Stati Uniti

Musica blues, soul food e liquori clandestini: cos'erano i juke joints, i locali raccontati nel film Sinners

Nati nel periodo del proibizionismo, questi club musicali segreti erano dei luoghi di incontro per le comunità Black del Mississippi, come racconta il film che ha battuto il record di nomination agli Oscar

  • 27 Gennaio, 2026
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Ne rimangono una manciata, ma a un tempo, i juke joints costellavano le campagne del Mississippi, e in alcuni centri più grandi del delta non era raro trovare strade o interi quartieri a loro dedicati. La parola “juke” si pensa derivi dal termine creolo-Gullah joog, che significa “chiassoso” e “disordinato”. E se il chiasso e la musica suonata forte erano la colonna sonora di questi luoghi, in passato, però, chi gestiva un juke joint doveva assicurarsi che fosse costruito in un’area sicura. Per questo motivo i locali notturni sorgevano spesso in zone rurali appartate, fuori dai percorsi battuti per sottrarsi alla violenza dall’oppressione del regime segregazionista sotto le leggi Jim Crow, e dalle fiaccole e cappi del Klu Klux Klan.

Immersi in aree boscose, venivano costruiti con materiali poveri e di recupero, soprattutto legno grezzo e lamiere. Nel tempo, i juke joint hanno rappresentato veri e propri snodi musicali, offrendo un rifugio in cui distrarsi, almeno per una notte, dopo la lunga settimana di duro lavoro nei campi di cotone.

juke joint di lamiera

Il juke joint nel film Sinners

La storia di due gangster gemelli che nel 1932 decidono di aprire un juke joint è il punto di partenza del film Sinners, re d’incassi al botteghino nel 2025. Nella pellicola che ha battuto tutti i record per numero di nominations agli Oscar, il juke joint dipinge l’epoca, mettendo in risalto il crocevia culturale tra schiavi afro-americani, le comunità di nativi e quelle immigrate latine. Espressione culturale nata dal dolore e trasformata in patrimonio emotivo condiviso. Parallelamente, il ritratto è dipinto anche attraverso quello che si consumava al juke joint.

sinners juke joint

Cosa si mangiava nei juke joints

Al juke joint si mangiavano piatti poveri rappresentativi degli Stati del Sud, ma anche contaminazioni provenienti dal Messico e dalle comunità latine in cerca di lavoro. Riportati all’attenzione del pubblico grazie al film, i tamales del delta del Mississippi, chiamati anche hot tamales, erano un alimento base nelle case degli schiavi, portato nella regione dai braccianti messicani alla fine del 1800 e l’inizio del 1900 arrivati per lavorare alla raccolta del cotone. Facili da trasportare e sostanziosi, ma soprattutto, per le famiglie di colore e messicane, era un pasto economico. Si tratta di tamales classici ma più sottili, e le foglie di mais avvolte attorno al ripieno come un sigaro.

delta hot tamales

Nei juke joints si mangiava soprattutto pollo fritto, pesce gatto fritto, contorni classici come i collard greens, il rituale barbecue, pane al mais e arachidi bollite. Molti di questi piatti sono ancora il soul food delle comunità Black, nel Sud e oltre. Nel periodo del proibizionismo, inoltre, non si potevano vendere alcolici, e per ovviare al problema, alcuni si fabbricavano bevande fatte in casa con quello che c’era. Negli Stati del Sud nasce così il moonshine, un liquore ottenuto dalla fermentazione del mais.

po monkey juke joint

La fine dei juke joint

Molti juke joint sono scomparsi dopo l’abolizione delle leggi Jim Crow. Alcuni storici juke joint che hanno resistito al tempo hanno chiuso negli ultimi anni. Costruito originariamente intorno agli anni ‘20, il Po’ Monkey’s era uno degli ultimi esemplari rimasti nel delta del Mississippi, chiuso nel 2016 dopo la morte del proprietario. Ma proprio come l’iconica scena finale del film Sinners che fa da ponte tra la storia dei generi musicali, gli eredi della cultura dei juke joint si possono ancora trovare nei jazz club, nelle discoteche anni Settanta, nelle hip-hop block party, nei magazzini dove si è fatta la stotia della musica house e persino nella moderna cultura dei sound bar di oggi. Non si beve più di contrabbando, ma il sapore del soul food resta immutato.

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