Riti a tavola

"Si mangia con le mani e si servono 13 piatti": il rito della tavola di San Giuseppe in Molise

Nel cuore del Molise, tra altari, preghiere e piatti di magro, la Tavola di San Giuseppe è un rito antico fatto di condivisione, devozione e tredici portate simboliche

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Nel cuore del Molise la festa di San Giuseppe assume una forte valenza religiosa e comunitaria. Altari addobbati, tavole imbandite, lunghi pasti, preghiere e canti popolari animano alcuni paesi della provincia di Campobasso, tra cui Riccia, Casacalenda e Guardalfiera. I preparativi, di cui le donne sono tradizionalmente protagoniste, cominciano mesi prima; con l’avvicinarsi del grande giorno, nelle chiese e nelle case vengono allestiti degli altari in onore del Santo, addobbati da drappi colorati, fiori e grano, mentre dalle cucine iniziano a sprigionarsi i profumi delle pietanze, rigorosamente di magro (coincidendo col periodo di Quaresima).

La Tavola di San Giuseppe in Molise

Il giorno di San Giuseppe i cittadini si riuniscono nelle case per dare inizio alla festa. Dopo aver recitato insieme preghiere e canti popolari, il pranzo può cominciare: tradizione vuole che sia composto da (almeno) tredici portate. Le pietanze subiscono variazioni a seconda del paese e della famiglia, ma alcune sono immancabili, come i legumi (ceci, fave, cicerchie, fagioli e piselli) cotti in grandi pignate intorno al camino, e i bucatini con la mollica, sia salati che in una curiosa versione dolce, con zucchero e uvetta; chi vuole rispettare l’usanza fino infondo può dilettarsi mangiando la pasta, o meglio i maccheroni, direttamente con le mani, come Totò nell’iconica scena.

Tra i dolci troviamo le scrippelle, pasta lievitata fritta ricoperta di zucchero, e i caveciuni, ravioli dolci con un ripieno a base di ceci e miele. Terminato il pranzo si recitano di nuovo le preghiere e viene offerto al Santo un cesto contenente una pagnotta di pane e un assaggio delle pietanze servite.

La leggenda di San Giuseppe e il pasto donato ai poveri

l legame tra questa lauta festa e San Giuseppe si spiega, come ogni tradizione che si rispetti, con una leggenda: nel paese di Riccia si narra che un povero viandante, dopo diversi tentativi falliti, riuscì a trovare ristoro presso la dimora di un’umile signora, che lo accolse e condivise con lui le poche vivande di cui disponeva. Una luce radiosa illuminò il vecchio e dal suo bastone fiorì un giglio: era San Giuseppe. Da quel giorno è usanza che si doni un pasto ai poveri, in onore del Santo: così è nata la devozione. San Giuseppe è una celebrazione dell’accoglienza, della condivisione e dell’altruismo e le Tavole di San Giuseppe in Molise ne sono testimoni.

Volendo dare una spiegazione storica, va considerato che la celebrazione di San Giuseppe è altrettanto sentita in diverse regioni del Sud Italia, tra cui Sicilia, Puglia e Campania; fonti attendibili suggeriscono che tale devozione approdò in Molise agli inizi del Settecento grazie a dei monaci che, dalla Puglia, si erano stabiliti nel territorio molisano.

Una tradizione che resiste nel tempo

A lungo la tradizione delle Tavole è stata un forte elemento di coesione sociale in queste piccole comunità. Oggi purtroppo, come spesso accade, il rito sta accusando il colpo del tempo: se in passato la festa era allestita in ogni casa, oggi, a occuparsi della sua organizzazione, sono associazioni ed enti del territorio. A farvi parte sono dei veri e propri angeli custodi della tradizione, che con dedizione e passione ogni anno si dedicano alla cura di ogni dettaglio, per regalare alla comunità un momento unico e tenere acceso negli abitanti del luogo quel senso di appartenenza che solo questi rituali possono donare.

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