Settore vitivinicolo europeo in controtendenza, in negativo, da qui al 2035 con produzione, consumi ed esportazioni previste in calo costante, all’interno di un quadro agricolo caratterizzato tutto sommato da tendenze positive (soprattutto per cereali, lattiero-caseario, carni). L’outlook prospettato dalla Direzione generale Agricoltura della Commissione Ue per il vino, che martedì 16 dicembre ha reso noto il nuovo rapporto di medio termine, fa emergere (come un anno fa) tutte le difficoltà congiunturali e strutturali del comparto.
Partendo dai consumi, il calo strutturale per il vino europeo dovrebbe proseguire, a causa del cambio di abitudini e preferenze e per il fatto che le giovani generazioni consumeranno meno alcol. La scelta di vini di fascia più alta, ma consumati con meno frequenza, è tra le altre ragioni di questa tendenza. Ma la principale causa, scrive la Dg Agri, sembra essere la deriva salutistica, accompagnata da politiche nazionali che punteranno alla moderazione, assieme all’aumentata competizione tra vino e altre bevande. Nel dettaglio, i Paesi che subiranno maggiormente questa flessione saranno quelli tradizionalmente collegati al consumo di vino, come ad esempio Francia e Germania. Da un altro punto di vista, emerge uno spostamento dei gusti dai rossi verso vini più freschi, leggeri e facili da bere, in particolare spumanti e bianchi. Un trend che si accompagna all’aumento delle vendite di bevande a base vino, compresi i prodotti no-low alcol, segmento per il quale i volumi resteranno comunque relativamente bassi.

foto credits: Daniel by Unsplash
Da qui al 2035, il consumo di vino nell’Unione europea dovrebbe scendere annualmente di uno 0,9%, fino a circa 19,3 litri pro capite, al di sotto dei 21,2 litri, media del periodo 2021-2025. La destinazione d’uso del vino Ue resta prevalentemente coperta dai consumi domestici (66%) e dalle esportazioni (20%), mentre circa 30 milioni di ettolitri – trend stabile – saranno destinati ai cosiddetti altri usi (tra cui la distillazione o usi industriali per prodotti trasformati). Secondo la Dg Agri, alcuni mercati di destinazione del vino europeo, come Regno Unito e Stati Uniti, iniziano a scricchiolare e registrare trend di consumo simili a quelli del Vecchio Continente.
Pertanto, anche i volumi prodotti in Europa potrebbero scendere ulteriormente da qui al 2035 di uno 0,5% annuo, il che significa che la produzione scenderà a 138 milioni di ettolitri. Giù anche le superfici vitate, per un decremento annuo dello 0,6 per cento, dando per scontato che le rese per ettaro siano stabili e le condizioni meteo normali.
GRAFICO. Vendite di vino in Europa per colore (in milioni di euro)

fonte: Euromonitor international, Alcoholic drinks 2025, industry edition – da report Dg Agri Commissione Ue
In questo scenario, è difficile e incerto prospettare una crescita futura per le esportazioni di vino Ue. Considerando l’impatto dei dazi statunitensi e l’alta imprevedibilità dei mercati, l’Europa sta vendendo meno vino verso gli Stati Uniti, suo primo cliente, e allo stesso tempo vede diminuire la domanda nel suo secondo mercato di destinazione, il Regno Unito. In aumento, si legge nel report della Commissione, l’esportazione di vini in America Latina e in alcuni Paesi dell’Africa. Ma non in maniera tale da rimettere in equilibrio la bilancia delle esportazioni made in Ue. Pertanto, l’export complessivo di vino è stimato in calo dello 0,6% annuo fino al 2035, a fronte di importazioni in ulteriore diminuzione di un 1,9% l’anno.
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