Prima è arrivata la pasta fredda. Poi il cous cous, il farro, il bulgur e ogni estate qualcuno prova a inventarsi il nuovo pranzo perfetto da spiaggia. Ma quando il frigorifero si riempie e bisogna cucinare per tutta la famiglia, o bisogna preparare qualcosa da portare in spiaggia, c’è un piatto che torna sempre: L’insalata di riso. Nessun’altra ricetta italiana è riuscita a resistere così a lungo alle mode. E forse il motivo è nascosto dentro un semplice barattolo di vetro.
Il piatto da spiaggia, da vacanze al mare, da pausa pranzo in ufficio. Il più grande salvavita dell’estate. Nei ricettari italiani compare già all’inizio del Novecento, ma è nel Dopoguerra che diventa davvero un’istituzione. La ricetta è semplicissima, e allo stesso tempo non esiste, perché ogni famiglia ha sempre avuto la sua. Il riso bollito si condisce con verdure e legumi a piacere, formaggi e uova sode.
A mettere un po’ d’ordine ci ha pensato l’industria alimentare: i condimenti pronti tra gli anni ’50 e ’60 hanno iniziato a invadere il mercato, e da allora non se ne sono più andati.

A cambiare l’insalata di riso ci ha pensato un vasetto di vetro. Il Condiriso di Berni, nato per semplificare la preparazione, è diventato negli anni molto più di un semplice aiuto in cucina. Carciofini, cetriolini, peperoni, olive, mais, funghi e piselli: tutto già pronto da versare sui chicchi. Ha avuto un successo tale che ancora oggi moltissimi italiani chiamano “condiriso” qualsiasi mix di verdure, a prescindere dal marchio. E per qualcuno, senza quel barattolo, non è nemmeno una vera insalata di riso.
Ma il barattolo è solo l’inizio. Poi arrivano il tonno, i wurstel, i cubetti di formaggio, le olive. E, a seconda delle case, anche prosciutto cotto, capperi, mais extra, piselli o perfino i funghetti. L’insalata di riso è uno di quei piatti che non hanno una ricetta ufficiale. Ogni famiglia è convinta di preparare quella giusta. E poi c’è la domanda che divide la tavola ogni estate: maionese sì o no? I puristi la bandiscono, i più golosi non riescono a farne a meno.

Come tutte le grandi ricette italiane, l’insalata di riso il giorno dopo è ancora più buona. Una notte in frigorifero permette agli ingredienti di conoscersi meglio, e fa assorbire al riso tutto il sapore del condimento. Per questo molti la preparano la sera prima. Quanto al riso, c’è chi punta sul Ribe, chi preferisce il Roma, ma tanto poi conta il risultato finale. Perché questo è anche uno dei tanti piatti antispreco della cucina italiana: dentro finiscono salumi, affettati, verdure, avanzi del giorno prima. Il condimento ideale, in fondo, è quello che c’è in frigorifero.
E la pasta fredda? Ha provato spesso a imitarla, rubandole perfino il Condiriso. Ma fusilli e farfalle danno il meglio di loro con pomodorini, basilico, ingredienti freschi dal carattere diverso. La pasta fredda è sobria, meno resistente al passare del tempo. L’insalata di riso, invece, invecchia bene. Si compatta. Si insaporisce. Economica, sempiterna insalata di riso. Nel resto del mondo ne esistono anche altre versioni: in Spagna c’è l’ensalada de arroz, in Giappone il riso freddo viene condito con vari ingredienti, ma questo mix di maionese, sottaceti, tonno e salumi è tutto italiano.

Non è un piatto elegante. Non cerca la perfezione. È colorato, abbondante, un po’ kitsch. Eppure racconta l’estate italiana meglio di tanti piatti più raffinati. Sa di mare, di borse frigo e tavoli di plastica. È il rumore del rebbio della forchetta che si spezza mentre cerchi di prendere anche il tonno, il chicco di mais che salta fuori dal piatto, il peperone che scrocchia sotto i denti, le dita unte d’olio e dell’odore di salsedine. Un piccolo caos che, ogni estate, non vediamo l’ora di ritrovare.
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