Scopri le ricette da fare con le zucchine

Cucinare con le zucchine: le ricette ideali

Della famiglia delle cucurbitaceae, le zucchine hanno numerose forme e colori a seconda delle varietà e delle cultivar prodotte dall’uomo. A tante tipologie corrispondono altrettanti modi per prepararle: ipocaloriche e versatili, le zucchine sono infatti fra gli ortaggi più utilizzati in cucina. Ripiene, grigliate, al forno, fritte, alla parmigiana, per una versione verde del classico timballo di melanzane. E poi in abbinamento a ingredienti diversi per i primi piatti, dai gamberetti allo zafferano oppure al posto del guanciale per una versione vegetariana della carbonara. Sono ottime, poi, da provare sott’olio, alla scapece, marinate o come condimento per cous cous, quinoa o riso. Ecco 5 ricette consigliate dagli chef del Gambero Rosso.

Ricette con le zucchine

Cous cous con zucchine marinate alla menta e pomodorini confit e robiola

Il cous cous è un piatto ideale per la stagione estiva, fresco e leggero, ma anche pratico da portare in spiaggia o in campagna per un pic nic. Abbinamento vincente è quello con le zucchine, che in questa ricetta si sposano bene con pomodorini confit e robiola.

Torta di zucchine

Ancora una soluzione perfetta per pranzi al sacco, scampagnate o pasti in spiaggia: le torte salate sono un ottimo modo per rendere ancora più gustose le verdure. Ecco come preparare una squisita torta di zucchine!

Zucchine sott’olio

Niente di meglio di una buona conserva per preservare profumi e sapori dell’estate: prima che la stagione delle zucchine finisca, preparate dei barattoli di sott’oli seguendo i consigli dell’esperta.

Zucchine a scapece

In Campania le zucchine si friggono e immergono in un’emulsione di olio, aceto e aglio: è così che si fa la preparazione “a scapece”, una delle più golose ricette vegetariane che ci siano.

Zucchine ripiene

Se si è in cerca di un piatto unico, la risposta è zucchine ripiene: si possono farcire con macinato di carne ed erbe aromatiche per un ripieno sostanzioso, ma nulla vieta di sperimentare con altri ingredienti.

Scopri i mercati contadini di Milano


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Lo sviluppo dei mercati contadini a Milano

Milano è una città con una lunga tradizione di mercati e un rapporto ancora stretto con la campagna circostante. Per questo i mercati contadini della città rappresentano una risorsa preziosa per i consumatori più attenti, che nella spesa agricola ricercano qualità e sostenibilità. Fra i tanti farmer’s market presenti, meritano un posto d’onore il mercato coperto di Campagna Amica in via Friuli, zona Porta Romana, e l’iniziativa La Campagna nutre la città organizzata da Cia Agricoltori Italiani Provincia Centro Lombardia, presente in zone diverse a seconda dei giorni. Da non mancare anche l’appuntamento con il Mercato della Terra alla Fabbrica del Vapore, spazio del Comune di Milano aperto alla città e destinato a eventi culturali e manifestazioni. Ecco i migliori da visitare.

Mercati contadini a Milano

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Mercato Campagna Amica Porta Romana

Consegna anche a domicilio il mercoledì e il sabato, il mercato di Porta Romana che propone frutta e verdura di stagione, formaggi, carne, uova fresche, pesce, pane, riso e vino. C’è anche chi offre la possibilità di mangiare qualcosa di pronto direttamente al mercato, ma questo è prima di tutto un luogo per la spesa buona, dove trovare ortaggi e pasta fatta in casa, oltre alle specialità degli artigiani, dalle conserve al miele, dalle confetture alle focacce.

Mercato Campagna Amica Porta Romana – via Friuli, 10 a – facebook.com/mercatoportaromana/?ref=page_internal

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Cascina Cuccagna e Mercato Agricolo di San Siro

Che si dica Un posto a Milano o Cascina Cuccagna non fa una grande differenza, perché si tratta di due luoghi perfettamente integrati. Cascina Cuccagna è infatti sede di corsi e laboratori, ma anche bottega di prodotti alimentari di qualità, orto condiviso, bar, ristorante e mercato agricolo (di martedì). Di sabato, poi, Cascina Cuccagna porta il Mercato Agricolo di San Siro alla Cascina Torrette di Trenno, con il coinvolgimento di molte realtà, come per esempio quella dei ragazzi di Bella Dentro.

Mercato Agricolo di San Siro – via Giuseppe Gabetti, 15 – cuccagna.org/eventi/mercato-di-san-siro/

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La Campagna Nutre la Città

Organizzata da Cia Agricoltori Italiani Provincia Centro Lombardia, l’iniziativa de La Campagna Nutre La Città porta il mercato agricolo in diverse zone di Milano, a seconda del calendario mensile. Ortaggi, miele e tutti i prodotti dell’alveare, formaggi, salumi, carni: sono tanti i prodotti messi a disposizione da agricoltori e allevatori in arrivo dalle zone limitrofe di campagna, comprese spezie, erbe aromatiche, legumi secchi e pasta fresca, oltre a fiori e piante in vaso.

La Campagna Nutre la Città – itinerante – facebook.com/profile.php?id=100057397453308

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Cascina Nascosta

Una vecchia cascina lombarda dalla tipica forma a corte che, grazie all’intervento di Legambiente Lombardia, Arci Pareidolia, Cia – Agricoltori Italiani, Alterazioni e Fondazione Cariplo, ha aperto all’interno di Parco Sempione, nel cuore di Milano. Si propone come spazio di riferimento cittadino per aziende e consumatori, pensato per promuovere l’economia circolare e i produttori che lavorano in maniera sostenibile e rispettosa dell’ambiente. Oltre a fare la spesa, qui si può mangiare un boccone fatto con i prodotti locali presso La Latteria, che offre bevande e spuntini realizzati con ingredienti freschi di stagione.

Cascina Nascosta – Parco Sempione – cascinanascosta.org/

Scopri i mercati contadini di Milano

Mercato della Terra

Si trova alla Fabbrica del Vapore, il Mercato della Terra di Slow Food, piccolo tempio del gusto per gli amanti del cibo buono, sano ed etico. Ogni sabato, dalle 9 alle 14, è possibile fare incetta di tutti i prodotti delle aziende agricole della zona e delle specialità delle tante cascine lombarde dei dintorni, dai salumi ai formaggi, passando per miele e carni. Il luogo ideale per acquistare rarità e prodotti di nicchia, per un pranzo semplice ma indimenticabile.

Mercato della Terra – via Giulio Cesare Procaccini, 4 – facebook.com/mercatodellaterradimilano/?ref=page_internal

L’elenco dei farmer’s market di Milano

Mercato Campagna Amica – via Friuli, 10 a

Mercato Campagna Amica – via Ripamonti, 35

Mercato Campagna Amica – via Lomellina

Mercato Campagna Amica – via Lorenzini, 3

Mercato Campagna Amica – Piazzale Lotto

Mercato Agricolo di San Siro – via Giuseppe Gabetti, 15

Mercato della Terra – via Giulio Cesare Procaccini, 4

Bio mercatino Mangiasano – Piazza Gramsci

Bio mercatino Mangiasano – Via Spallanzani

Cascina Nascosta – viale Alemagna, 14

Mercatino Agricolo Biologico – via Moncalieri, 5

Mercatino Agricolo Biologico – viale Monza, 140

La Campagna Nutre la Città – Piazza Caiazzo, 3

Mercato Contadino a Milano – Piazza Enrico Berlinguer

Mercato Contadino a Milano – Piazza Santa Maria del Suffragio

Mercato Agricolo dei Legami – via Ettore Ponti, 21

Mercato Agricolo dei Navigli – viale Carlo Troja, 18

Serra Lorenzini – via Fabrizio De André, 2

a cura di Michela Becchi

Un cocktail alla FCW

La storia della Florence Cocktail Week

Florence Cocktail Week, un anno dopo. Anzi, anno dopo anno. Neppure nel 2020, la manifestazione che nell’ultimo lustro è riuscita a catalizzare l’attenzione sul mondo della miscelazione italiana con una settimana di appuntamenti rivolti ad addetti ai lavori e grande pubblico ha dato forfait. Con l’organizzazione di Paola Mencarelli, la week fiorentina ha avuto il merito non solo di far crescere e maturare il panorama cittadino dei cocktail bar (indipendenti o d’hotel che siano, classici o d’avanguardia, compassati o sornioni, sempre condotti da barman di grande personalità), ma anche la volontà, sin dall’inizio, di accendere i riflettori su un settore che l’Italia – con la sua tradizione e gli attori che oggi la portano in giro – ben rappresenta nel mondo. Non è un caso, come abbiamo più volte testimoniato, che i più grandi bar internazionali – i più premiati e apprezzati – siano guidati o sostenuti da maestranze italiane. Dunque con questo spirito, la Florence Cocktail Week ha avviato una riflessione importante per tutta la bar industry nazionale, accogliendo ospiti internazionali, intavolando dibattiti e approfondimenti, ma non lesinando sul divertimento, componente essenziale per la riuscita di un festival votato ad aprirsi alla città.

Paola Mencarelli

L’edizione 2021 all’inizio dell’autunno

Nel 2020 la pandemia ha costretto a posticipare l’appuntamento, con uno slittamento dalla primavera all’inizio dell’autunno, e un programma ripensato sulla scorta dell’emergenza sanitaria (che sappiamo bene quanto stia penalizzando il mondo dei cocktail bar). E il 2021 prosegue su questa strada: la sesta edizione della kermesse andrà in scena dal 20 al 26 settembre, con l’obiettivo dichiarato di rappresentare il segnale di ripresa che il settore aspetta ormai da troppo tempo. Secondo uno schema introdotto negli ultimi anni, la settimana fiorentina sarà preceduta dalla Tuscany Cocktail Week, in programma dal 13 al 19 settembre. Poi si entrerà nel vivo della manifestazione, sempre nel rispetto delle normative anti Covid, con il coinvolgimento di tutti i cocktail bar che hanno partecipato alle edizioni organizzate finora, protagonisti anche del libro I Signature Cocktail di Florence Cocktail Week. 5 anni in 143 drink (Giunti Editore), che per la prima volta omaggia con una pubblicazione il lavoro creativo svolto dai barman fiorentini sin qui. Sarà dunque anche un’edizione celebrativa, per mettere in luce l’evoluzione vissuta dalla scena della miscelazione cittadina negli ultimi anni. La partecipazione sarà aperta anche a nuove realtà che potranno proporre creazioni inedite.  Il programma alternerà iniziative culturali, attività ricreative, Masterclass e Night Shift, serate a tema in compagnia delle aziende sponsor dell’evento e la Awards Ceremony, durante la quale saranno premiati i bartender e i cocktail bar vincitori nelle diverse categorie, tra cui il “Best Signature Cocktail FCW21”. Tornano anche le iniziative “Dining with the Spirits” e “Pizza with the Spirits”, in collaborazione con chef e pizzaioli fiorentini e toscani.

Il logo della Venezia Cocktail Week
Il disegno di Piero Lissoni per il logo della Venezia Cocktail Week

La novità. L’esordio della Venezia Cocktail Week

Giocare sul filo della continuità, però, non ha impedito di proiettarsi oltre la comfort zone, guardando al di là dei confini regionali. E dunque il 2021 vedrà l’esordio della Venezia Cocktail Week, esemplata sul modello fiorentino, dal 13 al 19 dicembre. Una settimana che coinvolgerà Bar d’Hotel, Cocktail Bar e Caffè Storici “in un’ottica diversa da quella più tradizionale alla quale la città è abituata” spiegano gli organizzatori della manifestazione. Non mancheranno Masterclass, Night Shift e serate a tema, mentre iniziative culturali e attività ricreative saranno occasione per scoprire una Venezia diversa, lontano dalle rotte più turistiche, in una fase di necessario rilancio della città lagunare. L’iniziativa si svolgerà con il supporto di Aman Venice: “In questo anno così particolare noi non ci siamo arresi e abbiamo deciso di raddoppiare portando il nostro format Cocktail Week a Venezia” spiega Paola Mencarelli “Sarà un’edizione insolita per questo tipo di manifestazione che predilige la bella stagione, ma riscalderemo questa splendida città d’arte e di cultura a suon di shaker e di cocktail”.

www.florencecocktailweek.it

Se una città ha il privilegio di veder scorrere un millennio, e poi altri sei secoli, è inevitabile che nel suo patrimonio culturale si celi memoria di ogni singolo evento segnante che negli anni vi si sia verificato.

Come un organismo vivente che affrontata una malattia ne conserva gli anticorpi, così sul volto de La Serenissima sono tutt’oggi visibili i segni dell’ultima grande pandemia che la travolse, ovvero la peste. Ogni volta che il morbo si abbatté sulla città lasciò eredità culturali, come per esempio la consuetudine (e la terminologia, oggi tristemente patrimonio globale) della quarantena, e soprattutto una delle migliori espressioni dell’architettura barocca veneziana, nota non a caso con il nome di Santa Maria della Salute.

Santa Maria della Salute

Parte di un solenne impegno del patriarca Giovanni Tiepolo che stabilì, il 22 ottobre 1630, che “voto solenne di erigere in questa Città e dedicar una Chiesa alla Vergine Santissima, intitolandola SANTA MARIA DELLA SALUTE, et ch’ogni anno nel giorno che questa Città sarà pubblicata libera dal presente male, Sua Serenità et li Successori Suoi anderanno solennemente col Senato a visitar la medesima Chiesa a perpetua memoria della Pubblica gratitudine di tanto beneficio”. La Salute (come viene chiamata dai veneziani) fu eretta nell’area della Punta della Dogana, da dove risalta nel panorama del Bacino di San Marco e del Canal Grande, la basilica minore è altrettanto amata di lagunari quanto l’immensa San Marco.

Venezia Post Foto Michele Tamasco
Venezia Post Foto Michele Tamasco

Cocktail: Venezia in un bicchiere

Come per altre città d’arte, come per esempio Firenze, ora che finalmente riaprono i bar, approfittando di questo maggio dal sapore sospeso nell’attesa del ritorno dei turisti, l’occasione è ghiotta per scoprire alcuni dei più sorprendenti cocktail bar di Venezia, siti nei grandi hotel cittadini, e non a caso tutti posti in prossimità della Salute. Un patrimonio che conta su una lunga tradizione di ospitalità d’alto livello. Cominciamo da due insegne a poca distanza l’una dall’altra ed entrambe affacciati sul Canal Grande, 5 stelle in cui si trovano due dei più celebri bar d’hotel della città, e poi continuiamo tra calli e canali.

Gritti hotel venezia bar longhi

Bar Longhi – The Gritti Palace

Sicuramente uno degli emblemi del bere classico veneziano. Il bar di questo splendido e storico cinque stelle, affacciato sulle placide acque del corso acquatico principale della città e con vista sulla Salute, è frequentato tanto dal jet set internazionale quanto dai veri veneziani che qui si recano per un ottimo Martini. Da provare anche per la preparazione, visto che avviene direttamente al tavolo con l’apposito carrello, a temperatura di servizio glaciale.

Campiello Traghetto, 2467 – 041 794611https://www.marriott.it/hotels/hotel-information/restaurant/vcegl-the-gritti-palace-a-luxury-collection-hotel-venice

Arts Bar St. Regis Venezia Bloody Mary. foto di Michele Tamasco
Il Bloody Mary dell’Arts Bar. Foto di Michele Tamasco

Arts Bar – St Regis

Il secondo grande hotel da scoprire è il St Regis, che qui a Venezia ha saputo essere punto d’arrivo e di partenza per tradizioni e personaggi della mixology internazionale. Infatti all’Arts Bar interno di questo Hotel, ai tempi in cui si chiamava Europa Regina, ha lavorato a lungo Giorgio Fadda, attuale presidente mondiale dell’IBA (International Bartender Association, l’ente preposto alla codifica dei cocktail a livello internazionale), mentre nello splendido dehors gestito oggi dall’ottimo Facundo Gallegos è possibile bere la versione veneziana del Bloody Mary (tradizione di ogni hotel della catena a livello globale, che lo ripropone in versione local), chiamato Santa Maria a base di succo di pomodoro chiarificato, vodka infusa al rafano, verjus, soluzioni home made di sale e spezie, e un tocco d’italianità dato da Poli Grappa, il tutto servito in un bicchiere di cristallo che nelle forme ricorda la cupola della Salute.

San Marco 2159 – 041 2400001 – https://artsbarvenice.com/?lang=it

Aman foto di Michele Tamasco
Foto di Michele Tamasco

The Bar – Aman

Se non siete ancora stati a bere all’Aman di Venezia non sentitevi in colpa, ma cominciate a pensare di rimediare. Questo splendido hotel infatti ha saputo mantenere intatti il fascino dell’esclusività, restando ad appannaggio di chi sapeva dove recarsi. Eppure è una meta che ogni amante del bello dovrebbe visitare almeno una volta. Infatti l’hotel sorge all’interno dello splendido Palazzo Papadopoli, edificato nel 500 sul Canal Grande, e conserva al suo interno tutto lo splendore della Venezia che fu. All’ultimo piano di questo maestoso palazzo abita ancora il proprietario dell’immobile, il Conte – parte della famiglia Arrivabene – che frequenta in modo attivo l’hotel e i suoi ospiti, con una predilezione per il bar, dove si reca per bere cocktail d’altri tempi e di immutato fascino come ad esempio il Sidecar. A lui il giovane e brillante barmanager Antonio Ferrara (che dal 2017 a oggi ha saputo creare un bar dal respiro sempre più moderno e internazionale) ha voluto dedicare il suo Martini del Conte, servito in un bicchiere da shot creato dalla vetreria del Conte Stesso, a base di un gin molto secco e profumato, con poca diluizione, servito in un bicchiere congelato e profumato alla menta. I precedenti storici, in fatto di incontri tra barman e conti, hanno portato bene nel mondo del bar, e vogliamo sperare che ancora la cosa si ripeta. Ma nel frattempo non possiamo che consigliarvi di provarlo.

Palazzo Papadopoli, Calle Tiepolo Baiamonte, 1364 – 041 270 7333 – https://www.aman.com/hotels/aman-venice/dining

Hotel Metropole Oriental Bar Venezia

Oriental Bar all’Hotel Metropole

Camminando da Piazza San Marco verso l’Arsenale ci si trova a passare dall’Hotel Metropole. È all’interno di questa struttura che si trova l’Oriental Bar che, come il nome lascia presagire, custodisce toni asiatici nella sua atmosfera intima: conta 10 tavoli e il giardino in estate. È qui possibile ovviamente godersi i grandi classici della miscelazione, soprattutto quelli che paiono essere intrinsecamente legati al mondo dell’hotellerie, ma grazie al costante lavoro di Bruno Iaconis (che ironicamente definisce se stesso barman vecchio stile che si è adeguato all’era moderna) oggi qui si viene anche per i signature, come ad esempio il Foggy Forest, ispirato dalla sua città natale, Brescia, a base di whisky, porto bianco e un liquore homemade alle castagne.

Riva degli Schiavoni, 4149 – 041.5205044 – https://www.hotelmetropole.com/it/bar-bistrot-venezia

Il Gabbiano al Cipriani

Non potevamo che chiudere la nostra carrellata che con l’emblema stesso dell’Hotel di Venezia, ovvero Cipriani. Nonostante si trovi alla Giudecca, val bene il viaggio. In questo magnifico pezzo di storia dell’hotellerie italiana, oggi parte del gruppo Belmond, sorge il bar il Gabbiano gestito dalle abili mani e dall’abile mente di Walter Bolsonella (non a caso barman e scrittore, autore del libro Cocktail in Venice). Qui ovviamente bisogna provare i classici cittadini come il Bellini e poi non bisogna perdere il Martini, ma forse la cosa migliore è farsi guidare dal momento, godendosi il tramonto sulla laguna come solo questa città da 1600 anni a questa parte sa fare.

Giudecca, 10 – 041240801 – https://www.belmond.com/hotels/europe/italy/venice/belmond-hotel-cipriani/dining

a cura di Federico Silvio Bellanca

Torte o dessert al cucchiaio, crostate o pasticcini: qualsiasi dolce va bene per rendere felice la mamma nel giorno a lei dedicato, ma in base ai gusti e le preferenze si può trovare la ricetta perfetta per ogni donna. Dalle crostate dall’estetica ineccepibile ai pratici brownies da mettere nello zaino per un pranzo al sacco, ecco dolci e torte da rifare a casa per la Festa della Mamma 2021.

Dolci e torte per la Festa della Mamma

Scopri le torte da fare per la Festa della Mamma
Cream tart (per la mamma elegante)

Pochi dolci hanno conosciuto il successo mediatico della cream tart, una delle torte più popolari del web, che in brevissimo tempo è entrata anche nel repertorio di tante pasticcerie. Sarà per la sua estetica delicata e curata, la sua versatilità e capacità di adattarsi a ogni occasione, ma questo dolce a base di frolla e crema al mascarpone ha fatto immediatamente breccia nei cuori degli appassionati. La sua caratteristica principale è la forma: la pasta sottile viene infatti modellata in diversi modi, a cuore, stella, o anche a forma di numero per festeggiare i compleanni. La crema, da inserire sopra con una sac à poche, è preparata generalmente con panna, mascarpone e zucchero a velo, ma come sempre ci si può sbizzarrire con gusti e colori diversi: l’importante è ottenere una consistenza densa, in modo da riuscire a creare eleganti ciuffetti in superficie. Per il resto, spazio alla fantasia: viene spesso decorata con fiori eduli e macaron, ma si possono aggiungere anche scaglie di cioccolata, scorzette candite, frutta secca, semi o altri ingredienti a piacere. Un dolce delicato e raffinato, perfetto per la mamma.

Dolci alle fragole (per la mamma che segue la stagionalità)

Quel che in genere viene chiamato fragola, è in realtà un falso frutto: tecnicamente il frutto della pianta (appartenente alla famiglia delle Rosacee e al genere Fragaria) sono i piccoli semi neri, gli acheni, che si trovano in superficie. Dando per buona la denominazione comune, però, le fragole sono senza dubbio fra i prodotti di stagione di maggio più amati. E allora perché non sfruttarle per creare torte e dolci al cucchiaio da portare alla mamma? Fra i più classici, la crostata con crema pasticcera e fragole tagliate a metà (conditele con un po’ di limone per non farle annerire e poi passate la gelatina in superficie per mantenerle belle lucide), ma si può optare anche per un tiramisù primaverile fatto con crema di ricotta e fragole fresche. Se invece la mamma è amante del cioccolato, non c’è che l’imbarazzo della scelta: si possono usare i frutti per arricchire torte al cacao, brownies, ma anche budini e mousse.

torta mimosa

Torta mimosa (per la mamma classica)

È tipico della Festa della Donna, il dolce che ricalca forma e colore del fiore simbolo dell’8 marzo, ma nulla vieta di preparare la torta mimosa in occasione della Festa della Mamma (del resto, non è lei la donna più importante della nostra vita?). Si tratta di un dolce ricco e sontuoso, nato negli anni ’50 grazie all’inventiva del cuoco di un ristorante di Rieti, Adelmo Renzi. Appassionato di pasticceria, nel 1962 decise di partecipare a un concorso per professionisti del settore a Sanremo, dedicando la sua torta alla città dei fiori. Nel mese di maggio Renzi fu decretato vincitore della competizione e il dolce divenne in breve tempo famoso in tutta Italia: le pasticcerie iniziarono a replicarlo e proporlo come delizioso augurio riservato alle clienti ogni 8 marzo.

Muffin e brownies (per la mamma amante della natura)

Maggio è anche il mese in cui si iniziano a organizzare scampagnate e pranzi al sacco. Se avete in mente di sorprendere la vostra mamma con una gita fuoriporta o una festa in campagna, le ricette ideali per il pic nic sono quelle più pratiche e facili da trasportare, ma non per questo meno golose. Come dolce, provate i muffin: sfiziosi e comodi da portare in giro, questi dolcetti originari del Regno Unito, più precisamente del Galles, si conservano se ben chiusi anche fino a 2-3 giorni e possono quindi essere preparati in anticipo. Altra specialità da provare, i brownies, dolci americani probabilmente nati nel 1905 grazie a Fannie Farmer, autrice di libri di cucina che adattò la sua ricetta dei cookies al cioccolato dando vita a queste barrette da cuocere in forno in un unico impasto e poi tagliare. Se siete a corto di cacao o cioccolato, nessuna paura: potete sperimentare con la loro controparte bionda, i blondies, solitamente profumati alla vaniglia.

Le ricette di dolci e torte per la Festa della Mamma

Torta fragole e vaniglia

Muffin ai mirtilli

Un uliveto in Campania

La Campania si conferma tra le regioni italiane che negli ultimi anni si sono sapute mettere più in gioco sul fronte della qualità. merito di produttori intraprendenti e appassionati, ma anche di esempi di “sistema” che coinvolgono vari protagonisti della filiera.

La campagna olearia

Sfiora le 14mila tonnellate la produzione di olio la Campania in questa campagna olearia. Una leggera flessione che si attesta intorno al 12% e che è dovuta principalmente all’alternanza produttiva dell’olivo. Per quanto riguarda un’analisi complessiva la regione si attesta tra le zone del Sud Italia più attente a una produzione che ben intreccia qualità e quantità con molte etichette di oli monovarietali e nuove realtà molto attente a posizionarsi ai vertici dei concorsi e delle competizioni nazionali e internazionali.

 

I premi speciali

Miglior monocultivar: Oleificio Fam – Monocultivar Ravece

 

Le Stelle

Madonna dell’Olivo – Serre (SA)

 

I miglior oli campani 201: le Tre Foglie

Nicolangelo Marsicani – Viride Monocultivar Coratina Bio | marsicani.com

Oleificio Fam – Monocultivar Ravece | oliofam.it

Madonna dell’Olivo – Itran’s Monocultivar | madonnaolivo.it

Terre dell’Angelo – Blend Matese Bio | terredellangelo.it

Torre a Oriente – Cuore d’Ortice Monocultivar Ortice Bio | torreaoriente.com

Rodyum – Enjoy Dop Cilento | rodyum.it

Fattoria Ambrosio – Idra Monocultivar Itrana | fattoriaambrosio.it

Benedetta Cipriano – Koinè Monocultivar Tonda del Matese | [email protected]

Sole di Cajani – Magisto Monocultivar Picholine Bio | soledicajani.com

Frantoio Romano – Monocultivar Ortice Bio | frantoioromano.it

Fontanavecchia – Monocultivar Ortolana | fontanavecchia.info

San Salvatore 1988 – Olio Extravergine di Oliva Bio | sansalvatore1988.it

Piero Matarazzo – Ramarà Dop Cilento | pieromatarazzo.it

Marco Rizzo – Talismano Monocultivar Carpellese Bio | oliorizzo.it

Torretta – Teti | oliotorretta.it

 

a cura di Indra Galbo

Gambero Rosso HD significa programmazione all day long, con repliche e prime visioni, sul canale 132 e 412 di Sky.

Sabato 8 maggio

Tra i programmi della mattina di sabato 8 maggio, alle 12, una puntata di Max sfida le calorie, per preparare con Max Mariola  ricette sane e golose, che aiutano a rimanere (o tornare) in forma, come nel caso delle sovraccosce di pollo con misto di tuberi. Nel pomeriggio una nuova puntata di Ritratto di Chef con la monografia di Riccardo Gaspari alle ore 16.30. Alle 17.30 (con replica alle 23) la sfida tra cucina e cinema nel programma dedicato alla Cinegustologia: Come ti cucino un film.

I programmi di sabato

Domenica 9 maggio

Tra i programmi di domenica 9 maggio, una nuova puntata di Ok il vino è giusto! alle 12.30 (con repliche alle 13, alle 20.30 e alle 21). La seconda edizione del quiz che vede sfidarsi, in ogni puntata, due concorrenti che devono associare dei piatti alle etichette di tre cantine. Oggi sono Colle Massari, Mesa, Castel Firmian.

Alle 18.30 Peppe Guida racconta il bello e il buono della Penisola Sorrentina in Questa terra è la mia terra

I programmi di domenica

 

vino rosso versato in calice

La Coldiretti denuncia un nuovo tentativo di annacquamento del vino da parte dell’Europa. Il documento della Presidenza del Consiglio dei ministri Ue, nell’ambito del Trilogo sulla Pac, in cui si affronta la pratica della dealcolazione parziale e totale dei vini, secondo quanto reso noto dal sindacato, contiene una proposta in cui si autorizza l’eliminazione totale o parziale dell’alcol con la possibilità di aggiungere acqua anche nei vini a Do. Il risultato è che “viene permesso di chiamare ‘vino’ un prodotto in cui sono state del tutto compromesse le caratteristiche di naturalità per effetto di trattamento invasivo, che interviene nel processo di trasformazione dell’uva in mosto e, quindi, in vino”. Il presidente Ettore Prandini parla di inganno legalizzato per i consumatori: “L’introduzione delle dealcolazioni parziale e totale come nuove pratiche enologiche rappresenta un grosso rischio e un precedente pericolosissimo, che metterebbe fortemente a rischio l’identità del vino italiano e europeo, anche perché la definizione ‘naturale’ e legale del vino in Europa prevede il divieto di aggiungere acqua”.

Finora, nell’ambito del Trilogo, ricorda il responsabile vino di Coldiretti, Domenico Bosco, il compromesso era basato sulla distinzione tra categorie di prodotto e non vi era una modifica delle pratiche enologiche. “Ora l’approccio viene ribaltato, mettendo a rischio i disciplinari di Dop e Igp. Ricordo” sottolinea “che per quei prodotti esiste già un Regolamento sulle bevande a base di prodotti vitivinicoli, ed è trasparente nei confronti del consumatore. E che tale impostazione aprirebbe la strada anche al rischio sofisticazioni”. A livello politico, il confronto sull’Ocm unica è in corso e il testo può essere modificato. Si profila un acceso confronto.

 

a cura di Gianluca Atzeni

Questo articolo è tratto dal settimanale Tre Bicchieri del 6 maggio 2021 – Gambero Rosso

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  • UE – Coldiretti contro i vini dealcolati: “Così si autorizza anche l’aggiunta di acqua: grosso rischio per le Dop”
  • OUTLOOK – Nel 2022 il fatturato vitivinicolo ritornerà ai volumi pre-Covid: lo studio Unicredit-Consorzio del Brunello
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  • SOSTENIBILITÀ – Al via l’indagine conoscitiva Equalitas-Gambero Rosso: coinvolti aziende e consorzi vitivinicoli
  • FOCUS – Futuro green per il Gavi: certificare tutta la Docg? I piani del neopresidente Montobbio
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  • ESTERI – Export australiano a -4%. Pesano i dazi in Cina, ma crescono le spedizioni verso l’Europa

Come stai? “Male”. Non poteva che cominciare così l’intervista a Sofia Fabiani aka Cucinare Stanca, la pagina Instagram che in poco meno di otto mesi – “per l’esattezza l’ho aperta il 15 ottobre” – ha raggiunto i 63mila follower. “L’ho dovuta aprire perché stavo ammorbando tutti gli amici nella mia pagina personale”, spiega Sofia.

Chi è Sofia Fabiani (Cucinare Stanca)

Cucinare Stanca è un contenitore fruibile sia da chi è interessato alla cucina, sia chi da chi è sensibile ad alcune tematiche sociali, “il tutto con un taglio che mi rappresenta appieno. Con questa pagina Instagram ho solo dato un megafono alla mia voce”. Nessun artefatto, nessuna pianificazione editoriale, né forzatura. “Non recito alcun ruolo, io sono così e basta”, rincara la dose Sofia, che a suon di “incapacy” e prese per i fondelli s’è fatta comunque amare dalla rete, o almeno dai suoi migliaia di follower. La storia – culinaria – di Sofia inizia nel 2016 a seguito di un episodio traumatico, “all’epoca frequentavo giurisprudenza ma avevo grandi problemi di concentrazione, così mi hanno consigliato di fare un lavoro pratico, manuale. Ho dunque deciso di seguire la mia passione: la pasticceria. Pensate che la mia prima torta l’ho fatta a dodici anni, era una ricetta di Suor Germana a base di cioccolato bianco, ai limiti dello stucchevole”. Una volta andata via da Roma, la sua città natale, ha iniziato uno stage in una pasticceria di Monza, “il mio talento veniva riconosciuto, anche senza alcun titolo, ma ho voluto comunque iscrivermi a Cast Alimenti”.

Cucinare Stanca - gli strumenti

È qui che incontra Iginio Massari

“Massari mi ha insegnato a morire”, scherza ma non troppo. “È uno degli insegnanti più schietti che io abbia mai avuto. È lui che di fatto ha codificato la pasticceria fissando un metodo, rendendola una scienza. Ed è sempre lui che mi ha fatto capire quanto sia necessario, per fare la pasticcera, lo spirito di abnegazione: è un mestiere che prevede sedici ore di lavoro al dì e, se ti va bene, un giorno libero a settimana. C’è una grande carenza a livello di diritti dei lavoratori, parliamoci chiaro”. Ciononostante Sofia continua il percorso, prima a Roma da Bompiani con Walter Musco“da Bompiani devo dire che i ritmi sono decisamente più umani rispetto alla norma” – poi tornando di nuovo al Nord in una pasticceria di Seregno. “Ed è stata la volta che mi sono resa conto che quella della pasticceria non fosse la mia strada. Troppe rinunce, troppo totalizzante”.

Cucinare stanca - il cornetto

La pagina Instagram Cucinare Stanca

Una volta ritornata a Roma stravolge, ancora una volta, la sua vita. “Vengo da una famiglia dove non puoi non lavorare! Mio papà, ingegnere con una società di consulenza ambientale, mi ha subito incastrato facendomi fare la segretaria. Il problema è che poi mi ha cominciato a piacere: sono curiosa e mi appassiono alle cose”. E checché ne dica è anche fin troppo precisina, e non contenta ha rifatto la maturità di perito chimico “appropriandosi” alla fine della società, con l’approvazione del padre, s’intende. Veniamo così al fatidico 15 ottobre, data in cui ha inaugurato la pagina Instagram Cucinare Stanca: “È una pagina di cucina e di valutazioni personali. La gente è iper stimolata sotto questo punto di vista, e ha modelli decisamente poco realistici del lavoro in cucina. Parlando con i miei follower, quasi tutti pensano che il lavoro di pasticcere o di chef sia una cosa molto romantica. Non è così, è quanto di più vicino ci sia al lavoro di operaio”, mette in guardia l’influencer (ci passi il termine). “Quando mi domandano se vale la pena frequentare un corso per iniziare, consiglio sempre di cominciare con uno stage per comprendere cosa significhi lavorare in una cucina”.

Cucinare Stanca - Pan di Spagna

Se ne sentiva il bisogno? Sì, se ne sentiva il bisogno

Al di là delle ricette che trovate nel suo account, decisamente ben fatte, quel che ne ha sancito il successo è l’attitudine alla “Cencio la Parolaccia” – sì ci ha fatto ricordare questo storico ristorante romano dove i clienti sono ben felici di farsi insultare a suon di stornelli – “Uso un tono che rispecchia fedelmente l’ambiente della cucina, tratto tutti come miei stagisti. Anche se auspico un cambiamento di rotta nelle cucine”. Un atteggiamento evidentemente vincente che le consente pure di trattare tematiche “scomode”. Ultima, in ordine temporale, quella a favore del ddl Zan spiegata alla perfezione con una infografica che recita così: “Temperature di cottura in forno: Crostata 165/175 °; Pan di Spagna 160/170°; Plum Cake 185/160° dopo i primi 10 minuti; Meringhe 120/130°. Se volete cuocere nel forno i vostri figli gay invece, dovete bruciare. Ma voi stessi. Nell’inferno che è la vostra mediocrità”. Diretta, giusta, senza giri di parole e irriverente quanto basta.

Il libro di Cucinare Stanca

Una modalità di comunicare, la sua, che ha colpito anche Marco Bolasco“ci siamo conosciuti grazie alla giornalista gastronomica Sara Porro” – direttore della Non-fiction di Giunti Editore, il quale le ha proposto di fare un libro. “Senza spoilerare troppo, il libro sarà una sorta di gioco dell’oca accessibile a tutti, dove puoi procedere con i livelli solo se sai fare le ricette base. Sai fare la besciamella? Allora vai alla pagina venti, se invece non la sai fare torna alla pagina 4. Le foto sono della mia compagna Ilaria Muri, ovvero colei che mi disturba quotidianamente e che mi aiuta a organizzare i set e li fotografa”. Chiaramente nel libro non poteva mancare la parte di “didattica a distanza” – che ha fatto breccia nei follower della prima ora durante i mesi di lockdown – e quella ironica, “così le persone imparano in modo leggero: non scordiamoci mai che non siamo cardiochirurghi”. No, non scordiamocelo mai.    

www.instagram.com/cucinare_stanca/ – Il libro (il titolo è ancora top secret) uscirà a inizio ottobre 2021

a cura di Annalisa Zordan

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