In Sicilia i pupi non sono soltanto quelli del teatro dei paladini, con spade e armature. Esistono anche i “pupi a cena”, detti in dialetto “pupaccena”: figure di zucchero colorato, modellate come piccoli cavalieri, dame o animali, nate per essere guardate ma anche mangiate. Questi dolci fanno parte di una delle tradizioni più antiche e affascinanti dell’isola, quella della Festa dei Morti. Ogni anno l’1-2 novembre le famiglie siciliane ricordano i propri cari scomparsi. È la mattina in cui i bambini trovano nei “cannistru” – grandi cesti intrecciati – frutta secca, biscotti, cioccolatini e proprio loro, i pupi di zucchero, simbolo di un legame che continua tra vivi e defunti.
Il termine deriva appunto da questa tradizione dei dolci statuari di zucchero realizzati in occasione della cena rituale legata ai defunti. In dialetto siciliano potremmo chiamarli “pupi ri zuccaru” o “pupi di zucchero”. Sono statuine di zucchero colorato che raffigurano i cavalieri di Francia, personaggi tipici del teatro dei pupi siciliani, contadini, animali o personaggi contemporanei. Il nome “pupaccena” sembra richiamare l’idea di “pupi di e per la cena sacra”, ovvero dolci creati per essere consumati in questa particolare ricorrenza.

Foto credit, Facebook I Segreti del Chiostro
Una delle versioni più diffuse racconta che un nobile arabo, caduto in miseria, invitò alcuni ospiti ma non poté offrire piatti ricchi, così chiese al suo cuoco di usare solo zucchero e pochi altri ingredienti. Da quel gesto prese forma il dolce che in seguito arrivò in Sicilia. Un’altra versione colloca la nascita delle statuine nel 1574 a Venezia, durante sontuosi banchetti in cui venivano servite sculture di zucchero in onore del re Enrico III di Francia; alcuni marinai siciliani che partecipavano al trasporto dello zucchero portarono poi l’idea in Sicilia. La Sicilia, in particolare Palermo, considera questa città come il luogo d’origine della tradizione del pupo di zucchero per la festa dei morti.
Si impiegano zucchero, acqua, succo di limone, glucosio e colori alimentari. In uno stampo di gesso o terracotta vengono versati il composto di zucchero fuso e, una volta raffreddato, la figura viene sformata e poi decorata. La forma può essere quella di un paladino, di una figura santa, un pastore, un animale, un personaggio moderno: un tempo erano tutti “eroi” del teatro dei pupi, oggi anche supereroi o cartoni animati. Quando il pupo è pronto diventa, protagonista del cannistru insieme a frutta secca, cioccolatini, biscotti e altri dolci della ricorrenza.

Sono soprattutto i bambini che ricevono i pupi a cena all’interno del cannistru la mattina del 2 novembre. È un regalo dai defunti, secondo la tradizione: i cari trapassati portano doni ai più piccoli se sono stati buoni e i bambini li vanno a trovare al cimitero. Ma non è solo un dolce-giocattolo: è un gesto che ha senso rituale, un collegamento tra la memoria, il vivere e il perdere.
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