Prima giornata di Fiera

I negoziati falliti in Medioriente scuotono Vinitaly: voli dei buyer cancellati. Lollobrigida: "Non abbiate paura"

La prima giornata della fiera è stata come sempre quella della politica. Debutta il ministro del Turismo Mazzi, preoccupati Tajani e Urso per il blocco di Hormuz: "Si teme recessione". A sorpresa arriva Schlein

  • 12 Aprile, 2026
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Cinque ministri (da Lollobrigida a Tajani, passando per Giuli, Mazzi e Urso), tanta politica made in Verona, una sola donna sul palco (Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento Europeo), e sullo sfondo l’ansia per la situazione geopolitica che si prospetta. Si apre così la 58esima edizione di Vinitaly.

Le trattative tra Stati Uniti e Iran andate male nella notte (proprio alla vigilia del Salone veronese) non possono non entrare nella principale fiera italiana del vino. «Questa notte non abbiamo avuto buone notizie per il conflitto in Iran – ha esordito sul palco il presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana – purtroppo la guerra non crea soluzioni ma maggiore povertà. Per cui approfitto di Vinitaly per lanciare un appello per la pace: non è solo una questione morale, ma anche economica. Verona, dunque, come luogo di relazioni in un mondo di conflitti».

Le preoccupazioni di Tajani per lo stretto di Hormuz

Dello stesso avviso il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che domani volerà a Beirut: «Sono molto preoccupato per l’andamento dei colloqui tra Iran e Stati Uniti, speriamo vadano meglio quelli tra Israele e Libano. Se sul gas siamo tranquilli perché ci sono riserve fino al prossimo inverno, sul petrolio e i prezzi del carburante la situazione è più critica. Se non riaprono Hormuz sarò complicato anche per la questione fertilizzanti. Viviamo un momento difficile, ma vogliamo dire ai cittadini che c’è un equipaggio in grado di portare l’Italia fuori dalla tempesta mondiale in corso».
Il vicepremier ha ribadito l’importanza dei rapporti commerciali: «Il vino è il frontman dell’export. Dobbiamo continuare a guardare al mercato americano, ma su quello resto ottimista: il dazio al 15% è tanto, ma neanche tanto. Ci sono Paesi con tariffe più alte. E credo che il consumatore americano sia disposto a spendere dieci dollari di più per bere buoni vini italiani. Ci sono poi i nuovi accordi commerciali, come India e Mercosur. Noi, come Ministero, ci impegneremo a sostenere gli imprenditori: nessun esportatore si sentirà solo e ogni ambasciata sarà un trampolino di crescita per l’export».

L’appello all’Europa di Urso e Lollobrigida

Si appella all’Europa il ministro del Made in Italy Adolfo Urso: «Il fallimento del primo round negoziale in Medioriente ci deve molto preoccupare. Purtroppo – prova ad alleggerire – al tavolo non c’era un bicchiere di vino questo ci fa riflettere. Se lo stretto di Hormuz non si sblocca ci saranno sicuramente grandi problemi e si potrebbe verificare una recessione economica: l’Europa deve intervenire subito con la sospensione del patto di stabilità e misure di emergenza».

Ribadisce questa posizione il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, ormai veterano e quasi padrone di casa della fiera che quest’anno ha portato a Verona un po’ di effetti speciali tra lo spettacolo inaugurale in piazza Bra e l’enorme bottiglia all’ingresso delle fiera con il claim ‘Dentro c’è l’Italia”: «L’Europa – ha detto nel discorso inaugurale – deve stare al passo con taglio dei prezzi di prodotti che non produciamo, come ad esempio i fertilizzanti (le cui cifre sono arrivate alle stelle in pochi giorni; ndr). Bisogna muoversi in fretta. Allo stesso tempo, però, voglio citare una frase di Papa Giovanni Paolo II pronunciata nel 1978, un anno difficile dopo l’omicidio Moro e la rivoluzione iraniana: non abbiate paura».

La preoccupazione per i buyer mediorientali

Di paura, però, tra i produttori di vino ce n’è parecchia a giudicare dai primi giri di ricognizione in fiera. La prima ripercussione riguarda i tanti buyer che dovevano arrivare dal Medioriente: «Abbiamo avuto diverse cancellazioni di voli dai Paesi del Medioriente e abbiamo dovuto riprogrammare gli incontri con i buyer che erano già stati schedulati– ha ammesso il presidente di Veronafiere Federico Bricolo, che ha però ricordato quanto l’export di vino continui ad essere strategico per le imprese, anche nell’individuare nuovi mercati di destinazione: «In questa fase storica, la crescita passa dalla capacità di fare sistema e di presidiare i mercati con visione e continuità». E con sinergie: «La presenza di tutte le istituzioni qua in fiera è un segnale importante. Abbiamo visto che nel mondo del vino le differenze politiche non ci sono perché tutti danno il massimo per supportare il settore».

Il debutto del ministro del Turismo Mazzi

Ha scelto Verona per il suo debutto in “società” il nuovo ministro del Turismo Giamarco Mazzi, che dal palco di Vinitaly ha promesso di lavorare sull’enoturismo: «Penso che le cantine siano dei veri e propri luoghi di benessere e di conseguenza dovremmo considerare il turismo del vino come un turismo del wellness. I produttori che ho incontrato qua a Verona mi hanno parlato di Napa Valley. Allora io dico loro: insegnatemi questo modello e io cercherò di applicarlo anche in Italia».

Anche Elly Schlein in fiera

La passerella politica continuerà anche nei prossimi giorni. Sorprende (ma non troppo, vista la prospettiva delle primarie nel “campo largo”) la presenza in fiera, oltre ai suddetti ministri, della segretaria del Pd Elly Schelin, attesa in fiera (giro tra gli stand dei sindacati, da Cia a Coldiretti) per oggi pomeriggio. Mentre la premier Giorgia Meloni e il ministro dei Trasporti Matteo Salvini dovrebbero arrivare martedì.

A quanto pare – al di là dei confronti sui conflitti mondiali in corso – la fiera di Verona segna anche l’apertura ufficiosa della campagna elettorale delle prossime politiche. Che siano tra un anno o tra sei mesi, conviene farsi trovare pronti. Meglio se con un bicchiere di vino in mano.

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