La madrina del rinascimento dei vini turchi, realizzati con vitigni autoctoni e preferibilmente con lieviti non selezionati, Sabiha Apaydin, ci racconta l’evoluzione della produzione turca. Sabiha Apaydin Gรถnenli รจ la prima sommelier donna della Turchia e per tanti anni ha affiancato chef Mehmet Gรผrs negli anni mitici del suo locale, ora stella Michelin, Mikla. Sabiha organizza un simposio dedicato ai vini turchi, โKรถk, Kรถken, Toprakโ (Radice, origine, terra): รจ lโevento piรน importante e significativo dedicato ai vini naturali della Turchia che ogni anno ospita autoritร internazionali e nazionali. Sabiha Apaydin sottolinea che la Turchia รจ il quinto piรน grande produttore di uva nel mondo, ma per il vino si trova ai livelli dei Paesi new entry come lโUruguay.
La Turchia, sin dai tempi degli Ottomani, ha sempre avuto una grande produzione e anche consumo di vino: Apaydin sottolinea il dato dei 340 milioni di litri prodotti nel 1904 per spiegare lโimportanza della produzione e del consumo in epoca Ottomana. Anche Mustafa Kemal Atatรผrk, guida della Repubblica appena nata, non trascura nรฉ i vini nรฉ i vigneti: fa venire esperti da Bordeaux, lo Stato produce alcol in monopolio, ma concede permessi ai produttori di vino. Come spesso accade, a un certo punto si opta per tagli bordolesi e i vigneti di uva da vino autoctoni vengono abbandonati.

Sabiha Apaydin
Dagli anni โ90 si vede un ritorno โ per quanto lento โ alle uve storiche, ma negli ultimi 10 anni cโรจ stato un boom visibile a occhio nudo di vignaioli artigiani che lavorano vigneti in estinzione. In tutto questo fermento, un ruolo importante nel comunicare e motivare i giovani produttori รจ proprio Sabiha Apaydin.

Udo Hirsch
Gli ultimi cinque anni hanno visto nascere vini di grande carattere che riflettono lโunicitร di queste terre levantine e tra loro ci sono vini che lโappassionato e lโesperto non possono non conoscere. Kalecik Karasi รจ un vitigno autoctono dellโAnatolia centrale, in particolare della zona di Ankara: fu il primo vino a farsi notare per la qualitร giร alla fine del secolo scorso. Il Kalaecik Karasi di Gelveri โ la cantina idilliaca di Udo Hirsch, situata in cima a un abisso che si affaccia sulla Cappadocia โ viene mantenuto in unโanfora gigante romana ancora in uso ed รจ una delle massime espressioni di questa uva, vinificata con lieviti naturali e senza aggiunta di solfiti. Un altro Kalaecik Karasi imperdibile, pure con un ottimo rapporto qualitร prezzo รจ il Trajan di Tomurcukbag. Fondatore della cantina Tomurcukbag, Sabit Agaoglu รจ un veterano della viticoltura turca e il Kalecik Karas? deve la sua rinascita proprio a lui. Un altro rosso da provare รจ il Karasakiz di cantina Canavar (che vuol dire โmostroโ), una realtร giovanissima che lavora questa uva dimenticata della zona Bayramiรง.

I due gioielli dellโEst della Turchia, Bogazkere e รkรผzgรถzรผ spesso vengono nominati e pure tagliati insieme. Sono i vitigni turchi piรน utilizzati e amati, ma devono ancora trovare un loro โmaestroโ che perfezioni il modo di vinificare questi due giganti meravigliosi.

Urla Winery
Neppure i bianchi scherzano. In prima fila cโรจ il Moscato di Bornova: come tutti gli esemplari della stessa famiglia, dร vita a un vino molto aromatico, ma che in diversi terreni in Turchia ha trovato unโinteressante e spiccata mineralitร . Il moscato di Bornova piu interessante รจ quello di Kastro Tireli, una cantina di Manisa che produce alcuni dei vini piรน interessanti nel panorama turco: un moscato con macerazione da 35 a 60 giorni sulla buccia, passato brevemente in botti vecchie, imperdibile. Hus di Urla รจ un altro bellโesempio di Moscato di Bornova e per la versione demi sec รจ da provare il Simposium di Urla Winery.
Meno noti sono Emir e Narince, il primo รจ un vitigno della Cappadocia lโaltro del Mar Nero: spesso tagliati insieme, sono un poโ lo ying e lo yang dei bianchi turchi. Emir รจ un vitigno maschile, offre un naso poco generoso e un corpo da maturare in acciaio: non รจ un vitigno per tutti, ma solo per chi ama i vini asciutti e belli nervosi. Invece Narince (che vuol dire delicata), รจ unโuva molto aromatica e fruttata, incline a dar vita a un vino ruffiano e molto amabile. Per un Emir nella sua veste piรน rustica bisogna provare il base di Turasan: รจ uno dei vini piรน economici, ma porta nella bottiglia tutta la terra arida di Cappadocia, in purezza. Vinolus, Yedibilgeler, Kastro Tireli e Pasaeli sono vignaioli che lavorano molto bene queste uve autoctone.

Urla Winery
Kolektif Yaban (che vuol dire selvaggio/estraneo) รจ uno dei progetti piรน entusiasmanti degli ultimi anni. Umay รeviker โ architetto che ha fatto diventare la sua passione per il vino un lavoro โ รจ un vero riferimento per i vini autoctoni: collabora con Jancis Johnson e scrive anche per lโOxford Wine Dictionary. รeviker e il suo socio Levon Bagis, un grande comunicatore della enogastronomia istanbulita, mettono insieme le loro forze e stanno producono vini da micro vigneti che hanno recuperato sparsi in diversi luoghi dellโAnatolia, tutti a rischio di estinzione. Tra i vitigni totalmente dimenticati e rinati grazie questa coppia possiamo nominare Sungurlu e Ercis Karasi, il primo un bianco vinificato con metodo ancestrale, il secondo un rosso di una allegria ed eleganza uniche.
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