «ha mostrato più attenzione ai produttori francesi e meno agli italiani».

Ribadisce l’importanza di essere presenti a tutti e tre le fiere internazionali Gianfranco Gambesi, direttore generale delle Cantine Vitevis: «Facendole tutti e tre abbiamo avuto modo di diversificare gli incontri con i buyer. Per esempio, qui a Verona sono arrivati poco asiatici, ma in compenso li abbiamo incontrati a Parigi. È chiaro che anche loro, con tre fiere europee vicine, fanno delle scelte. Per quanto ci riguarda, non abbiamo intenzione, nemmeno in futuro di eliminare una delle tre manifestazioni, al massimo ridimensionare la presenza a Düsseldorf, dove comunque continueremo ad esserci perché ProWein va ad intercettare il mercato tedesco e quello dell’Est Europa, che per noi restano importanti».

«Vinitaly è una fiera sempre più nazionalista – è il commento di Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia – mentre Wine Paris si conferma un evento internazionale». A Verona la collettiva siciliana ha puntato soprattutto sull’enoturismo con incontri b2b tra aziende e tour operator: «In questa situazione internazionale incerta – prosegue la produttrice siciliana – le aziende scommettono sempre più su wine experience e wine resort», complice anche il volo diretto Catania-New York. Sperando che la crisi internazionale non blocchi anche gli spostamenti.

La mancanza dei buyer asiatici

Sapevamo tutti che non sarebbe stata un’edizione frizzante – fa il punto Valentina di Camillo di Tenuta I Fauri – indubbiamente sono mancate le presenze asiatiche, ma hanno compensato le presenze italiane, australiane e, per quanto ci riguarda, anche americane. Ad ogni modo, non avere troppa calca non è necessariamente una cosa negativa».

«Le risposte in fiera sono state buone – dice al Gambero Rosso Elena Tessari della cantina La Cappuccina della zona delSoave – abbiamo avuto contatti nuovi con il Nord Europa, anche se sono mancati americani e asiatici. Per esempio, dal Giappone, mercato con cui già lavoriamo, non abbiamo visto nessuno. Diciamo che stanno soffrendo tutti per la situazione economica globale e sicuramente si continuerà a soffrire per i trasporti, mentre viaggiare diventerà sempre più complicato. Speriamo che la situazione si rassereni, ma intanto lavoreremo anche sul mercato e sul turismo italiano».

«L’ultima edizione di Vinitaly ha restituito un quadro più complesso rispetto al passato: abbiamo registrato una presenza complessivamente inferiore, ma compensata da contatti di grande qualità, con una partecipazione estera particolarmente significativa – è il parere di Emanuele Rabotti, presidente del Consorzio Franciacorta – Questo conferma come la manifestazione resti un appuntamento strategico, capace di generare opportunità concrete anche in un contesto in evoluzione. Guardiamo ora al futuro, sperando di poter disporre di spazi che valorizzino ancora di più la nostra identità e con l’obiettivo di tornare a Verona con una presenza ancora più ampia di aziende del territorio».

Emanuele Rabotti – presidente Consorzio Franciacorta 2025

Lo spostamento degli arrivi verso il lunedì

C’è stata, poi, una strana ridistribuzione delle giornate, come evidenzia il ceo di Montelvini Alberto Serena, che quest’anno ha presentato anche il suo primo vino no alcol: «Complessivamente è andata bene, nonostante le meno presenze asiatiche e americane, ma con la domenica molto più scarica rispetto agli altri giorni, mentre il flusso si è spostato soprattutto sul lunedì e, in parte, sul martedì». Da capire se si tratta dell’effetto politica (accorsa quasi in massa nei giorni di inaugurazione) o dell’effetto treni, che sabato e domenica hanno subìto forti rallentamenti per lavori lungo la linea dell’alta velocità (come avevamo raccontato qua).

Alberto Serena, ceo Montelvini

Ha un’altra spiegazione Giuseppe Colantonio, responsabile marketing dell’azienda abruzzese Citra: «Domenica c’è stata meno gente del solito, anche perché il biglietto d’ingresso è salito a 130 euro e anche a noi aziende gli inviti costano oltre 45 euro più iva, così facciamo più selezione. Molto bene lunedì e martedì; nel complesso, siamo contenti di quest’edizione: meglio delle attese, abbiamo accumulato energia, sorrisi ed entusiasmo. Ne avevamo bisogno».

Le incertezze per il futuro

Più vivace del solito il Padiglione Calabria, che quest’anno ha recuperato anche qualche produttore, come la cantina Tenuta del Travale, che gli altri anni aveva partecipato nella collettiva Micro Mega Wines: «Quest’anno ci tenevamo ad essere parte del Padiglione della nostra regione, proprio per poter dare un messaggio di unità», dice la produttrice Matilde Piluso, che si dice soddisfatta di questa edizione.
«È andata bene – le fa eco Gennaro Convertini, presidente dell’Enoteca Regionale della Calabria – Abbiamo avuto un Padiglione più vissuto con tante attività, anche se un piccolo calo fisiologico, anche in considerazione della situazione geopolitica, c’è stato».

Matilde Piluso, Tenuta del Travale

Dal Padiglione 7, si dice entusiasta Nicola Altieri della cantina Fontefico, che ha lavorato nella collettiva di Cuzziol: «Sono stati tre giorni di fuoco, d’incontri senza sosta. Chi lavora bene sta già pianificando i prossimi anni e sarà prontissimo a sfruttare un futuro sicuramente meno incerto e complesso».

Apre ad una riflessione più ampia per il futuro Michele Manelli della cantina toscana Salcheto: «Al di là di Vinitaly, la gente in questa fase è con il fiato sospeso anche dal punto di vista emotivo perché inizia ad essere disorientata e non sa cosa deve pensare del domani. Vinitaly è stato vivace, almeno rispetto alla drammaticità che respiriamo fuori. Certo, bisogna capire quanto le fiere in futuro continueranno ad essere fondamentali. Io – conclude – ho già tagliato WineParis e ProWein. A Verona ho deciso di venire, ma mi chiedo se i soldi e il tempo investiti qua – e non parlo di Vinitaly in quanto tale, ma del sistema fiere – non si possano investire diversamente». Al futuro l’ardua sentenza, intanto, in un mondo fatto di scontri, resta la forza dell’incontro.

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