Cโรจ un momento, a Vinitaly, in cui il brusio quasi si abbassa e il bicchiere, tra le dita, smette di essere oggetto e diventa direzione. ร un istante sottile, ma riconoscibile: le voci si fanno lontane, lo spazio si conatrae, e tutto si concentra in quel liquido che vibra appena. A Vinitaly, con la degustazione guidata โMediterraneoโ, questo passaggio รจ arrivato presto. Nessuna sequenza di vini, nessuna degustazione costruita per dimostrare qualcosa. Piuttosto un tentativo, sicuramente riuscito, di mettere alla prova una parola che usiamo spesso, forse troppo: Mediterraneo. Una parola che rischia di diventare comoda, quasi automatica, se non la riportiamo ogni volta dentro il bicchiere. Ecco, quindi, una degustazione che ha smesso presto di essere una sequenza ordinata di assaggi per trasformarsi in qualcosa di piรน simile a una rotta. Un viaggio liquido, insomma, ma soprattutto un viaggio sensoriale e culturale, capace di restituire il respiro ampio e irregolare del grande mare dโEuropa.

Il punto, infatti, non รจ dire Mediterraneo perchรฉ i vini arrivano da lรฌ. Il punto รจ capire se quel Mediterraneo si sente davvero. ร da qui che ha preso forma il senso di questo viaggio. Un โbiglietto apertoโ, come lo abbiamo definito, che non aveva bisogno di un ordine rigido. Perchรฉ quando si parla di vino, e soprattutto di vino mediterraneo, le traiettorie troppo lineari servono a poco. Meglio seguire connessioni, assonanze, anche contraddizioni. Negli ultimi anni abbiamo riempito il linguaggio del vino di parole ripetute quasi in automatico: mineralitร , contemporaneo, identitร . Le usiamo spesso senza fermarci a chiederci cosa significhino davvero. Ecco perchรฉ un percorso come questo diventa interessante: perchรฉ costringe a rimettere tutto in discussione. Allora la domanda diventa semplice, ma non banale: quando diciamo โvino mediterraneoโ, stiamo indicando una provenienza geografica o una sensazione precisa? La risposta, in questo caso, la troviamo nei bicchieri. Non tanto nei singoli vini, ma nel filo che li tiene insieme. Il Mediterraneo, quando รจ autentico, non รจ mai uniforme. ร fatto di luce e di vento, certo, ma anche di fratture, di estremi, di equilibri precari.

La partenza รจ quasi simbolica: Furore, nella Costa dโAmalfi, un luogo che sembra sfidare la possibilitร stessa della viticoltura. Qui le vigne sono strappate alla roccia, sospese tra cielo e mare, e ogni sorso ha qualcosa di verticale, come se contenesse la fatica della salita e il respiro del vuoto. Il mare non รจ solo unโeco lontana: entra nel bicchiere con una precisione quasi tattile, salina, viva. Poi la rotta vira verso la Sardegna settentrionale, e il paesaggio cambia senza perdere identitร . Alghero porta con sรฉ unโanima mediterranea che guarda oltre, verso la Catalogna, mentre la Gallura restituisce vini piรน tesi, segnati dal granito e da una luce che sembra incidere i profili. Qui il vino ha qualcosa di minerale e marino insieme, come se la terra e il sale dialogassero sottovoce.

Dalla Sardegna si approda in Liguria, tra le vertigini delle Cinque Terre. I vini sembrano comunicare fatica prima ancora che espressione: sono fatti di gradini, di mani, di attese. Ma sono anche poesia, riflesso di luce sullโacqua, sale sulla pelle, vento tra i filari. Ogni sorso racconta un equilibrio fragile e prezioso, costruito contro la gravitร . A questo punto il viaggio si allarga, esce dai confini italiani e si spinge fino in Andalusia. Il Mediterraneo qui cambia volto: si fa piรน caldo, piรน abbagliante, quasi assoluto. Il sole non รจ piรน solo luce, ma struttura, densitร , materia. I vini si ampliano, ma senza perdere quella tensione che li tiene ancorati al mare. Il ritorno passa per due isole toscane spesso dimenticate, Isola del Giglio e Capraia, piccoli scrigni dove la viticoltura รจ prima di tutto un atto di resistenza culturale. Qui il vino รจ memoria, รจ ostinazione, รจ il gesto di chi continua a coltivare contro ogni logica di mercato. E poi di nuovo oltre, fino a Santorini, dove il vento non accarezza, modella. Le vigne si piegano, si avvolgono su se stesse per sopravvivere, e il vino diventa essenziale, quasi primordiale. Pietra liquida, salina, scavata nella luce.

Il viaggio rientra in Italia passando per Manduria, dove il Mediterraneo si fa piรน caldo, piรน avvolgente, senza mai perdere la propria identitร . Poi ancora il Sulcis, con i suoi rossi profondi, iodati, che sembrano trattenere il respiro del mare anche nella materia piรน scura. Il gran finale รจ a Salina, ed รจ un ritorno che ha il sapore della sintesi. Qui tutto si ricompone: la luce, il vento, il sale. E anche la dolcezza, che non รจ mai concessione, ma equilibrio, misura, consapevolezza.
Una sorta di percorso non geografico, questo, ma culturale. Ed รจ proprio cosรฌ: Mediterraneo รจ stato un racconto corale, fatto di vini che non cercano di piacere a tutti per forza. Vini che parlano con voce chiara, a volte aspra, del loro luogo. Un viaggio senza ritorno obbligato, come ogni vero biglietto aperto. E con una certezza che resta, anche quando il bicchiere รจ vuoto: il Mediterraneo, quando รจ autentico, non รจ mai solo uno scenario. ร un carattere. ย Ecco a voi le 11 etichette che ci hanno fatto da bussola. Troverete poche descrizioni tecniche, ma piรน le emozioni che ci hanno regalato.

Costa dโAmalfiย Fiorrduva ’24 – Marisa Cuomoย
Un bianco che nasce verticale e che poi si sviluppa con unโeleganza quasi sensuale. ร una sintesi di luce e roccia: albicocca matura, ginestra e una dolcezza appena accennata che non cede mai. La materia รจ piena, ma sempre sorretta da una tensione salina che tiene il sorso vivo, profondamente mediterraneo.

Vermentino di Sardegna Saldenya ’25 – Podere Guardia Grande
Un Vermentino che parla la lingua del vento. Il Saldenya โ25 (solo 634 bottiglie da una vigna costiera del 1985) ha un passo profondo: agrumi canditi, pietra e nocciola, con una materia avvolgente che non perde mai slancio. Il legno accompagna senza essere invadente, mentre la scia salina, netta, riporta tutto al mare.

Vermentino di Gallura Kramoriย โ24 – Saraja
Un Vermentino che sceglie lโaltura per raccontare il mare. Questo vino รจ teso, preciso, attraversato dal granito che affila il sorso. Mela croccante, agrumi e macchia mediterranea, con un finale salino e mandorlato che resta. Qui il mare si percepisce in una danza che diventa equilibrio e una freschezza che accompagna una materia piena senza mai appesantirla.

Cinque Terre Azzurro โ24 – Ciรกn du Giorgiย
Un bianco che nasce dalla fatica e dalla verticalitร . ร materia e luce insieme: macerazione sulle bucce, vigne centenarie, eroiche, e un sorso che riempie senza mai perdere slancio. Il mare si sente, netto, nella sapiditร che sostiene tutto il vino. ร un bianco che ha larghezza e tensione insieme. Per una sensazione quasi tattile, fatta di vento, sale e pietra.
Moscatel Morisco ’22 – Antigua real Fabrzica de Hojalata San Miguelย
Un vino che porta il sole dentro il bicchiere, ma soprattutto lโimperfezione dellโartigianalitร . Qui siamo fuori dagli schemi, dalla precisione. Il vino รจ ampio, luminoso, attraversato da note di agrumi maturi, di sentori erbacei e, a tratti anche di una sorta di dolcezza mai statica. La materia รจ ricca, ma sempre tenuta in tensione da una vena fresca che lo allunga.

Ansonica Costa Toscana Caperrosso 2024 –ย Fontucciaย
Un vino che ti porta direttamene al paesaggio quasi selvaggio dellโIsola del Giglio. Dentro cโรจ la foglia, le erbe, il vento: un profilo netto, quasi tattile, che esce dai canoni senza mai perdere equilibrio. Questo vino non somiglia a nessuno, รจ fedele a sรฉ stesso: profondamente isolano. Un bianco che ha energia e veritร , capace di raccontare il Mediterraneo del centro Italia con una precisione rara.

Sulana Grenache โ24ย – La Mursa
Un Grenache che parla una lingua tutta sua, profondamente mediterranea. Qui si gioca su una freschezza sorprendente, con note di ciliegia e una balsamicitร che lo rende dinamico, quasi vibrante. Colpisce il contrasto: servito leggermente piรน freddo, esalta un profilo fatto di macchia, respiro marino e una scia rinfrescante che attraversa il sorso con naturalezza.ย

Santorini Nychteri โ20 – Gaiโa Wines
Un tramonto in bocca e al naso, cosรฌ si puรฒ descrivere questo bianco fatto di contrasti: note affumicate, frutta secca tostata e una mineralitร scura, quasi vulcanica, che dร profonditร e ritmo al sorso. Spiazza per la bocca: secca, articolata, con richiami inusuali, quasi dโoliva, ma incredibilmente dinamica. Ha energia e una freschezza che inganna il tempo, lasciando intuire una traiettoria ancora lunga.

Primitivo di Manduria Dunico โ18 – Felline
Un rosso che nasce dal sole ma trova equilibrio nella misura. Qui troviamo un vino profondo, avvolgente, ma mai eccessivo: frutto scuro, spezie e una trama che si distende con naturalezza. Il calore si traduce in materia, ma รจ la tenuta del sorso a sorprendere: un Primitivoย capace di mantenere ritmo e identitร fino in fondo.

Carignano del Sulcis Ris 21 – Gibaย
Un rosso che affonda le radici nella sabbia e guarda lontano. Questo Carignano 2021 รจ fatto di materia e luce: frutto pieno, quasi cremoso, ma sempre tenuto in equilibrio da una trama sapida che accompagna il sorso. E che meraviglia la consistenza: bacche selvatiche, succose, e un andamento orizzontale, avvolgente, che non cede mai alla surmaturazione. ร il Mediterraneo del sud, fatto di sole, ma anche di misura.

Malvasia delle Lipari Passito โ24 – Caravaglioย
Da unโisola allโaltra. Questo Passito si muove agevolmente tra fiori gialli, ginestra, una traccia aromatica misurata e una freschezza che tiene tutto in tensione. ร un vino che sorprende per leggerezza: la bocca รจ leggiadra, quasi impalpabile. Il vento costante dellโisola entra nel sorso e lo rendono dinamico, continuo, mai stanco. Un passito che puรฒ stare a tavola, dallโinizio alla fine, senza annoiare, ma anzi!
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