Tra moda e realtร . Sono sempre piรน i produttori che si cimentano tra riserve perpetue e metodo solera, in Francia come in Italia. Se ne parla tanto, soprattutto in fase di promozione del prodotto, eppure ben pochi raccontano origine e filosofie produttive dietro quelle scelte. Ne parliamo con Alice Paillard, alla guida della storica maison di Reims. Il padre Bruno ha avviato una riserva perpetua giร 40 anni fa.
Pronti e via: che differenza cโรจ tra solera e riserva perpetua?
Solera e perpetua sono due metodi diversi, entrambi legittimi ma con scopi completamente distinti. Il primo รจ un sistema chiuso di invecchiamento: il vino evolve all’interno e si ricerca lโossidazione; alla fine viene prelevato e commercializzato. ร una tecnica con una logica precisa: Selosse, ad esempio, la utilizza proprio perchรฉ vuole quel tipo di evoluzione ossidativa per rafforzare l’identitร del vino.
E riserva perpetua?
Qui l’obiettivo รจ fare evolvere insieme annate giovani e mature per creare continuitร , profonditร , memoria. Nella nostra riserva perpetua non cerchiamo lโossidazione, anzi la evitiamo. Dalla perpetua non esce mai il vino finito, รจ un sistema preparatorio. Dopo lโassemblaggio il vino va in bottiglia, e lรฌ comincia il suo vero tempo: lโaffinamento sui lieviti e, ancora di piรน, il periodo dopo la sboccatura รจ fondamentale per far uscire il carattere di un vino.

Negli ultimi anni parole come solera e perpetua sono diventate forte leve di marketing, un poโ come anfora o dosage zero.
Sรฌ, succede. Benissimo le sperimentazioni ma vedo produttori che parlano di riserva perpetua dopo tre anni di prove. Bisogna essere chiari: quando รจ nata, come รจ fatta, che scopo ha. ร una pratica bellissima, ma non si improvvisa.
Comโรจ nata la vostra riserva perpetua ?
Nel 1985 da un limite pratico. Mio padre conservava una parte della vendemmia, come si usava allโepoca, ma quei vini risultavano sempre troppo giovani per lโassemblaggio. Nel 1984, annata difficile, capisce che il sistema non funziona. Va a cercare vini piรน maturi per ottenere lโequilibrio che desiderava. Nel 1985 nasce il primo assemblaggio davvero coerente, e da lรฌ la decisione: ogni anno una parte della nuova annata entrerร nellโassemblaggio precedente. ร lโinizio della nostra Perpetua, che oggi custodisce quasi quarantโanni di memoria.
Quale รจ la funzione della riserva perpetua?
Aiuta a smussare gli eccessi, a legare i millesimi. La parte piรน giovane porta energia, quella piรน vecchia profonditร . ร un ammortizzatore naturale. Nella nostra Premiรจre Cuvรฉe rappresenta circa un terzo dellโassemblaggio, ma cambia ogni anno a seconda della vendemmia.

ย Come si misura lโetร reale di una perpetua? Ci sono controlli?
Non ci sono controlli esterni per questo bisogna essere molto precisi. Non basta nominare unโannata antica: bisogna dire quanto ce nโรจ, quando รจ entrata, come รจ stata integrata. E tutto questo si puรฒ verificare solo nei registri interni.
Il tempo come ingrediente. Oggi si parla tanto di questi metodi anche perchรฉ sta cambiando il gusto, sono lontane quelle aciditร taglienti di qualche anno fa.
Il tempo รจ la nostra vera materia prima. La Perpetua ci serve per dare continuitร . Il tempo sui lieviti costruisce la struttura, ย il tempo post sboccatura rivela la vera identitร del vino: รจ lรฌ che si vede la profonditร , la coerenza, l’equilibrio. Un vino senza tempo รจ un vino senza voce.
Quanto pesa la perpetua nei vostri assemblaggi?
Dipende dallโannata: nella nostra storia ha rappresentato dal 22% a oltre il 50%. Non cโรจ una regola fissa, lโequilibrio cambia ogni anno.
Cosa cambia con la Cuvรฉe 72?
ร un vino che vive due maturazioni lunghe: 36 mesi sui lieviti, sboccatura, quindi altri 36 mesi di attesa. Questo cambia profondamente il ritmo del vino, la struttura, l’equilibrio, il sapore.
All’assaggio sembra avere un ritmo piรน lento, il pinot nero alza la voce nel bicchiere.
Sรฌ, con il tempo la Premiรฉre Cuvรฉe cambia moltissimo. Nei primi anni dopo la sboccatura รจ molto piรน floreale, piรน immediata. Dopo 8, 12, 15 anni emergono le note saline, iodate, anche terrose: รจ il vino che torna alla sua origine, che racconta il terroir piรน del varietale. Il tempo mette a fuoco il vino e il suo luogo d’origine.
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