«Inutile nascondesi, qualche problema c’è e di contro c’è anche qualche esagerazione» fa Umberto Montano. Commenta la chiusura di molte botteghe del Mercato Centrale di Milano per irregolarità igienico sanitarie, a seguito di controlli effettuati il 18 e il 19 febbraio scorsi dall’Ats (Agenzia di Tutela della Salute della Città Metropolitana di Milano). A Montano, creatore della struttura come di altre tre omonime, abbiamo chiesto conto della notizia.
Diciassette botteghe chiuse su 30, come mai?
C’è stato un controllo e ci ha trovato non conformi.
Si è parlato di blatte.
Esatto, ma non è che il mercato è invaso dalle blatte, ne basta una per essere fuori legge. Ne sono state trovate 2 o 3 nelle botteghe, nelle trappole, e sollevando le pedane di lavoro se ne vede qualcuna, quantitativi modesti, ma abbastanza per considerarle un rischio che bisogna prevenire. Giustamente.
Da dove arrivano?
Dai sotterranei: tutti gli spazi e i servizi della Stazione Centrale sono in un sotterraneo con tutti i magazzini. La situazione della stazione è nota anche all’Ats che infatti ha scritto nella sua comunicazione che riguarda il Mercato e tutto l’edificio che è colpito da questi insetti contro cui c’è un combattimento serrato, ma sono un nemico potentissimo. Da parte nostra siamo arrivati a fine lavori senza sapere di questa infestazione massiccia e poderosa e non abbiamo saputo leggere il problema in proiezione futura così non abbiamo saputo vedere le strade per difenderci.
È un mea culpa?
Certo, di tutto questo la responsabilità è solo nostra, di tutti noi: Mercato e artigiani. Le persone a cui di più dobbiamo far arrivare le nostre scuse sono i clienti; a loro chiediamo mille volte scusa perché queste cose non devono succedere, non ci sono scuse salvo spiegare come è andata.
E come è andata?
Abbiamo un sistema di controllo igienico-sanitario strutturato, che coinvolge sia dipendenti che collaboratori esterni, per garantire standard elevati di igiene e sicurezza alimentare, e una corretta gestione delle non conformità e del monitoraggio degli infestanti. Facciamo regolari trattamenti e disinfestazioni. Il nostro lavoro non è una azione trasandata del negoziante ma un combattimento costante.
Siete controllati regolarmente?
Sì certo, da sempre, almeno 7/8 controlli l’anno, come tutti. Non siamo affatto un caso.
E allora?
Un’ipotesi potrebbe essere che in questo periodo la grande attenzione su Milano per le Olimpiadi ha portato tutti a voler mostrare che fanno con impegno il loro lavoro ed è una cosa sacrosanta. Ma ci ha messo nella condizione di essere confusi con un posto della non igiene ed eccoci qui.
Non è così?
Ma no, assolutamente: investiamo nella gestione dell’igiene e sanità cifre molto consistenti; fatture alla mano nel solo 2025 abbiamo fatto investimenti pari a 170mila euro per sola disinfestazione blatte, l’anno prima erano quasi 140mila.
Non è stato abbastanza però…
C’è un piano di haccp con azioni di autocontrollo e una cura esasperata per tenere una struttura così grande in condizioni igienico-sanitarie corrette, ma stavolta questo nemico ci ha fatto un brutto scherzo. C’è stato questo controllo, hanno voluto vedere tutto e tutto insieme e ci ha trovato non conformi. Non parliamo di cibo avariato o scaduto, si discute dello spazio in cui siamo che ha agenti infestanti. Anche se facciamo tanti passaggi, l’attenzione non è mai abbastanza.
Quindi cosa non ha funzionato?
Non vogliamo liberarci dalla responsabilità di questo evento: non abbiamo fatto abbastanza perché non abbiamo coordinato con gli altri azioni risolutive. Sappiamo tutti che è un problema che si risolve solo con una concertazione forte con il padrone di casa nostro e di Grandi Stazioni, cioè Rail, insomma Ferrovie dello Stato. Loro stessi non hanno mai preso sotto gamba questa questione per cui stiamo facendo dei lavori disumani per portare a soluzione un problema grave. Però ci tengo a dire che il nostro posto non è infestato ma che non risponde ai rigorosi e legittimi criteri. Per non averle mai più dobbiamo capire da dove nascono e andare all’origine del problema.
E perché non si può fare?
Quel che manca in questo momento è un coordinamento tra noi Grandi Stazioni, Ferrovie dello Stato e con tutta probabilità anche il Comune di Milano. Tutti dovremmo essere chiamati in causa.
Ora a voi che succede?
La procedura prevede che chiudi e metti le cose a posto secondo quel che hanno prescritto. Noi stiamo lavorando come matti per riconquistare la conformità, abbiamo riaperto tutto, tappato i buchi e fatto il necessario. Ci sono procedure da seguire e documentare di giorno in giorno dagli operatori, per sanificare ed eliminare il problema. Quando sei in ordine mandi una pec all’Ats perché vengano a verificare che sei di nuovo a norma. Noi contiamo di inviarla già domani.
Quanto vi è costata questa chiusura?
Questa è un’altra questione, ora non importa.
Beh ci sono dei dipendenti, però. I problemi arrivano a cascata su tutti
È chiaro che ci sono dipendenti, il pubblico e le attività collegate, l’indotto, ma non voglio parlare di questo, con queste cose bisogna fare i conti tutti i giorni e prenderle per quello che sono. Ma giuro che non abbiamo mai messo a repentaglio la salute dei clienti e artigiani e pur prendendo atto che è una nostra mancanza su cui dobbiamo lavorare per ripristinare
Allora parliamo del danno d’immagine? Come si riconquista la fiducia del pubblico?
Si riconquista con la serietà: noi siamo seri e nessuno dei nostri artigiani non è serio.
Non ha paura delle conseguenze?
Sì certo che sì, vieni messo alla pubblica gogna. Ma le cose accadono e tu hai una reazione: c’è chi si piange addosso e chi si convince che si possono fare le cose meglio di prima.
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