Firenze non è più soltanto la città della tradizione gastronomica immutabile. Negli ultimi anni il capoluogo toscano ha iniziato ad attirare chef e progetti internazionali, trasformandosi lentamente in un laboratorio culinario più aperto e cosmopolita. L’arrivo di Akira Back, chef coreano cresciuto negli Stati Uniti e oggi alla guida di un impero gastronomico globale, segna un momento significativo di questa nuova fase. Il suo ristorante, inaugurato all’interno del W Florence, porta nel cuore della città una cucina asiatica contemporanea fatta di sapori intensi e piatti diventati ormai cult nelle sue insegne sparse tra Londra, Dubai e Singapore. Un debutto che racconta si la visione dello chef, ma soprattutto il cambiamento di una Firenze sempre più internazionale.

Nel nuovo hotel lifestyle del gruppo Marriott inaugurato nel centro della città, a pochi passi dalla stazione di Santa Maria Novella, l’operazione non è casuale. L’hotel, nato dalla trasformazione dello storico edificio che ospitava il Grand Hotel Majestic, punta su un’ospitalità contemporanea fatta di design, musica, cocktail bar e ristorazione di respiro internazionale. In questo contesto il ristorante di Akira Back rappresenta un tassello gastronomico ambizioso, in parallelo all’altra proposta casual di Tratto Firenze, sempre all’interno della struttura. Entrambe gli indirizzi pensati per un pubblico cosmopolita, lontana dalla prevedibilità delle cucine d’hotel tradizionali.
La traiettoria professionale di Akira Back non segue il percorso canonico degli chef. Nato a Seoul e cresciuto in Colorado, prima di dedicarsi alla cucina ha avuto una carriera nello snowboard professionistico. È proprio negli Stati Uniti che si avvicina alla ristorazione, entrando nelle brigate di alcuni ristoranti giapponesi e iniziando un percorso che lo porterà a sviluppare uno stile personale, sospeso tra più culture gastronomiche. Oggi il suo nome compare su numerose insegne nel mondo, da Dubai a Parigi fino a Singapore. Il progetto fiorentino segna invece il debutto del brand in Italia, un mercato dove la cucina asiatica contemporanea ha ancora spazi di crescita soprattutto nei segmenti dell’hotellerie di fascia alta.

La Tuna Pizza di Akira Back
La proposta gastronomica nasce dall’incontro tra diversi riferimenti culturali. Alla base c’è la tecnica della cucina giapponese, soprattutto nelle preparazioni di sushi e sashimi, ma i sapori guardano spesso alla Corea, con l’uso di fermentazioni, paste piccanti e ingredienti dal carattere deciso. A completare il quadro c’è l’approccio americano al gusto: piatti immediati, strutturati e pensati per stupire già al primo assaggio.
Il menu alterna preparazioni crude, piccoli assaggi da condividere e piatti più sostanziosi. Non mancano alcune creazioni diventate nel tempo veri e propri marchi di fabbrica dello chef, come la tuna pizza, una base croccante sormontata da tonno, salse umami e note aromatiche che ne hanno decretato il successo nelle diverse sedi del gruppo. Tra gli elementi ricorrenti nella cucina di Back c’è anche il gochujang, pasta fermentata di peperoncino tipica della tradizione coreana, utilizzata per dare profondità e piccantezza alle salse. È uno degli ingredientiche meglio racconta l’identità dello chef: una cucina che parte dall’Asia e non teme contaminazioni e riletture contemporanee.

L’arrivo di Akira Back si inserisce in una fase di trasformazione della scena gastronomica fiorentina. Negli ultimi anni la città ha visto crescere il numero di progetti legati all’hotellerie di lusso e alla ristorazione internazionale, con format capaci di attirare una clientela globale fatta di viaggiatori, professionisti e nuovi residenti.In questo panorama il ristorante del W Florence punta a diventare uno degli indirizzi più dinamici della città. Una proposta che non cerca di reinterpretare la tradizione toscana, ma che aggiunge alla mappa gastronomica fiorentina una prospettiva diversa; quella di una cucina senza confini, costruita sull’incontro tra culture e sull’energia delle grandi città.
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