Alcuni territori hanno la vocazione nel diventare simbolo, altri invece, col tempo, vanno oltre e diventano davvero linguaggio riconoscibile. Le Langhe appartengono senza dubbio a questa seconda categoria: un luogo che ha saputo trasformare la propria complessità in un sistema di lettura, comprensibile e condiviso, capace di parlare al mondo del vino molto oltre i propri confini geografici.
Ed è anche per questo che l’evento degustazione Grandi Langhe, arrivato alla decima edizione e riservato agli operatori del settore e alla stampa, continua a rappresentare un appuntamento centrale nel calendario enologico italiano. Non solo un’anteprima, ma un momento di messa a fuoco. Un’occasione per tornare alle origini e, da lì, allargare lo sguardo a tutto il Piemonte vitivinicolo.

Quest’anno, per la prima volta, è stato organizzato un evento pensato anche per tutti i wine lovers che vogliano scoprire in anteprima le nuove annate dei vini DOCG e DOC di Langhe, Roero e di tutto il Piemonte: il 25 gennaio, nello splendido Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino. si terrà Anteprima Grandi Langhe 2026, con Gambero Rosso come media-partner, che prevede due turni di degustazione (14.30-17.30 e 18.30-21.30). Un’occasione imperdibile per vivere il Piemonte del vino incontrando i grandi protagonisti del territorio e degustando liberamente centinaia di etichette in un contesto d’eccezione.

Le Langhe, insieme a Roero e Monferrato, riconosciuti come patrimonio UNESCO, sono infatti il cuore pulsante di un racconto che è allo stesso tempo una sorta di laboratorio permanente di viticoltura di precisione. Un paesaggio che ha costruito la propria reputazione non soltanto sulle denominazioni più conosciute a livello mondiale, come le Docg Barolo e Barbaresco, ma su un lavoro paziente di lettura del dettaglio, che si spinge anche fino alle Menzioni Geografiche Aggiuntive. Suoli, esposizioni, altitudini, microclimi: elementi che qui diventano struttura portante. Le marne, il calcare, le argille sono così strumenti interpretativi, capaci di spiegare perché questi vini abbiano fatto della longevità, dell’eleganza e della riconoscibilità territoriale una cifra stilistica osservata e studiata in tutto il mondo. Accanto alle Langhe, ad esempio, il Roero si afferma come territorio con una voce propria. Docg autonoma, identità distinta, ma un legame profondo con lo stesso paesaggio culturale. Il Nebbiolo, qui, cambia passo e tensione, mentre il Roero Arneis rappresenta una delle espressioni più convincenti del bianco piemontese contemporaneo: un vino che negli anni ha saputo emanciparsi dal ruolo di comprimario per diventare elemento centrale del racconto.
Grandi Langhe è quindi una celebrazione delle sue denominazioni madri che diventa modello, ma che riesce anche a scavare in profondità, e a leggere il paesaggio attraverso i suoli e i terroir. Un modo per permettere di attraversare l’intero Piemonte del vino, dove accanto ai grandi rossi simbolo, trovano spazio il Nebbiolo d’Alba, il Dolcetto d’Alba e il Barbera d’Alba, insieme alle denominazioni che definiscono altri territori chiave della regione, come la Barbera d’Asti e l’Asti Spumante dal Monferrato, il Gavi e i Colli Tortonesi, fino all’Alto Piemonte, con le sue storiche espressioni di Nebbiolo, insieme a tutte le altre denominazioni che compongono il mosaico regionale. Un insieme articolato, coerente, che restituisce l’immagine di una regione capace di tenere insieme profondità storica e dinamismo produttivo.
Oltre 500 cantine partecipano all’evento, a testimonianza di un sistema che ha imparato a fare squadra. Il lavoro del Consorzio di Tutela Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani, del Consorzio di Tutela del Roero e di Piemonte Land of Wine emerge come una regia condivisa, capace di coordinare e valorizzare le differenze mantenendo una visione comune. Il pubblico a cui Grandi Langhe si rivolge è quello dei wine-lovers consapevoli, ma anche di chi con il vino lavora ogni giorno: enotecari, ristoratori, sommelier, operatori del settore. Un pubblico che cerca non solo l’assaggio in anteprima, ma strumenti di orientamento, chiavi di lettura, occasioni di confronto.
In questo senso, la partnership con il Gambero Rosso rappresenta un passaggio significativo. Non un semplice marchio a supporto dell’evento, ma la condivisione di un’ambizione: fare di Grandi Langhe uno dei momenti centrali del racconto del vino italiano, capace di unire divulgazione, approfondimento e visione sistemica. Alla fine, il messaggio è chiaro. Le Langhe e il Roero restano il punto di partenza, la paternità è riconoscibile e rivendicata. Ma è proprio da lì che il Piemonte si racconta per intero, mostrando la propria complessità, la propria solidità e quella rara capacità di trasformare un territorio in una grammatica condivisa del vino.
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