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Il riscatto di Corleone, la città legata alla mafia rinasce grazie a ristoranti e artigiani del cibo

Da simbolo della cronaca mafiosa a laboratorio agricolo: tra olio biologico, grani antichi e nuove imprese, Corleone prova a riscrivere la propria identità

  • 28 Febbraio, 2026
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Non tutti sanno che la città conosciuta per la cronaca nera e giudiziaria legata al clan dei corleonesi e per il “mito” creato da Hollywood e consacrato nel film Il Padrino, è un paese ricco di storia, natura, architettura e paesaggi ancora incontaminati. Soprattutto, Corleone – paese di diecimila abitanti in provincia di Palermo, adagiato in una zona interna collinare circondata dai Monti Sicani – è un territorio che in passato era il granaio della Sicilia che oggi vive di produzioni eccellenti come l’olio, il grano, il miele e il pomodoro, e di altri prodotti unici come la zucca, lo zafferano e le lumache. Sono diverse le aziende agricole e realtà imprenditoriali create dopo essere state confiscate alla mafia e grazie alla resistenza e al coraggio di una parte della comunità che ha sentito forte il senso del riscatto e orgoglio e ha portato avanti una battaglia fatta di lavoro, ritorno alla terra e impresa moderna.

Corleone libera e produttiva

Buona la prima per il neo progetto “Corleone libera e produttiva”, che vede protagonisti l’Associazione Proloco Corleone, l’Associazione NOVA, la Cooperativa ‘Nzitu, il Museo CIDMA e la Proloco Ficuzza. Insieme hanno costituito il “Tavolo per la Promozione e lo Sviluppo della Comunità di Corleone”, con l’obiettivo di promuovere le bellezze culturali e naturalistiche del territorio, il patrimonio agricolo e agroalimentare.

«Un luogo di incontro, di idee e di azioni concrete per valorizzare le risorse locali, supportare le imprese e migliorare la qualità – commenta Luca Gazzarra, presidente dell’Associazione Proloco Corleone -. Vogliamo promuovere il territorio, le relazioni tra le imprese agricole, lo scambio di esperienze. È soltanto un primo passo con la promessa di presentare questo progetto annualmente perché il valore fondamentale di Corleone è l’agricoltura ma anche innovazione nell’agricoltura».


La favola siculo-americana di Bona Fortuna

Steve Luczo, imprenditore italo-americano di Chicago, cresce con il suo Italian dream: fare ritorno nella terra dei suoi antenati. Quarant’anni dopo, il sogno di Steve Luczo prende forma e si chiama Bona Furtuna, l’azienda agricola nata nei terreni appartenuti un tempo a nonna Rosa e nonno Cosmo, dove oggi si produce un olio biologico extra vergine di oliva da cultivar autoctone come Biancolilla Centinara.

Non solo olio, l’azienda di Steve e della moglie Agatha, gestita insieme all’agronomo Pasquale Marino, produce anche pasta, conserve di pomodoro, condimenti con spezi ed erbe spontanee. Un progetto che pratica l’agricoltura sostenibile e che ha un impatto sulla comunità grazie ai progetti sociali come il finanziamento degli scavi archeologici.

La triade produttiva di Corleone

Sorge sull’altopiano del fiume Belice la zona agricola di Corleone vocata all’olivicoltura, che oggi sconfina in altri territori per espansione. Perché è sulla filiera dell’olio che le aziende del territorio stanno scommettendo. Oltre alla già citata Bona Furtuna che punta esclusivamente all’export, ci sono l’Azienda agricola Di Puma e La Ciliegia. E anche i numeri sono in crescita. Oggi, su una superficie di 600 ettari, si producono mediamente 700 tonnellate di EVO principalmente da cultivar come Giarraffa, Nocellara, Biancolilla.

Un tempo granaio della Sicilia Occidentale, oggi Corleone prova a recuperare quella che fu la sua identità originaria anche se manca una vera e propria filiera di trasformazione del grano. I luoghi del grano sono a valle del fiume Belice, a 350 metri di altezza. È qui che si concentra la maggior parte della produzione di grano duro: 24.000 mila tonnellate su 6000 ettari.

Sulla trasformazione ha scommesso l’azienda Vescera di Carlentini, che ha aperto un pastifico e creato il brand di pasta Corleone, popolare all’estero, soprattutto in Australia e negli Stati Uniti. Oggi a Corleone l’azienda Vescera ha mantenuto solo la coltivazione di venti ettari di grano duro e la molitura, mentre la produzione della pasta – che si aggira sui 20 mila chili- si è spostata a Carlentini. Se di passaggio a Corleone non volete rinunciare ad un buon piatto di pasta fresca con grani di Corleone, fermatevi al Pastificio Russo, laboratorio di pasta artigianale e ristorante.

Nota anche per l’apicoltura, Corleone ha contributo a tutelare l’ape nera siciliana grazie al lavoro di aziende come Nettare di Corleone, oggi giunta alla quarta generazione guidata da Giuseppe Comajanni, che gestisce 450 alveari di api di razza siciliana. Avviata nel 2020, l’azienda di Salvatore Paternostro nasce dalla passione per le api di un giovane apicoltore siciliano, che con dedizione è arrivato a circa 600 alveari, dislocati lungo il territorio corleonese e conducendo un’apicoltura nomade, alla ricerca di territori incontaminati e inseguendo le varie fioriture per produrre mieli monoflora.

Il nuovo volto di Corleone

Non un pomodoro qualsiasi. Quello che cresce a Corleone su terreni argillosi è il “pomodoro siccagno costoluto di Corleone”, una vera eccellenza alla cui coltivazione si dedica l’azienda Feudo Realbate e che si trasforma in un prodotto tipico per molte aziende corleonesi: la salsa di pomodoro, con le caratteristiche di una salsa dolce e profumata. Quella che potrebbe invece sembrare una scelta insolita, si è rivelata un successo per l’azienda agricola Casale del Drago, il cui prodotto di punta è la Zucca Rossa di varietà Moscata di Provenza, che grazie al microclima tipico della collina interna della Sicilia e alla presenza di terreni argillosi e profondi ricchi di fosforo e potassio, assume caratteristiche organolettiche uniche e preziose.

È ancora una nicchia a Corleone ma potrebbe crescere. Parliamo dell’elicicoltura e della coltivazione dello zafferano, entrambe rappresentano il volto nuovo e sperimentale della vocazione agricola moderna di Corleone e vedono crescere aziende di zafferano come quella di Giovanni Leone e La Ciliegia anche per la coltivazione di lumaca e l’utilizzo della bava per uso cosmetico e farmacologico.
Si fa strada anche la tradizione casearia corleonese con prodotti artigianali come il caciocavallo di Corleone, il pecorino, la ricotta salata e aziende attive nel settore come la Masseria Leggio e il Caseificio San Michele.

La cucina di Corleone

Difende la sua identità e semplicità la cucina di Corleone, fortemente legata alla sua tradizione agricola.
Il piatto più rappresentativo è tanto semplice quanto tipico: la pasta al pomodoro siccagno.
Ma grazie al paesaggio fatto di colline, boschi, radure e rocche di pietra, cascate ( la Cascata delle Due Rocche si nasconde tra i vicoli del paese) il Bosco della Ficuzza, il Gorgo del Drago, a Corleone la biodiversità significa anche verdure ed erbe spontanee che si trovano in piatti come la pasta con il finocchietto di montagna o i cardi in pastella. Per i dolci, si segue perlopiù la tradizione palermitana, ma in paese ci tengono a ricordare che la dolceria più antica è Dolceria Iannazzo (primi del 900) dove si possono gustare i biscotti “tetù”, il cannolo preparato con una ricetta centenaria, dolci alle mandorle. Tra i posti dove mangiare, merita una menzione la Taberna “Casa nostra” , il nuovo progetto della “Cooperativa lavoro e non solo” che nasce in strutture confiscate alla mafia e che oltre ad occuparsi di educazione alla legalità si occupa di cucina del territorio.

Dove mangiare a Corleone

Antica Stazione di Ficuzza

anticastazione.it – antica stazione ricevimenti

Il Bevaio di Corleone

http://www.ilbevaiodicorleone.it/

Dolceria Iannazzo

Piazza Nascè, 6, 90034 Corleone PA

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