Firenze, città d’arte e meta turistica, sta cambiando volto: il centro storico è sempre più dedicato ai visitatori, mentre i residenti cercano spazi autentici e lontani dalla massa. Così capita che fuori dal centro si trovino novità di grande rilievo, come Ambar, situato nel quartiere di Gavinana, nella parte sud orientale della città. Un ristorante che in pochi mesi è stato capace di intercettare un mercato curioso e dinamico, offrendo un punto di riferimento a quanti vogliano vivere un’esperienza originale. L’insegna, incentrata su una cucina fusion di grande pensiero, è stata premiata con le Tre Bacchette nella guida Sushi 2026 del Gambero Rosso.
Il locale è stato aperto a marzo 2025 dal giovane chef Andrea Magnelli, insieme al socio Antonio Badalamenti e al sous chef Andrea Tardugno. Magnelli racconta così il suo curriculum variegato: «Sono fiorentino, arrivo da Pontassieve, in Val di Sieve. Ho frequentato la scuola alberghiera e poi sono partito per Londra, lavorando da Chez Bruce, un ristorante di cucina francese, e successivamente da Nopu in Berkeley Street. Il viaggio è continuato in Perù, a Lima, dove ho lavorato nei ristoranti Rafael, Coricancha ed El Mercado e ho fatto qualche esperienza in Spagna».

Anche Antonio Badalamenti ha un passato da cuoco, con esperienze al Four Seasons di Firenze, da Joël Robuchon a Parigi, e qualche mese in Giappone. Tornato in Italia si occupa soprattutto delle parti organizzative e gestionali delle imprese, garantendo efficienza e qualità del servizio. Vicino di casa dei nonni di Magnelli, il ventunenne Andrea Tardugno ha iniziato il percorso professionale accanto allo chef, crescendo rapidamente sotto la sua guida e condividendo la visione creativa della cucina di Ambar.
«Insieme abbiamo deciso di aprire Ambar nella parte più periferica del quartiere Gavinana, pensando a un pubblico di “locals” che cerca una cucina originale e curata, con parcheggio facile e un’atmosfera raccolta», racconta Andrea.

Il menu valorizza ingredienti del territorio: trota salmonata del Casentino, riso biologico del grossetano, soia toscana. Schiacciata, salsa teriyaki e curry sono preparati in casa. La lavorazione del pesce, compresa la frollatura, avviene interamente all’interno del locale. Il sushi viene realizzato davanti agli ospiti per esaltarne profumi e consistenze. Un ruolo importante è affidato alla robata, la griglia giapponese a tre livelli di calore, che consente cotture diverse e risultati molto precisi.

L’ambiente, dai toni caldi e dall’impostazione sartoriale, accoglie gli ospiti in un contesto elegante ma informale. La cucina propone tre menu omakase da 5, 6 e 7 portate (60, 65 e 75 euro). Il bancone permette un dialogo diretto con gli chef, che raccontano ogni piatto trasformando la cena in un’esperienza anche visiva. La lista vini è contenuta ma ben assortita, con bottiglie meno note per accompagnare armoniosamente le portate. Ogni dettaglio è pensato per offrire un percorso completo, memorabile, quasi sartoriale. A otto mesi dall’apertura, il locale ha conquistato Firenze e una clientela stabile, grazie a una visione che va oltre i picchi turistici e a una proposta seria che combina il meglio del territorio e la grande tecnica internazionale, dando vita a una cucina di forte personalità.
Ambar – Via Gran Bretagna, 26 – Firenze – instagram.com/ambar_fi/
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