Recensioni

Il ristorante che riporta a tavola antiche ricette tra i vicoli alla moda di Napoli

Carni, cotture ancestrali e piatti classici, da grande borghesia europea, come il filetto alla Wellington: cosรฌ La Brasa conquista il pubblico napoletano

  • 21 Febbraio, 2026
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Fuoco, come ingrediente essenziale e come prima forma di cottura primordiale. Per certi versi, guardare alla cucina de La Brasa Beef Restaurant, realtร  gastronomica nel pieno tessuto urbano napoletano, รจ un poโ€™ un ritorno allโ€™ancestrale. In via Nisco, crocevia tra i bei palazzi in stile liberty di via dei Mille e la movida piรน fervida dei ยซbarettiยป di Chiaia, l’insegna sembra stare giusto al centro, quasi a ricordare quanto la contemporaneitร  in cucina passi necessariamente attraverso le sue stesse origini.

Come si intende qui l’innovazione

E se l’evoluzione fosse, allora, esattamente una via di mezzo tra il ritorno all’antico e lโ€™esasperato bisogno futuristico? Forse sarร  stata questa la domanda che si รจ posto Francesco Agnese, chef resident de La Brasa, con la risposta che si legge nel suo menu: una linea post tradizionale dove convivono esercizi reconditi e piatti dallโ€™accento nettamente contemporaneo. Cosรฌ รจ per la tartare di Rubia Gallega accompagnata da una cenere commestibile e salsa bernese al tartufo, o la rib di bovino brasata allโ€™Aglianico, fino allโ€™uovo poche con ragรน di porcini al miso bianco. Tutto รจ lavorato sul confine tra linguaggi diversi attraverso tecniche di cottura e ingredienti stranieri e nostrani che si intrecciano.

La carne come protagonista principale, ma cโ€™รจ spazio anche per le verdure dellโ€™orto, trasformati in piatti di grande impatto. Dagli amuse-bouche che piacciono, con uno spiedino di barbabietola, funghi e zucca lavorato con la griglia a un soffritto vegetale, per arrivare, poi, agli innovativi spaghetti alla cacio e pepi scottati alla brace, un piatto che riesce a sorprendere per la notevole intensitร  del condimento (con pecorino Fiore Sardo) profumato con sette tipologie di pepe, come il nero di Cambogia o il rosso, il bianco e il verde Sichuan.

Antiche ricette rispolverate

Il vero spartiacque รจ, perรฒ, il filetto alla Wellington, consolatore di una tradizione difficile da ritrovare spesso nelle cucine italiane. E vien da dire che a vederlo cosรฌ, in una dorata sfoglia glassata, che incisa rivela una cottura calibrata e un interno rosato frutto di controllo termico e tecnica, emerge una nostalgia che neppure si sapeva di provare. Di quelle preparazioni di un passato lontano (fu creato nel 1800 in onore del prima duca di Wellington) riposte, chissร  perchรฉ, in un ricettario ritrovato, solamente sul finire degli anni ’60 da Julia Child nel suo programma televisivo The French Chef e, rispolverato da Gordon Ramsay nel 2000, quando ormai, di lui si erano perse nuovamente le tracce.


Agnese lo ripropone nella sua ricetta originale, senza nessuna rivisitazione e, guarda caso, รจ anche il piatto piรน richiesto della sala, incontrando il favore di una clientela trasversale, che dai residenti del luogo arriva agli appassionati del mondo fine dining. E’ forse, questo, anche un poโ€™ un monito: non sempre รจ necessario mettere nuove firme su qualcosa che รจ giร  auto biografato, con la bravura di uno chef che sta anche nel sapersi esprimere senza gesti rivoluzionari, ma con la soliditร  della propria consapevolezza. E la sua cucina non ha paura di osare neanche coi piatti piรน semplici (che non vuol dire facili), come per il purรฉ di patate in versione pura o con spolverata al tartufo, cosรฌ soffice e spumoso a mostrare, dietro quelle righe meno altisonanti del suo menu, una grande preparazione che lo precede.

Dalle navi da crociera ai grandi ristoranti borghesi

รˆ il Mediterraneo, letteralmente tutto, il primo spazio in cui Agnese inizia la sua storia ristorativa come chef di navi di lusso. Nel mentre, poi, ci infila una serie lunghissima di collaborazioni, fino a consolidarsi e plasmarsi prima a Parigi, al Mini Palais con lo chef Eric Frichon, per affinare, poi, le sue competenze a Beaune a Le Jardin des Remparts. Il rientro in Italia lo vede a Bologna (Relais Bellaria) poi in Penisola Sorrentina (al Bikini di Vico Equense) per arrivare al capoluogo campano che gli regala la notorietร  con il J Contemporary Japanese restaurant. Dal 2022 varca la porta de La Brasa, con un mix – ormai ora perfetto – di energia, ma anche di giusta maturitร .

Nella sala, dagli arredi caldi e con unโ€™illuminazione accogliente, il servizio รจ disinvolto, ma consapevole, ben orchestrato dalla sommelier Flora Manzo e corroborato da una interessante carta dei vini mantenuta dai pilastri dei piรน classici produttori italiani ed esteri e colorata da spruzzi di novitร  cosรฌ da unire dogmatismi e ultime tendenze. Il resto lo fa lโ€™essenzialitร , con una mise en place minimale, a valorizzare i piatti โ€œclassiciโ€ della moderna cucina de La Brasa.

La Brasa Beef Reastaurant – via Nicola Nisco, 21 – Napoli – www.instagram.com/labrasabeefrestaurant

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