Introduzione per il lavoro di standardizzazione e traduzione in cinese

3 Lug 2019, 12:08 | a cura di Gambero Rosso

Il testo cinese del DVV è frutto di due processi di natura distinta: la standardizzazione in lingua cinese dei nomi dei vitigni o delle denominazioni dei vini e la traduzione delle definizioni a questi associate.

Il processo di standardizzazione è partito da una ricerca su fonti autorevoli di glossari bilingui che contenevano nomi e denominazioni già accreditate e probabilmente cristallizzate nell’uso. In particolare abbiamo messo a confronto due standard pubblicati da organismi della Repubblica popolare cinese, Ministry of Commerce (2015) da una parte e General Administration of Quality Supervision, Inspection and Quarantine e Standardization Administration (2005) dall’altra, con i termini pubblicati in un dizionario specialistico online patrocinato da autorevoli enti internazionali come l’Istituto per il Commercio Estero italiano (Yi Xiang Putaojiu Cidian v.1.0.0. 2004-2012).

Saltuariamente è poi stato utile attingere a una piattaforma con finalità commerciali che contiene informazioni in cinese su 924.238 vini (Hongjiu Shijie Wang 2012). Quando più fonti apparivano coerenti nella identificazione del traducente cinese del nome di vitigno o della denominazione del vino, abbiamo deciso di adottare quella forma che si poteva probabilmente considerare ormai acquisita nell’uso, anche se non perfettamente rispondente alla pronuncia originale.

Lo stesso processo di selezione di standard già consolidati è stato svolto per le denominazioni che potevano essere accomunate a toponimi: in questi casi la fonte autorevole è stata una mappa geografica dell’Italia pubblicata dalla Sinomaps Press nel 2016. Ma poiché la mappa è definita in scala 1:1780000 e il territorio del vino ha un radicamento geografico molto più capillare in Italia, anche in questo caso non sempre i toponimi erano ritracciabili sulla rappresentazione della penisola.

Un attento esame di queste autorevoli fonti cinesi ha evidenziato che, nonostante la presenza di termini provenienti dal settore vitivinicolo italiano, non sempre le traduzioni parevano avere come riferimento primario testi nella nostra lingua. Gran parte degli elementi lessicali riguardanti i vini nostrani sembravano invece attingere a fonti in lingua inglese come lingua veicolare nella mediazione tra lingue e tra culture. Inoltre, il numero di queste voci raccolte sulle fonti esistenti nel complesso risultava in ogni caso esiguo, rimanevano dunque numerosi e importanti dubbi da sciogliere e appariva ancora una volta evidente l’interesse e l’originalità del lavoro in corso.

È così iniziata la fase successiva e più importante nel processo di standardizzazione dei nomi dei vitigni e delle denominazioni dei vini DOCG, DOC e IGT. In questo caso esperti italiani e cinesi della lingua cinese hanno lavorato fianco a fianco per identificare le traduzioni più adeguate e rispondenti alla autentica pronuncia della nostra lingua per ogni tipologia e denominazione. Il meccanismo prevalente è stato quello di selezionare i sinogrammi più adeguati e opportuni per descrivere fonologicamente, graficamente e simbolicamente nomi di vitigni e denominazioni di vini affinché rispondessero alle migliori tradizioni culturali cinesi. In parallelo, abbiamo consapevolmente scelto alcuni elementi linguistici ricorrenti che abbiamo reso con strategie traduttive di natura differente.

Ad esempio, i toponimi o gli aggettivi che ne derivano contenuti in nomi e denominazioni sono stati sistematicamente anteposti alla denominazione a cui erano riferiti; le indicazioni di colore (rosso, bianco, rosa, giallo, ecc.) sono stati tradotti con i rispettivi traducenti in cinese. Inoltre, allo scopo di rendere più leggibile al madrelingua cinese queste catene di caratteri spesso molto lunghe in confronto alla media delle parole in uso, abbiamo inserito dei trattini nella maggior parte dei casi in cui in italiano un nome di vitigno o una denominazione di vino fossero composti da più elementi.

L’obiettivo di molte delle scelte operate in campo linguistico è stato quanto più possibile ridurre le asperità derivanti dalla distanza tra le lingue alla ricerca di una mediazione che rendesse il DVV concretamente fruibile da parte del lettore, nell’ottica di garantire la più efficace comunicazione tra le lingue e le culture.

La traduzione delle definizioni, d’altra parte, ha richiesto innanzitutto la creazione di un glossario di termini tecnici della viticoltura e dell’enologia in cinese, elaborato in collaborazione con esperti di viticoltura ed enologia della Repubblica popolare cinese.

Come anche è stato necessario un adeguamento della forma della definizione alle caratteristiche sintattiche della lingua di arrivo, discusso anche questo con esperti madrelingua cinesi. Fatta salva la volontà di produrre definizioni adeguate al contesto di ricezione, in ogni fase della elaborazione si è comunque ritenuto indispensabile riprodurre la sistematicità delle definizioni italiane e garantire una assoluta accuratezza e coerenza nei contenuti, nel rispetto delle competenze specialistiche che erano già state messe in campo nell’elaborazione del testo italiano del dizionario e di cui si è parlato nei paragrafi precedenti.

L’opera che emerge da questa vivace e ricca sinergia tra competenze e settori diversi del sapere, grazie all’apporto di tutti cristallizzato attraverso un processo del tutto originale, costituisce quindi un solido punto di riferimento per lettori enologi, esperti di viticoltura, operatori commerciali, cultori del vino e traduttori che in Italia e in Cina operano nei settori della viticoltura o dell’enologia.

 

Bettina Mottura

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