Storie

Il borgo di 400 abitanti della Calabria che rinasce cucinando insieme

Nel cuore della Locride, Camini prova a restare vivo grazie alla cooperativa Jungi Mundu: case recuperate, lavoro condiviso e cucine dove Mali, Siria e Calabria si incontrano ogni giorno

  • 16 Aprile, 2026
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Ci sono posti in cui la storia non ti viene spiegata: la percepisci mentre ci entri dentro. Camini รจ uno di questi. Poco piรน di 400 abitanti, nel cuore della Locride, un paese che per anni si รจ svuotato e che oggi prova a stare in piedi in un altro modo. Qui il cambiamento passa soprattutto dal lavoro della cooperativa Jungi Mundu, che negli anni ha costruito un sistema di accoglienza diffusa fatto di case recuperate, attivitร  produttive e inserimento lavorativo. Una parte di chi รจ arrivato รจ rimasto, altri continuano a entrare nei progetti. Il risultato รจ un equilibrio nuovo, ancora fragile, ma visibile.

Camini, il borgo che prova a restare vivo

ยซQui non abbiamo fatto niente di straordinarioยป, dice Rosario Zurzolo, presidente della cooperativa, mentre ci accompagna tra le vie del borgo. ยซAbbiamo messo insieme le cose. Il resto รจ venuto da sรฉยป. Quel โ€œmettere insieme le coseโ€ che รจ lโ€™essenza stessa della cooperativa che โ€œunisce il mondoโ€ passa anche dal cibo. Non come racconto, ma come pratica quotidiana.

Dal Mali alla Calabria: la storia di Mamadou

Nel piccolo bar-pizzeria della cooperativa, Mamadou si muove tra cucina e banco con una naturalezza che non ha bisogno di spiegazioni. รˆ arrivato dal Mali, ma il suo percorso รจ tuttโ€™altro che lineare. La prima tappa in Italia รจ stata la Puglia, dove ha iniziato a lavorare in cucina. Poi la Germania, insieme alla sua fidanzata italiana: una casa, unโ€™auto, un lavoro stabile, la residenza. Una vita che sembrava finalmente trovare un equilibrio. Poi un passaggio burocratico che si inceppa. Il rinnovo del permesso di soggiorno italiano, una mancata denuncia, e tutto si blocca. Viene rimandato in Italia senza documenti.
Oggi รจ qui, a Camini, da due anni, e la sua storia riparte da una cucina.

ยซQui ci sto beneยป, dice senza costruzioni. ยซE vorrei restare. Soprattutto perchรฉ ci tengo a finire la scuola. E vorrei continuare con questo lavoroยป. ยซOrmai โ€“ aggiunge – non mi ricordo piรน come si fa il saldatoreยป. Sta completando lโ€™alberghiero con i corsi serali. Intanto cucina. Piatti semplici, concreti, che tengono insieme quello che ha trovato e quello che si porta dietro. Passa con disinvoltura dalle penne al pomodoro allโ€™igname con verdure, piatto tipico del Mali. Qui non segue la ricetta originale: gli spinaci non ci sono, e allora li sostituisce con la lattuga che si aggiunge alla cipolla, al peperoncino e allโ€™igname, questo tubero simile alla patata ma dal gusto piรน delicato e aromatico da cui si ricava la farina per il fufu โ€” il suo piatto preferito.

Non รจ una variazione studiata. รˆ adattamento puro. Il fufu ogni tanto lo prepara per gli ospiti piรน curiosi della sua tradizione. Ma quello che esce di piรน dalla cucina รจ il cous cous. Anche qui, senza etichette. Solo quello che funziona.

Amal e la cucina siriana che รจ diventata casa

Poco distante incontriamo Amal dirigersi verso il laboratorio agroalimentare dopo essere uscita da quello di tessitura. รˆ arrivata dalla Siria dieci anni fa, insieme al marito e ai loro cinque figli. Sono stati la prima famiglia siriana ad arrivare a Camini. Non sono piรน andati via.

Avevano lasciato Damasco due anni dopo lo scoppio della guerra, trovando un primo rifugio in Libano. Dopo circa tre anni, lโ€™Italia, per un motivo preciso: operare il marito, rimasto ferito alla schiena sotto le macerie di un bombardamento a Damasco. Oggi Amal vive qui, lavora, cresce i figli. Tre di loro studiano allโ€™universitร  online. La terzogenita, Shaymaa, ha ventโ€™anni, studia comunicazione e fa da mediatrice culturale per la cooperativa. รˆ lei che traduce, che tiene insieme i discorsi, che riempie i vuoti quando le parole non bastano.

ยซMa a casa mamma cucina anche italianoยป, racconta sorridendo. ยซAmiamo gli arancini, le lasagne, il risotto ai funghiโ€ฆ e ovviamente la pizzaยป. I suoi falafel โ€” a base di ceci โ€” sono uno dei piatti che Amal prepara quando viene coinvolta nelle attivitร  del bar. In estate capita che porti anche la maqluba, piatto rovesciato di riso, carne e verdure. E poi i baklava. Non cโ€™รจ nulla di costruito. Sono gesti che entrano ed escono dalla cucina con la stessa naturalezza con cui Amal si muove tra un laboratorio e lโ€™altro.

Erbe spontanee, conserve e lavoro quotidiano

ยซQui ognuno fa quello che puรฒ fareยป, dice Rosario. ยซE piano piano si crea qualcosaยป. Quel qualcosa รจ un sistema minimo, per certi versi, ma reale. ยซAbbiamo anche il forno socialeยป, racconta. ยซE gli orti. E un laboratorio agroalimentare, seguito da Antonio Elia, dove lavoriamo le conserve con i prodotti che coltiviamo e con le erbe spontanee che raccogliamoยป.

Quando arriviamo, sul banco ci sono due grandi buste di tarassaco appena raccolto da Filmon, eritreo, a Camini dal 2013. รˆ stato lui a portarlo, dopo una mattinata passata nei campi. Caterina e Maria, due signore del posto, lo puliscono, lo selezionano, lo preparano per trasformarlo in conserve. Come con i pomodori, le zucche, gli latri ortaggi e la frutta degli orti sociali.

Filmon si muove tra il laboratorio e lโ€™esterno, dove vive con sua moglie e tre figli piccoli e ha avviato anche unโ€™attivitร  di apicoltura grazie al supporto della cooperativa. Un progetto partito con una ventina di arnie e che ha dovuto fare i conti con la realtร : i calabroni hanno attaccato gli alveari, compromettendo gran parte del lavoro. ยซFa parte del giocoยป, dice Rosario. ยซNon tutto funziona sempre. Adesso stiamo cercando di creargli delle economie che lo aiutino a ripartireยป.

Le conserve, invece, stanno trovando una strada. ยซPresto inizieremo a commercializzarle nei negozi della GDO localeยป, spiega. ยซDobbiamo in qualche modo trovare strade che aiutino il progetto a sostenersi. Anche per questo abbiamo messo su un piccolo store di gadget e prodotti tessili con il marchio della cooperativaยป.

Accoglienza, lavoro e abitare: un sistema che tiene

Negli anni, Jungi Mundu รจ diventata anche proprietaria di alcuni immobili del borgo, recuperati e rimessi in piedi senza aiuti economici esterni. Case che oggi ospitano le persone coinvolte nei progetti, i laboratori (non solo culinari) e lโ€™albergo diffuso che conta una quindicina di posti letto.
ยซรˆ tutto collegatoยป, dice Rosario. ยซAccoglienza, lavoro, abitare. Se togli un pezzo, salta tuttoยป.
Nel frattempo si aggiungono altri tasselli. ยซA breve, grazie allโ€™aiuto di un casaro bergamasco che ha deciso di trasferirsi qui, apriremo anche un piccolo caseificio finanziato dai soldi dellโ€™8 per mille della Chiesa Valdeseยป.

E poi le connessioni con la ristorazione di alto livello. ยซAttualmente tre ragazzi che hanno concluso i loro progetti da noi sono stati assunti dal Gambero Rosso, due in cucina e uno nel Boutique Hotelยป, racconta Rosario, riferendosi al ristorante stellato della famiglia Sculli a Marina di Gioiosa Jonica. Non รจ un salto. รˆ una continuitร .

Camminando per il borgo, la sensazione รจ quella di una convivenza che non ha bisogno di essere raccontata come esempio. Si vede. Nei laboratori di recupero dei materiali, dove lavorano anche quelli che Rosario chiama โ€œi nostri ragazzi specialiโ€. Nei cortili. Nelle cucine. A Camini il cibo non risolve tutto. Ma รจ uno degli strumenti attraverso cui questo posto continua a esistere. Un modo concreto per tenere insieme persone diverse, costruire lavoro, immaginare una continuitร . Piccole cose, messe una accanto allโ€™altra. Abbastanza, perรฒ, per far sรฌ che un paese torni a vivere.

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