Nelle Marche il mondo dei vini rosati non vanta una consolidata tradizione, per cui ogni azienda รจ libera di usare il vitigno che ritiene piรน adatto. In genere si ricorre allโuso di montepulciano oย sangiovese, talvolta in blend tra loro, talvolta in uvaggio con vitigni internazionali. Fa eccezione la zona di Morro dโAlba, dove quasi tutte le aziende si affidano alle uve lacrima ed รจ giร a buon punto lโiter per lโistituzione della DOC Lacrima di Morro dโAlba Rosato, mentre nella micro area di Pergola una DOC esiste giร e prevede lโuso per almeno il 60% di aleatico.
Tra i vini che finiscono spesso sul gradino piรน alto del nostro podio dei migliori rosati regionali ce n’รจ uno da montepulciano in purezza, il Mun dell’azienda La Calcinara. che con lโannata 2025, da poco uscita sul mercato, lo vede approdare nella neonata DOCG Conero Rosato. Si tratta di un passaggio epocale che permette di lasciare la generica classificazione Marche Rosato IGT, un poโ troppo vasta e frastagliata.

Ancona e il suo comprensorio vinicolo potranno, dunque, contare su di una Denominazione che si propone di stabilire un legame speciale tra vitigno e territorio. Mettendo al tempo stesso tempo in risaltoย la naturale vocazione del montepulciano nel dare rosati di qualitร e legandosi con efficacia alla gastronomia locale, fatta di pesce, carni bianche e variegata norcineria.

Paolo ed Eleonora Berluti, titolari dell’azienda La Calcinara, entrambi laureati in enologia, vengono da un percorso di studi che non รจ di certo una stranezza in una famiglia col cognome stampato su bottiglie di Rosso Conero 1968, quindi lโanno successivo allโistituzione della DOC. Dopo aver concluso la propria formazione e fatto le dovute esperienze lavorative in giro per il mondo, i due fratelli decidono di tornare sulle colline di Candia, frazione posta alle spalle di Ancona.

Ad attenderli cโรจ una vigna di quasi quattro ettari e mezzo impiantata nel 2000 in via Calcinara e 650 piante di ulivo. Paolo ed Eleonora decidono di costruire sul posto una propria cantina, diversa da quella familiare giร attiva da molti anni, perchรฉ hanno bisogno di una misura piรน raccolta, piรน adatta a ospitare il frutto dei loro filari e fermentazioni senza alcuna โcontaminazioneโ esterna. Una sfida da affrontare con tutta lโenergia e la freschezza di due ragazzi all’epoca non ancora trentenni. Nel 2007 vinificano il loro primo vino, il Folle. Un nome che descrive alla perfezione uno stato dโanimo che prevede libertร stilistica e una ironica eppur giudiziosa irriverenza nei confronti della normalitร . Proprio nellโElogio della Follia dellโumanista Erasmo da Rotterdam si afferma โciรฒ che lโocchio รจ per il corpo, la ragione lo รจ per lโanimaโ.

Anche lโocchio รจ soddisfatto dallโaffaccio dalla cantina, quasi interamente interrata: i terreni ricchi di calcare, argille e arenaria sono rigati da filari e ulivi in ordinati disegni geometrici. La ragione dei due fratelli vuole che tutto sia gestito sin dagli inizi tramite una rigorosa adesione dei dettami dellโagricoltura biologica venata di pratiche biodinamiche. Per Paolo ed Eleonora la conservazione della salubritร dei suoli, della biodiversitร e del rifiuto di scorciatoie chimiche non sono elementi negoziabili. La ventilazione garantita dallโAdriatico distante meno di dieci chilometri, chiuso alla vista dal massiccio del Conero ma non impermeabile alle sue masse dโaria, lโirraggiamento solare mediterraneo, i terreni poco fertili ma ricchi di elementi minerali, permettono di non eccedere in trattamenti fitosanitari e avere una maturazione costante.

Degli attuali 14 ettari, 11 e mezzo si trovano nei pressi della cantina. Buona parte appartiene al montepulciano, con cui si dร vita allo sbarazzino eppur concreto Rosso Conero Il Cacciatore di Sogni e il giร citato Conero Riserva Folle, vino di grande intensitร e struttura. Nellโaltro Conero Riserva Terra Calcinara si aggiunge il 15% di uve sangiovese, in accordo con le usanze del passato, in modo che abbia personalitร nel tocco quasi salmastro. Verdicchio e piccole quantitร di chardonnay si uniscono nel Clochard โsotto lo stesso cieloโ, bianco che unisce polpa e freschezza in un sorso che rifugge ogni banalitร . Il lato bianchista della produzione si completa con la recente e limitata produzione di un Trebbiano ottenuto dopo una macerazione sulle bucce per qualche giorno. Tutti i vini si avvalgono di raccolta manuale delle uve, fermentazioni spontanee, uso minimo di solforosa.

L’etichetta sulla quale ci concentriamo qui รจ, perรฒ, il Mun, tra i migliori rosati d’Italia, che ย si รจ guadagnato un’attenzione sempre maggiore anno dopo anno,ย anche grazie al rapporto qualitร prezzo molto vantaggioso, motivo per cui lo abbiamo recensito nella guida BereBene 2026 del Gambero Rosso, dedicata ai vini che in enoteca e negli shop on line costano meno di 20 Euro.ย Si tratta di un rosato da montepulciano in purezza vinificato e affinato per sei mesi in acciaio sulle proprie fecce fini. Alle uve da porzioni dedicate delle vigne di via Calcinara si aggiunge circa il 25% della vigna di Sirolo: quasi due ettari e mezzo di vigneto ventennale esposto a sud, aggrappato a suoli bianchi calcarei e affacciato sul mare.
Gli assaggi della versione 2024 ci hanno fatto capire di esser al cospetto del miglior rosato regionale, che ha letteralmente sfiorato i Tre Bicchieri sulla guidaVini dโItalia 2026 del Gambero Rosso, Chiaro nella veste ma non slavato, ha profumi fruttati venati da sottili rimandi di erbe aromatiche, accenti floreali e accattivanti tonalitร minerali; il sorso รจ integro, fragrante, di grande coerenza aromatica in un finale saporito, di lunga tenuta. Un rosato che sa evolvere e reggere lโimpatto del tempo per qualche anno, aggiungendo quote di complessitร senza perdere energia. Per adesso non resta che chiedere una bottiglia di Mun dei fratelli Berluti, vignaioli dotati di visione e ragione. E un pizzico di follia.
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