Vini d'altura

Dal Rosso Piceno al Pecorino di montagna: la nuova sfida in bianco della cantina Velenosi

Marianna racconta il nuovo capitolo: "Non una scelta legata al climate change, ma la voglia di raccontare territori senza voce". Come Arquata del Tronto, distrutta dal terremoto, dove si trovano i vigneti d'altura

  • 13 Dicembre, 2025
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Appeninico: รจ lโ€™aggettivo che viene subito in mente per descrivere โ€œMontagnaโ€, il nuovo pecorino della cantina Velenosi, proveniente da vigneti allevati in altura. Fin dalla fondazione nel 1984, lโ€™azienda Velenosi riscopre e valorizza le peculiaritร  dei vitigni marchigiani e di un terroir ritenuto a torto marginale rispetto alle strade italiane del vino piรน battute. Ma questa volta il cambio di passo appare significativo: questo pecorino in purezza, proveniente da vigneti siti tra i 560 e i 700 metri s.l.m. su terreno limoso-argilloso ricco di scheletro, svolge lโ€™intero processo di lavorazione, dalla fermentazione allโ€™affinamento, in acciaio. Libero da trattamenti superflui, esprime bene il suo carattere appeninico. Il risultato รจ un vino autentico, austero e teso, con una freschezza dโ€™altura che richiama il gelsomino e la mela verde.

ยซQuesto progetto non nasce, come si potrebbe pensare, dallโ€™impatto del cambiamento climatico: i nostri vigneti sono in collina, quindi soffrono meno le variazioni del climaยป, dice Marianna Velenosi, responsabile del marketing strategico dellโ€™azienda e figlia della fondatrice Angela. ยซAlla base cโ€™รจ piuttosto la ricerca dellโ€™origine nel legame con il nostro territorio – assicura Marianna – e lโ€™orientamento dei consumatori verso i vini bianchiยป.

I vigneti di pecorino ad Arquata del Tronto

Angela Velenosi partรฌ per conquistare i mercati internazionali con Falerio e Rosso Piceno. Con il Falerio Pecorino di Montagna 2024 siamo sulla stessa linea? O cโ€™รจ un cambio di prospettiva?

Siamo sulla stessa direttrice ideale, ma con un passo in avanti. Il nostro Pecorino di Montagna nasce dalla stessa volontร  originaria: raccontare territori che non hanno voce. Ma oggi possiamo farlo con una consapevolezza diversa, frutto di quarantโ€™anni di esperienza, di ricerca e di presenza sui mercati internazionali. Il Falerio Pecorino di Montagna 2024 รจ la continuazione naturale della nostra storia, ma anche lโ€™inizio di un nuovo capitolo in cui lโ€™identitร  del territorio viene espressa in modo ancora piรน nitido, senza compromessi.

Il pecorino รจ una delle varietร  autoctone piรน antiche del territorio. Che cosa rappresenta per voi?

รˆ la nostra radice piรน profonda, un vitigno che, piรน di altri, incarna la forza e la tenacia dei nostri luoghi. Negli anni abbiamo imparato a conoscerlo e interpretarlo in modi differenti, ma sempre con lโ€™idea di farne emergere lโ€™autenticitร . Per noi รจ un simbolo: racconta la nostra identitร  e la nostra capacitร  di innovare restando fedeli al territorio e alle origini.

Un rapporto problematico?

Non รจ stato โ€œamore a prima vistaโ€ con questo vitigno. Ma piรน lo producevamo, piรน ne studiavamo le caratteristiche, piรน restavamo ammaliati del risultato e dalle sue proprietร . Da questo amore lento, rispettandone i tempi e le varie fasi, รจ nata la nostra interpretazione di pecorino piรน autentica.

Marianna, Angela e Matteo Velenosi

Da dove (e da chi) nasce lโ€™idea di un pecorino di montagna?

Lโ€™idea nasce da un bisogno molto semplice: ascoltare il territorio. Siamo tornati tra Acquasanta e Arquata del Tronto e abbiamo trovato un pecorino diverso, piรน verticale, piรน nervoso, piรน integro. Lโ€™intuizione iniziale รจ stata di mia mamma Angela, ma a trasformarla in progetto siamo stati noi figli, insieme ai nostri agronomi ed enologi.

Che cosa vi ha convinto?

Abbiamo capito che lรฌ, in quellโ€™ambiente cosรฌ estremo, il pecorino poteva esprimere una voce unica, diversa da qualsiasi cosa avessimo prodotto finora.

Il vitigno pecorino รจ stato riscoperto poco piรน di trentโ€™anni fa proprio a Pescara del Tronto, frazione di Arquata. Comโ€™รจ andata?

Il vitigno era quasi scomparso ma allโ€™inizio degli anni โ€™80 fu recuperato e reinnestato nellโ€™area di Arquata e dei Monti Sibillini grazie alla tenacia di alcuni viticoltori come Guido Cocci Grifoni e del sommelier Teodoro Bugari. Noi seguimmo con attenzione quel percorso, sapendo che quel vitigno avrebbe avuto un ruolo centrale nel futuro enologico delle Marche e non solo.

I vigneti di Montagna si trovano tra Acquasanta e Arquata del Tronto, paese distrutto dal terremoto. Questo nuovo vino รจ anche un modo per riaccendere lโ€™attenzione su un territorio ferito?

Sรฌ, inevitabilmente. Non รจ unโ€™operazione di marketing, ma un atto di responsabilitร  e di amore. Tornare a investire ad Arquata significa restituire identitร  a un luogo che rischiava di essere dimenticato. Le vigne sono vive, resistono, raccontano una storia di rinascita. Questo vino non รจ un monumento al dolore, ma una testimonianza di resilienza.

Quali sono le caratteristiche di questo nuovo prodotto? Perchรฉ dovrebbe piacere ai consumatori?

Montagna รจ un vino essenziale e rigoroso. Ha profumi piรน sottili che opulenti, grande mineralitร , aciditร  vibrante, struttura fine ma incisiva, un carattere quasi โ€œalpinoโ€, pur essendo un vino dei Sibillini. Piacerร  a chi ama i vini autentici, territoriali, meno costruiti.

Angela Velenosi racconta sempre che nei primi anni di attivitร , girando per il mondo, doveva proporre dei vini ammalianti e seduttivi per coprire il gap di conoscenza del territorio. Questo vino รจ molto diverso, perfino austero al naso. รˆ un cambio importante e forse anche il segno di una raggiunta maturitร  e di un โ€œcolloquioโ€ con i gusti piรน attuali dei consumatori?

Assolutamente sรฌ. Allโ€™inizio dovevamo farci conoscere, e i vini piรน immediati erano un ponte necessario. Oggi non abbiamo piรน bisogno di mediazioni: il territorio parla da solo, e il pubblico internazionale รจ molto piรน maturo. Lโ€™austeritร  non รจ un limite, รจ una scelta stilistica che rivendica autenticitร . Questo vino segna una nuova fase della nostra storia: una fase in cui possiamo permetterci di essere esattamente ciรฒ che siamo.

Quali vi sembrano i mercati piรน pronti per accoglierlo?

Quelli sensibili ai vini di altitudine e alle micro-interpretazioni: Nord Europa, Stati Uniti e Giappone. Ma anche in Italia cresce il pubblico che cerca vini piรน asciutti, identitari, meno ruffiani.

Quanto conta il contributo di voi figli in questo cambio di passo?

Conta il fatto che siamo cresciuti con lโ€™idea che il vino sia un dialogo tra generazioni. Noi portiamo un approccio forse piรน tecnico, piรน contemporaneo, piรน legato alla ricerca. Angela porta la visione, la sensibilitร  e lโ€™istinto che hanno reso grande questa cantina. รˆ un progetto corale: ognuno di noi ha messo una parte essenziale.

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