Scopri il nuovo logo della Campbell's Soup

Il nuovo look della Campbell’s Soup

Stessa zuppa, stesso stile, nuova etichetta. La celebre lattina della Campbell’s Soup, divenuta un’icona pop grazie all’artista Andy Warhol, si è rifatta il look per la prima volta. Restano i colori rosso e bianco, ma è stata eliminata l’ombreggiatura; cambia anche il carattere, ora più minimal ed elegante, ispirato alla firma originale del fondatore Joseph A. Campbell’s. Intatta è invece quell’idea di “comfort e bontà tutta americana”, come ha spiegato l’azienda in una nota.

Come cambia la lattina della Campbell’s

La parola soup è stampata con un nuovo carattere, tutto dorato, la C è più pronunciata e la medaglietta d’oro al centro più luminosa. Attualmente è stata presentata la classica zuppa di pomodoro, ma l’azienda sta lavorando anche sulle altre confezioni: crema di pollo, crema di funghi e noodles con il pollo. Per celebrare il lancio (martedì 3 agosto), Campbell’s ha chiesto all’artista e illustratrice Sophia Chang di creare una serie di 100 pezzi di token non fungibili (degli speciali token crittografici): il ricavato dell’evento sarà poi devoluto a Feeding America, associazione a favore della redistribuzione delle eccedenze alimentari, con cui Campbell’s lavora da diversi anni.

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La storia della zuppa al pomodoro

Abbiamo intrapreso un viaggio per ripensare questo marchio iconico e renderlo accattivante per le nuove generazioni di consumatori”, ha dichiarato Linda Lee, capo marketing dell’azienda. E aggiunge: “Il nostro target sono i giovani, che cucinano più che mai, continuando a onorare la nostra storia”. Una lattina nuova che rende omaggio “al nostro posto nell’arte e nella cultura pop”. Un percorso che ha inizio nel 1869, con il commerciante di frutta Joseph Campbell fonda, insieme al produttore di ghiaccio Abraham Anderson, la Anderson&Campbell Preserve Company nel New Jersey, un’azienda specializzata in conserve di pomodoro, gelatine, verdure, carni macinate, zuppe e condimenti.

Da comfort food a icona pop

Qualche anno dopo, i due si dividono e Campbell acquista la quota dell’azienda, ampliando la produzione e iniziando a diffondere la lattina di zuppa al pomodoro, resa famosa in seguito dal nipote di Arthur Dorrance, che nel 1894 subentrò come presidente dopo il ritiro di Campbell. Fu lui a migliorare le zuppe pronte, economiche da produrre ma costose da spedire: diminuì allora la quantità di acqua che le rendeva pesanti, riducendo il prezzo e creando le zuppe condensate divenute poi immancabili nelle dispense di tutti gli americani. Il resto – la serie di 32 serigrafie del ‘62 create da Andy Warhol – è storia nota. Ma prima ancora le confezioni rosse e bianche erano state apprezzate all’Esposizione Universale di Parigi del 1900, quando vinsero il primo premio, la medaglia d’oro ancora oggi rappresentata sulla latta.

a cura di Michela Becchi

 

A inscrivere il Parco Nazionale delle Cinque Terre nell’Olimpo delle mete predilette dai turisti di tutto il mondo concorre non tanto la mera estensione territoriale, quanto la pluralità di ambienti e specie protette che dipingono al suo interno un acquerello fiabesco di raro splendore. Il tutto condensato in un fazzoletto di suolo dalla modesta superficie di 3868 ettari, dove vivono più di 4000 persone.

«In effetti, è proprio l’alta densità di popolazione la caratteristica che lo differenzia maggiormente dalle altre riserve istituite a livello statale», conferma la Direttrice Donatella Bianchi. «Anche perché gli abitanti hanno sempre sfidato le forze della natura con l’obiettivo di modificare a proprio favore quel microcosmo selvaggio che è la costa ligure, prima edificando i 5 borghi da cui prende nome l’ente e poi sezionando le pareti a picco sul mare in tante strisce di appezzamenti coltivabili, sorrette da muretti a secco che si sviluppano per chilometri e chilometri, a simulare una sorta di grande muraglia sopraelevata. Il tratto identitario delle Cinque Terre, dunque, è dato dal paesaggio “culturale” disegnato dall’uomo, che incarna un sistema di vita tradizionale ben radicato e svolge un ruolo centrale nello sviluppo economico della comunità. Con una precisazione: le strutture incastonate nella roccia viva hanno garantito la messa in sicurezza della montagna contro eventuali crolli e cedimenti, modificando pure l’assetto delle valli, che oggi catturano lo sguardo dei visitatori con uno spettacolo architettonico mozzafiato».

Ma la natura non ha abdicato al trono: lo scettro del potere rimane pur sempre nelle sue mani. «La maggior parte dei versanti si affaccia direttamente sulla costa a un’altezza di 800 metri sul livello del mare. Sui fondali crescono vaste praterie di posidonia oceanica, capaci di ossigenare senza soluzione di continuità l’habitat di esemplari quali la patella ferruginea (presente dove la marea sale e scende con maggior frequenza) e la magnosa o cicala di mare (un crostaceo particolarmente vulnerabile). Poco più in alto volano uccelli tipicamente acquatici come il gabbiano reale, il cormorano, la sula, la berta minore e la rondine di mare, insieme al maestoso falco pellegrino. Sul gufo reale, invece, stiamo facendo delle ricerche per capire se abbia iniziato a nidificare stabilmente in zona Monterosso».

E la vegetazione? «Negli ambienti rupestri attorno a Punta Mesco (facente parte della riserva integrale protetta) domina la palma nana, in località La Maddalena la quercia da sughero (rarissima in Liguria e, dunque, di grande interesse scientifico per i ricercatori)». Ultimi, ma non per importanza, i sentieri che, dalle zone ricche di vegetazione spontanea, conducono gli escursionisti ai luoghi di interesse spirituale. «Dovete sapere che ogni borgo ha il suo santuario, da quello di Nostra Signora di Reggio a Vernazza a quello di Nostra Signora di Soviore a Monterosso. Vegliano sugli abitanti e accolgono gli stranieri, proteggendo dall’alto questo piccolo paradiso immerso nel blu».

Scopri i programmi di Gambero Rosso Channel

Gambero Rosso Channel significa programmazione all day long, con repliche e prime visioni, sul canale 133 e 415 di Sky.

Un weekend ricco di contenuti per invogliare a cucinare a qualsiasi ora. Si comincia sabato 31 luglio con Vito con i Suoi alle 7.00 del mattino, che preparerà il magatello di vitello; torna di nuovo alle 16.00 con polenta e cinghiale e alle 21.33 con il coniglio al barolo. Ancora coniglio, stavolta alla brace, alle 10.30 con Il Gusto di Igles I Casali del Pino, mentre alle 9.00, 9.30, 16.30 e 17.00 ci sono i Ritratti di Chef: i protagonisti saranno Mauro Uliassi, Antonia Klugmann,  Niko Romito e Cristiano Tomei. Domenica 1 agosto si parte con un focus sull’aceto balsamico alle 6.49, con il programma Km Italia Pillole, mentre alle 7.32 ci saranno Giorgione e Vito Fine Settimana, a preparare merenda, aperitivo e cena. Presente anche Max Mariola con Max Sfida Alle Calorie: appuntamenti alle 8.00, 8.34 e 19.30. 

I programmi di oggi

Vito con i Suoi

Max Sfida alle calorie

 

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Promozione, formazione e informazione sono al centro dell’accordo che intende promuovere lo sviluppo in Italia di società benefit e sostenibili nel comparto vitivinicolo.

L’accordo

Assobenefit ed Equalitas” ha spiegato il presidente di Equalitas Riccardo Ricci Curbastro “condividono l’obiettivo di diffondere un concetto di sostenibilità sui tre pilastri: profitto e impatto positivo sociale e ambientale sono temi imprescindibili tra loro nella visione congiunta”. “Sono entusiasta di questa collaborazione” ha esordito il vicepresidente Equalitas Michele Manelli, intervenendo alla Tavola Rotonda ‘La certificazione Equalitas come strumento di misurazione per le aziende vitivinicole benefit’ “Questa giornata è il nostro pick off e da qui partono ufficialmente i lavori”.

Le società benefit

La storia delle società benefit risale al 2016, come ha ricordato Mauro del Barba, presidente di Assobenefit: “grazie alla legge (la n. 208 del 28 dicembre 2015) che assegna alle imprese italiane un ruolo da protagoniste per il cambiamento verso la sostenibilità. La proposta italiana si è inserita dentro al grande movimento globale partito dagli States con le benefit corporation e poi diffuso anche in Europa. L’idea di fondo è che le imprese devono essere il cuore del cambiamento sostenibile”. In che modo? Non avendo solo il profitto aziendale come scopo finale, ma guardando al benessere sociale e, quindi, ambientale. “Invece di farci dettare dall’alto come devono essere le imprese di domani” continua del Barba “lo stabiliamo noi. A questo scopo è nato Assobenefit che, adesso, grazie all’accordo con Equalitas intende dare gli strumenti necessari alle aziende vitivinicole per diventare a loro volta società benefit”.

Le adesioni

Al momento, su un migliaio di aziende benefit, quasi un 10% fa parte del settore primario e solo qualcuna del mondo vitivinicolo. Tra queste, c’è ad esempio Feudi di San Gregorio, che è anche certificata Equalitas. “Noi abbiamo scelto entrambi i percorsi” ha spiegato il presidente Antonio Capaldo “perché crediamo nella sostenibilità a 360 gradi. Quando siamo diventati azienda benefit, il clima è cambiato completamente, così come sono cambiati gli obiettivi. Dopo un anno così difficile, segnato dal Covid, a maggior ragione, ritrovarsi su valori positivi che guardano al futuro, ci ha molto aiutato. Ci auguriamo, quindi, che sempre più cantine possano intraprendere questo doppio percorso”.

La strada è quella giusta” gli ha fatto eco Mauro Vergari responsabile Ufficio Studi Ricerche e Innovazioni Adiconsum “il consumatore ha bisogno di essere informato e le certificazioni come Equalitas servono proprio ad aiutarlo nelle scelte e a conoscere quelle imprese che fanno davvero sostenibilità”. Ormai la sostenibilità è entrata nel linguaggio comune” ha concluso il presidente del Gambero Rosso Paolo Cuccia, che ha moderato l’incontro “ma spesso è utilizzata a sproposito o non è radicata come dovrebbe essere. Anche per questo è bello vedere che imprese e istituzioni collaborano per convergere verso questa evoluzione di cui il pianeta ha sempre più bisogno”.

Come si diventa aziende benefit

Per diventare aziende benefit non esiste un tempo standard. Come spiega il professor Raul Caruso, direttore di Assobenefit: “La parte difficile viene dopo essere andati dal notaio, perché essere benefit va a modificare il Dna dell’impresa: all’obiettivo del profitto va ad aggiungersi quello del bene comune. Il primo impegno da assumere è, quindi, quello di misurarsi, come prevede la legge. E misurandosi si migliora”. L’impegno non è esclusivamente ambientale, ma si declina su quattro aree specifiche: rapporto col lavoratore; governance di impresa (la legge impone la nomina di un responsabile dell’impatto, che aiuti il management a seguire la realizzazione del bene comune); rapporto con gli stakeholder; valutazione ambientale. “La grande forza della legge” sottolinea Caruso “sta poi nell’obbligo di comunicare la misurazione. Un vincolo che diventa un’opportunità, in quando mette dei paletti al rischio del cosiddetto green washing, ovvero il marketing verde ingannevole, purtroppo molto utilizzato negli ultimi tempi”.

a cura di Loredana Sottile

Questo articolo è tratto dal settimanale Tre Bicchieri del 29 luglio 2021 – Gambero Rosso 

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Scopri le ricette con il melone

Ricette con il melone

Il melone è uno dei frutti più amati dell’estate. Fresco e saporito, è perfetto da gustare a fine pasto oppure come aperitivo, insieme a una fetta di prosciutto, classico abbinamento italiano. Ma le ricette da preparare con il melone sono moltissime, dolci e salate: ecco quelle proposte dagli chef del Gambero Rosso.

Marmellata melone e lime

Le confetture sono il modo perfetto per preservare tutto il gusto dell’estate. Eccone una golosa con melone e lime!

Insalata di melone e sedano, tartare di gamberi e sorbetto di melone

Un piatto fresco, perfetto per le giornate più calde: ecco come preparare una deliziosa insalata con il melone e i gamberi.

Crema di ricotta di bufala con melone e cocomero, culatello e schiuma di lampone

Melone o cocomero? Per chi non sa decidersi, ecco una ricetta che li utilizza entrambi.

Sorbetto al melone

Cannolo con prosciutto e melone

Sintesi_Frollatura in corso e salumi di mare_Ph. Andrea Di Lorenzo

Fino a che punto è giusto spingere la sperimentazione e la frollatura del pesce? Si aprono nuove frontiere del gusto, ma si perde il “sapore del mare”? Il dibattito è aperto.

Gli inizi del pesce frollato in Italia

Ne abbiamo avute di avvisaglie, più o meno vistose, che qualcosa stesse cambiando anche nel mondo del pesce: dai grandi classici – alici e merluzzo conservati sott’olio o sotto sale – si è passati ai più recenti salumi di mare, che rubano idee e tecniche alla norcineria per applicarle al prodotto ittico. A fare da apripista il sempre-avanti Moreno Cedroni (La Madonnina del Pescatore e Anikò a Senigallia; Il Clandestino a Portonovo) che ha indicato la strada e dato lustro alle esperienze che già qua e là per l’Italia (ma anche altrove) si registravano. Da qualche stagione, però, s’è fatto un passo ulteriore, puntando lo sguardo non più sull’arte norcina ma alla macelleria, portando anche i pesci a lunghe maturazioni (da pochi giorni a più di un mese) al pari di certa carne dry aged. Ne parliamo in maniera approfondita nel numero del mensile Gambero Rosso di agosto, in edicola in questi giorni.

Lunghe frollature per il pesce

Non si tratta affumicature o salagioni, ma di una vera frollatura che usa strumenti di maturazione in tutto e per tutto simili a quelle usate per le carni infrangendo il dogma del pesce fresco. Cosa succede al pesce quando viene frollato? Innanzitutto si asciuga (ma non si secca!) e cambia struttura, acquistando una texture compatta ma fondente, quasi cremosa, frutto dell’opera degli enzimi che rilassano i muscoli irrigiditi durante e dopo la pesca. Sono sempre gli enzimi, poi, che trasformano gli amminoacidi in molecole aromatiche concentrandone il sapore. In questo processo c’è un calo peso talvolta importante (circa il 30%, dovuto alla perdita di umidità), e un cambiamento di colore – soprattutto nelle parti esterne che si ossidano e asciugano maggiormente – che acquista toni più scuri, talvolta aranciati o cupi, mentre l’interno rimane fresco e certi caratteri aromatici si accentuano, sia nella polpa che nella pelle. Esattamente come avviene per le carni long aged, il cui ventaglio aromatico acquista profondità e intensità, fino a ricordare certi salumi. A differenza dei salumi, però, la carne è “diversamente fresca”: non cotta, ma neppure semplicemente cruda. Tra le conseguenze della frollatura, ci sono anche la riduzione dei tempi di cottura e un accentuato effetto crispy quando si sviluppa la reazione di Maillard. Insieme a questo, si aumenta di molto la shelf life dei prodotti: dunque il dry ageing appare in un certo senso un metodo di conservazione alternativo rispetto ai “classici” sottovuoto o surgelazione.

Qualità in primo piano

Un dogma della frollatura, poi, è legato al trattamento del pesce: deve essere pulito immediatamente dalle parti deperibili e (spesso, ma non sempre) dallo strato più superficiale della pelle, mantenuto rigorosamente a secco, lontano dall’acqua e dal ghiaccio, perché altrimenti si favorisce la proliferazione batterica. Questa tecnica è particolarmente adatta a pesci di grande pezzatura, ma non mancano esperimenti su esemplari più piccoli, in cui ovviamente la stagionatura si riduce a qualche giorno. Per ognuno il “punto di dolcezza”, ovvero il massimo dell’espressione, varia.

Le esperienze (e i prezzi) in Italia e nel mondo

Nel numero in edicola, vi raccontiamo le esperienza di Josh Niland chef del Saint Peter di Sidney e di Kouji Kimura (Sushi Kimura a Tokyo), uno dei pionieri del pesce ultra-stagionato; di Luca Abbadir nel laboratorio The Tunnel di Moreno Cedroni; e ancora Francesco Sodano, chef del Faro di Capo d’Orso, che oggi si definisce un frollatore seriale; Marco Claroni all’Osteria dell’Orologio di Fiumicino; Luigi Pomata a Cagliari; il racconto di Matteo Compagnucci che ha lavorato per 6 mesi al Fish Butchery nel 2018 e ha aperto Sintesi nel 2020 ad Ariccia insieme a Sara Scarsella (anche lei cuoca) e alla sommelier Carla Scarsella. Siamo stati a Rimini da Jacopo Ticchi che nella Trattoria Da Lucio percorre da un paio di anni la strada delle lunghe frollature; da Giuseppe Iannotti nel suo Krèsios di Telese Terme. I commenti di Lele Usai, del Tino di Fiumicino, di Stefano Sforza (chef di Opera a Torino) e di Lorenzo Careggio, chef di Era Goffi a Torino. Inoltre, la mappa di dove fare l’esperienza delle lunghe stagionature ittiche.

Per scoprirne di più, il numero lo potete trovare in edicola o in versione digitale, su App Store o Play Store
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parole di Antonella De Santis – scatti di Andrea Di Lorenzo

Scopri cos'è la FIOI

Cos’è la FIOI – Federazione Italiana Olivicoltori Indipendenti

Si è costituita formalmente il 23 Luglio 2021 a Roma la FIOI – Federazione Italiana Olivicoltori Indipendenti, nuova arrivata tra le associazioni dei produttori di olio extravergine. A distinguerla dalle altre già presenti in Italia è però la comunione di intenti sul fatto di rappresentare realtà olivicole che fanno della produzione artigianale d’eccellenza la loro cifra stilistica. In particolare gli olivicoltori indipendenti comprendono anche frantoi artigiani e piccole cooperative, tutti produttori impegnati nella creazione di olio extra vergine da cultivar di olive italiane. Aziende che possono garantire l’autenticità e il carattere artigianale di un olio frutto del lavoro dell’olivicoltore che ha trasformato le proprie olive e monitorato tutto il ciclo produttivo garantendone l’origine e la qualità.

La FIOI per la valorizzazione dell’extravergine italiano

Un progetto partito da un’idea di Caterina Mazzocolin, nominata segretario generale, che ha cercato di coinvolgere alcune delle realtà di riferimento nel settore con l’obiettivo di seguire l’esempio di quello che è già stato fatto con il vino attraverso la FIVI: “Circa due anni fa ho pensato che si doveva fare qualcosa per creare un gruppo di olivicoltori e frantoiani che avesse come obiettivo la valorizzazione del prodotto attraverso attività comuni, dando così risalto a un determinato modus operandi produttivo sia su scala nazionale che all’estero. Lo scopo è quello di aiutarsi tra produttori per poter creare un mercato ad hoc puntando molto anche ad arrivare oltre i confini nazionali, dove spesso apprezzano il nostro oro verde di qualità molto di più di quanto facciamo noi. Un po’ come è successo nel vino, dove in passato il valore aggiunto e la spinta qualitativa è arrivata proprio da fuori. Tutti i produttori coerenti con il nostro Statuto, dal più piccolo al più grande, saranno i benvenuti”.

A queste parole si aggiungono quelle del neo presidente Paolo Di Gaetano dell’azienda Fonte di Foiano: “Siamo appena nati, ma puntiamo da subito a indirizzare il nostro percorso verso la valorizzazione delle peculiarità territoriali e dell’identità di ciascuno di noi. Facendo tutto questo come singoli si rischia di vanificare gli sforzi e le buone intenzioni, mentre insieme parleremo con una voce sola e avremo più forza comunicativa. La nostra è una Federazione Indipendente e viene gestita dagli olivicoltori stessi, da aziende agricole che non hanno alcuna compartecipazione con il mondo dell’industria dell’olio e che, con la loro presenza e attività, preservano e tutelano i terreni agricoli garantendo personalmente l’attento monitoraggio di tutta la filiera.

Tutelare le cultivar storiche

Aggiunge la vice presidente Antonella Titone dell’azienda agricola Titone di Trapani: “L’olio artigianale deve potersi distinguere da quello commodity, offerto sul mercato al prezzo più basso. Rivendichiamo il diritto a esistere, a esprimerci, a dichiarare la nostra diversità sulle etichette e sugli scaffali.” Le fa eco il secondo vice presidente Pietro Intini – Az. Agr. Intini di Alberobello: “L’Italia può contare sul più grande patrimonio olivicolo al mondo (oltre 580 ‘cultivar’) grazie alla molteplicità di terreni e diversità di microclimi, un patrimonio di altissimo valore che rischiamo di perdere. Le nostre azioni sono volte dunque alla custodia delle cultivar italiane storiche, alla loro riscoperta e valorizzazione. Rispettiamo le diverse culture olivicole estere, rifiutando però l’importazione di modelli agronomici o tecnologici, di varietà o ibridi che snaturino l’identità nazionale. Ormai possiamo offrire incomparabili espressioni qualitative, una miriade di profumi e sapori, vogliamo dunque annunciare e diffondere la “bella notizia” e mettere l’olivicoltura italiana al centro di un progetto di studio e riqualificazione economica e culturale”.

Le aziende che hanno aderito al progetto

Azienda agricola Fonte di Foiano, Castagneto Carducci 

Azienda agricola Titone, Trapani 

Azienda agricola Intini, Alberobello

Azienda agricola Gaiatto, Lago di Como 

Azienda agricola Fattoria Ramerino, Bagno a Ripoli 

Azienda agricola Tommaso Masciantonio – Trappeto di Caprafico, Casoli

Azienda agricola Oro di Rufolo – Ortoplant, Giovinazzo

Azienda agricola Sorelle Garzo, Seminara 

Azienda agricola Il Conventino di Monteciccardo, Monteciccardo 

Azienda agricola Bisceglie Maria di S.Spirito, Bari 

Azienda agricola Cosmo Di Russo, Gaeta 

Azienda agricola Madonna dell’Olivo, Serre

a cura di Indra Galbo

Scopri i ristoranti della Versilia

Dove mangiare a Forte dei Marmi

Premiata da un turismo che non passa mai di moda, l’area della Versilia – racchiusa tra i comuni di Pietrasanta, Forte dei Marmi, Stazzema e Seravezza, a Nord Ovest della Toscana – ha molto da offrire anche a tavola. Nella provincia di Lucca che affaccia sul Tirreno si trovano infatti alcune delle più belle località marittime di tutta la Penisola, molte delle quali sembrano essere avvolte in un’atmosfera senza tempo, ferme in un fascino d’antan ancora immutato. Fra i luoghi da non perdere, Forte dei Marmi, divenuto famoso per l’atmosfera mondana che negli anni ha catturato l’attenzione di molti vip. Gli indirizzi fra cui scegliere qui sono molti, dalla cucina ricercata allo street food: ecco una selezione. 

Lorenzo

Ha festeggiato quest’anno il 40esimo anniversario, il ristorante nato a Lido di Camaiore che ha raggiunto il successo con il trasferimento a Forte dei Marmi. Lorenzo Viani è sempre presente a osservare il servizio, in mano alla figlia Chiara, mentre la cucina è affidata a Gioacchino Pontrelli, che propone tre menu degustazioni di 6 portate. La carta è storicamente incentrata sul pesce, ma non disdegna piatti di carne o vegetariani. Cantina ben calibrata tra Italia e Francia. 

Lorenzo – Forte dei Marmi (LU) – via G. Carducci, 61 – www.ristorantelorenzo.com 

La Barca

Un classico che mantiene una valida proposta marinara fatta di pesce fresco e piatti semplici. Crudi, insalate di molluschi e crostacei, fritti e arrosti qui sono una garanzia. Buono il servizio di sala; carta dei vini in linea con la proposta.

La Barca – Forte dei Marmi (LU) – v.le Italico, 3 – www.ristorantelabarca.org 

Bistrot

L’ammiraglia della famiglia Vaiani sta marciando con il vento in poppa, grazie a un’evoluzione della cucina e del servizio seguita dall’ingresso di Andrea Mattei in cucina e Andrea Salvatori in sala. Il territorio è presente fin dal pane, prodotto con farine locali, e dall’olio che arriva dall’azienda di famiglia. Piatti curati, accessibili e serviti con professionalità. 

Bistrot – Forte dei Marmi (LU) – v.le A. Franceschini, 14 – www.bistrotforte.it 

La Magnolia dell’Hotel Byron

Cristoforo Trapano non smette mai di pensare e creare nuove ricette, come l’antipasto “il mare d’inverno”, servito su un piatto fatto con vetro riciclato dal mare dove trovano posto la pietra con la gelatina di acqua di mare e l’acciuga marinata, più tante altre specialità fresche. Ottimi anche i primi e secondi, intriganti i dolci della casa. 

La Magnolia dell’Hotel Byron – Forte dei Marmi (LU) – v.le A. Morin, 46 – www.hotelbyron.net 

Osteria del Mare

Insegna con una proposta semplice ma esaustiva, fatta di piatti solidi e curati, proposte variegate in grado di accontentare proprio tutti. C’è la pizza, ben lievitata e condita con ingredienti di qualità, la carne, abbondanti taglieri di salumi e formaggi del territorio, e poi tantissimo pesce in più versioni. 

Osteria del Mare – Forte dei Marmi (LU) – v.le Franceschini, 4c – www.marcodavid.com 

Pesce Baracca

Mercato con rivendita e pulizia del pesce, ma anche gastronomia da asporto e ristorante: Pesce Baracca è un format vincente che riunisce più anime, perfetto per tutte le tasche. Si mangia passeggiando, oppure seduti a tavola o al pontile: fritture, tapas, focacce, tanti crudi e insalate ricche sono solo alcune delle proposte semplici e sfiziosi dell’insegna. 

Pesce Baracca – Forte dei Marmi (LU) – v.le Francescini, 2 – www.pescebaracca.it 

Lux Lucis

Per cominciare, il Principe è uno degli hotel più fascinosi di Forte dei Marmi. E il suo ristorante, il Lux Lucis, non è da meno, grazie alla cucina dello chef Valentino Cassanelli. Un menu ricercato, equilibrato, fatto di piatti toscani contemporanei, ben studiati e mai banali. Ottima anche la carta dei vini.

Lux Lucis – Forte dei Marmi (LU) – v.le Ammiraglio Morin, 67 – principefortedeimarmi.com/ristoranti-e-bar/lux-lucis/ 

Dove mangiare a Pietrasanta

Punto di riferimento storico per tutta la regione è Pietrasanta, in passato centro di smercio e lavorazione per il marmo in arrivo dalle celebri cave, oggi meta d’elezione per gli amanti dell’arte, che tra i vicoli del centro storico potranno apprezzare opere e chiese straordinarie. A richiamare turisti da ogni dove è poi la Marina, con la sua spiaggia lunga 5 chilometri, da visitare però solo dopo aver fatto tappa a Valdicastello, alla casa natale di Giosuè Carducci. Anche qui la scena ristorativa è vivace e dinamica, come dimostrano i tanti indirizzi golosi fra cui scegliere. 

Da Beppino

Eno-trattoria nata negli anni ’50 con una vocazione: ristorare, nello spirito e nel corpo. E lo spirito qui è sempre lo stesso, quello verace e conviviale di un locale tutto sostanza. Carni cotte a puntino e primi piatti saporiti sono protagonisti della cucina di terra gustosa e senza fronzoli. 

Da Beppino – Pietrasanta (LU) – loc. Pieve di San Giovanni, via Valdicastello Carducci, 34 – www.dabeppino.it 

Filippo

Filippo Di Bartola ha ridisegnato il suo modo di fare ristorazione con una cucina solida e schietta. Le sue sono proposte ancorate alla stagionalità e all’estro del momento, in grado di alternare prodotti di mare e di terra in maniera armonica. Da non perdere i maltagliati al sapore di mare e le polpettine. 

Filippo – Pietrasanta (LU) – via Padre Eugenio Barsanti, 45 – filippopietrasanta.it/ 

Franco Mare

Un nome, una garanzia. Chiunque decida di passare da Marina di Pietrasanta non può esimersi da una tappa qui. Calamaretti ripieni, astice arrosto, gnocchi ripiene con cicale, pomodori e basilico, fusilloni ai ricci di mare e molti altri i piatti di mare da provare e abbinare ai vini selezionati con cura. 

Franco Mare – Pietrasanta (LU) – loc. Marina di Pietrasanta, v.le Roma, 41 – www.bagnofrancomare.com 

Martinatica

Un contesto elegante e raffinato: un antico frantoio dell’Ottocento restaurato finemente, con tavoli all’aperto per la bella stagione. Altrettanto sofisticata è la proposta culinaria, con piatti ben bilanciati e saporiti, come il risotto al Franciacorta con battuta di scampi, burrata e ovuli. 

Martinatica – Pietrasanta (LU) – via Martinatica, 20 – www.martinatica.it 

Enoteca Marcucci

Quella dell’Enoteca Marcucci è la storia del suo patron: una vita dedicata al vino e un mestiere costruito in anni e anni di viaggi, ricerche, infinita passione. Dall’87 Michele ha iniziato a lavorare sulla bottega di famiglia costruendo, bottiglia dopo bottiglia, una delle più ampie cantine d’Italia. Anche in cucina la filosofia è incentrata sulla qualità del prodotto: si mangiano zuppe di stagione, pregiati tagli di carne, pesce freschissimo, tutti ingredienti di livello combinati fra loro con sapienza. 

Enoteca Marcucci – Pietrasanta (LU) – via G. Garibaldi, 40 – www.enotecamarcucci.it 

Dove mangiare a Camaiore

Un altro centro da scoprire, al di là della nota spiaggia del Lido, è quello di Camaiore e del suo nucleo storico perfettamente conservato all’interno delle mura antiche. Come accade nelle altre località, anche qui il mondo della cucina ha saputo mantenere il legame con la ricca tradizione gastronomica locale, aprendosi però agli stimoli di una clientela internazionale. Senza cedere nelle proposte turistiche, ma puntando sempre alla qualità grazie al lavoro di chef e ristoratori competenti. 

La Dogana

La proposta che ha forgiato l’identità del locale prosegue nel solco di una cucina di territorio che spazia tra marre e terra, non senza un pizzico di estro. Dai tagliolini al nero di seppia e gamberi alle pappardelle con cinghiale, dalla calamarata alla tagliata con porcini. 

La Dogana – Camaiore (LU) – fraz. Capezzano Pianore, via delle Pianore, 20 – www.ristoranteladogana.com 

Emilio e Bona

Affidabile insegna che propone da anni la tipica cucina locale, con gli ingredienti migliori del periodo, tartufi e funghi su tutti. L’ambiente è caldo e caratteristico, il servizio familiare, le bottiglie buone non mancano.

Emilio e Bona – Camaiore (LU) – loc. Lombrici, via Nuova, 1641 – www.emilioebona.com 

Il Merlo

Accogliente e curato locale vista mare condotto con mano sicura, gentile e versatile da Angelo Torcigliani in cucina. A dominare il menu è il mare, ma non mancano preparazioni di terra gustose e ben fatte. Da non perdere il risotto alla marinara con alghe croccanti e il plin di fagiano. 

Il Merlo – Camaiore (LU) – fraz. Lido di Camaiore, v.le S. Bernardini, 660 c/o Bagni Ariston – www.ilmerlocamaiore.it 

Dove mangiare a Viareggio

È una delle cittadine più grandi della Versilia, e anche quella che attira il turismo più festaiolo. Con i suoi dieci chilometri di spiaggia, il porto turistico e il Carnevale famoso in tutto il mondo, Viareggio è uno dei gioielli della zona, che risplende con le sue eleganti villette in stile liberty in riva al mare, tra vetrate multicolore, mosaici e torrette d’inizio Novecento. Ma anche atelier di design e boutique di moda, oltre a ristoranti ricercati. 

Da Cicero

Approdo consolidato per gli amanti del mare, qui esaltato con un pesce di prima scelta e mano sapienti in cucina. Ricette perlopiù locali che lasciano spazio anche a qualche divagazione. Buona la cantina e presente il servizio.

Da Cicero – Viareggio (LU) – via M. Coppino, 319 – facebook.com/trattoriadacicero 

Da Giorgio

Storica trattoria a conduzione familiare che propone un’offerta calibrata e sempre valida. Tagliolini agli scampi, limone e ricotta, spaghetti alla trabaccolara (gallinella, triglia, scorfano), misto di pesce in umido, e poi fritture, crudi e grigliate. 

Da Giorgio – Viareggio (LU) – via G. Zanardelli, 71 – www.ristorantedagiorgioviareggio.it 

Lunasia c/o Hotel Plaza de Russie

Un’unica grande sala arredata in stile moderno, luminosissima, con fornelli a vista e tanto di chef’s table. Si può scegliere fra diversi menu degustazione, equamente suddivisi fra terra e mare, oppure optare per qualche piatto alla carta. In qualsiasi caso, qui si va sul sicuro.

Lunasia c/o Hotel Plaza e de Russie – Viareggio (LU) – v.le Manin, 4 a – www.plazaederussie.com 

Da Miro alla Lanterna

Nata come osteria, questa insegna fronte darsena si è evoluta negli anni senza snaturare la sua identità. Ecco allora lo storico banco del pesce a vista, così come la cucina. Attento e cortese il servizio, bella la cantina con referenze italiane e francesi. 

Da Miro alla Lanterna – Viareggio (LU) – via M. Coppino, 289 – www.ristorantedamiro.com 

Pantano Macelleria e Bistrot

Un bistrot dove regna la carne in una città di mare, aperto dal famoso macellaio Michelangelo Masoni, punto di riferimento per tanti ristoranti di livello in Italia e non solo. A pranzo la proposta è snella e semplice, mentre a cena si viene per una scelta più ricca e sostanziosa. 

Pantano Macelleria e Bistrot – Viareggio (LU) – via San Martino, 144 – www.michelangelomasoni.it 

Il Porto

Michela Basso e Bruno Berti sono gli artefici di questa insegna con posizione d’eccezione in darsena. Grande attenzione alla qualità e cura dei dettagli sono le parole d’ordine: crudi freschissimi, risotto al Franciacorta con gamberi e gocce di burrata, pescato del giorno in diverse cotture. 

Il Porto – Viareggio (LU) – via M. Coppino, 118 – www.ristoranteilporto.eu 

Il Piccolo Principe del Gran Hotel Principe di Piemonte

Una delle migliori strutture alberghiere della zona, nel cui ristorante si esprime tutto il talento dello chef Giuseppe Mancino, di origine campana ma ormai da tempo legato alla Versilia. Per apprezzare al meglio la sua cucina, si consigliano i percorsi guidati: Mare, Terra, Vegetariano, A Modo Mio e Versilia, ma anche la carta è stimolante, e alterna piatti di carne e di pesce. Fra i fiori all’occhiello, il risotto “da mare”, con crostacei, ostriche, ricci di mare e succo di zenzero.

Il Piccolo Principe del Grand Hotel Principe di Piemonte – Viareggio (LU) – p.zza G. Puccini, 1 – www.ristoranteilpiccoloprincipe.it 

Romano

Il valore del ristorante non è solo nella cucina: gran parte del successo di questo locale sta nel servizio accogliente e professionale, puntuale e cortese. Chiunque qui si può rilassare e sentirsi a proprio agio, godendosi uno dei tanti ottimi piatti in arrivo dalla cucina. 

Romano – Viareggio (LU) – via G. Mazzini, 120 – www.romanoristorante.it 

Zaramare

È la tavola dell’omonimo stabilimento balneare, una location suggestiva vista mare dove fermarsi per gustare piatti leggeri e sfiziosi a pranzo o ricette più strutturate a cena. Molte delle specialità sono ancorate alla tradizione, ma si trovano anche piatti più originali, perlopiù a base del pescato del giorno. 

Zaramare – Viareggio (LU) – Terrazza della Repubblica, 19 – facebook.com/zaramareristorante/ 

a cura di Michela Becchi

 

Scopri i programmi tv del Gambero Rosso Channel

Gambero Rosso Channel significa programmazione all day long, con repliche e prime visioni, sul canale 133 e 415 di Sky.

Anche oggi una giornata ricca di contenuti gastronomici golosi in grado di far venire l’acquolina a qualsiasi ora. A cominciare da una prima visione: Salutare con Camilla Monteduro, in onda alle 7.30 e le 17.30; in programma, smoothy, spaghetto di carote e salmone. Alle 21.32 con Giorgione un’altra prima visione: Giorgione in Cammino Cilento, che ci porterà alla scoperta del territorio campano e dei suoi prodotti prelibati. Gli appassionati di vino possono sintonizzarsi alle 8.30 per non perdere Le Grandi Famiglie del Vino, di nuovo in onda alle 17.00 

I programmi di oggi

Salutare

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