Franciacorta

"Il vino non si spiega, si vive": la strategia (unica) di Ca' del Bosco per far innamorare le persone

Niente fiere nรฉ pubblicitร : la cantina di Franciacorta punta tutto sullโ€™esperienza tra arte, tecnologia e degustazioni immersive

  • 01 Maggio, 2026
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Dal 2019 Caโ€™ del Bosco ha abbandonato le maggiori fiere di settore. E non investe nemmeno copiosamente in pubblicitร , punta con forza altrove: portare le persone in cantina. ยซParliamo di 25mila visite lโ€™anno, circa 6mila solo stampa e trade. Cโ€™รจ chi viene solo per vedere le opere dโ€™arte, chi abbina calici e bike tra i vigneti che durano diverse ore. Ci sono percorsi di degustazioni semplici e quelli piรน strutturatiยป, racconta Maria Lavinia Zanella (in copertina insieme a maurizio Zanella), che cura la comunicazione e promozione dellโ€™azienda come brand ambassador. Il momento di svolta sul piano enoturistico? The Floating Piers di Christo, quei pontili galleggianti ricoperti di tessuto giallo cangiante hanno collocato il Lago dโ€™Iseo nella mappa mondiale: ยซHanno fatto piรน quei 10 giorni di installazione che 100 anni di promozione turistica per il Lagoยป, ridacchia Maurizio Zanella.

Cancello solare di ย Giรฒ Pomodoro

Qui sullโ€™arte contemporanea si scommette da tempo: รจ il canale di comunicazione della cantina di Erbusco per valorizzare la produzione e la percezione del marchio. Il Cancello solare di Arnaldo Pomodoro apre il percorso da quasi 30 anni, mentre i lupi blu in plastica riciclata di Cracking art sul tetto fanno la guardia al progetto enologico. Sarร  il cielo plumbeo, ma creano unโ€™atmosfera irreale, quasi sinistra.

Niente fiere e pubblicitร : la strategia controcorrente

In cantina il punto di partenza รจ un enorme plastico – stile Porta a Porta, ma decisamente piรน tecnologico e a dir poco dettagliato – ci immergiamo nella Franciacorta: i suoi anfiteatri, i monti che monti non sono davvero. Ed ecco che si illuminano le parcelle di proprietร , con un sistema digitale interattivo in grado di raccontare vita, morte e miracoli di ciascuna vigna, sesto dโ€™impianto, etร , lavoro, rese. Caโ€™ del Bosco – nel 1994 la quota di maggioranza passa al Gruppo Santa Margherita, oggi ย Herita Marzotto Wine Estates – dispone di circa 280 ettari, tra vigne proprietร  e fitti da almeno 20 anni. Tanti anni fa cโ€™รจ stata la svolta verso il biologico: ยซCi crediamo tantissimo anche se altri stanno facendo passi indietro. La Franciacorta ha perso unโ€™occasione storica: poteva essere la prima denominazione interamente bio. Ci siamo andati vicino, eravamo arrivati al 72%, oggi siamo intorno al 53% che รจ comunque una cifra altissima se comparata alle altre grandi denominazioni del vino italiano ed europeoยป, aggiunge Maurizio. Il problema piรน grande per lโ€™azienda รจ la siccitร , lโ€™azienda si sta strutturando con pozzi e nuovi sistemi: ยซLโ€™inquinamento delle falde acquifere sarร  il tema del futuro, anche per questo il bio รจ una scelta fondamentaleยป. Intanto, si pianta sempre piรน in quota, le ultime vigne toccano i 550 metri nella zona di Santa Teresa.

Maurizio Zanella

Maurizio Zanella, lโ€™esiliato

Come รจ nato il tutto? Da quello che lo stesso Maurizio Zanella definisce un esilio. ยซQuesta veniva chiamata la valle dei lupi, nessuno ci voleva venire. Mi hanno esiliato qui dopo i successi milanesiยป, racconta divertito, mentre mostra quello che lui chiama โ€œcolosseoโ€, un rudere, 4 mura in croce conservate intorno alla vigna che si รจ sviluppata tutta intorno. ยซAllโ€™inizio non cโ€™era nemmeno lโ€™acqua e lโ€™allaccio della luce, solo bosco. I primi mesi sono stati tremendi, poi mi sono appassionato e mi sono salvato con la motoยป. Zanella รจ uno di quei personaggi che nel vino italiano tornano di raro: visionari, testardi, poco inclini ad allinearsi, piรน interessati a costruire una strada che a percorrerne una giร  tracciata. Tra corse e scorribande, ha iniziato a esplorare zone poco conosciute dove poi ha investito e impiantato la vigna. Fondamentale รจ stata lโ€™amicizia con lo storico fattore, Antonio Gandossi, e lโ€™influenza fortissima di Luigi Veronelli: ยซSenza di lui non ci sarebbe tutto questo. Non solo come insegnamenti ma come valori, lโ€™idea di andare contro il sistema, lโ€™ordine delle cose, i disciplinari, unโ€™integritร  morale che รจ stata vera guidaยป.

Sul piano tecnologico lโ€™ossessione per il dettaglio e lโ€™innovazione rasentano i limiti della โ€œfolliaโ€. Ci sono quattro linee di pressatura, ogni cassetta viene sterilizzata prima dellโ€™uso, i grappoli vengono lavati e poi asciugati per eliminare i residui di rame, in modo poi da valorizzare anche le fecce fini. Dal 2005 sono stati tra i primissimi a usare la tecnica Jetting per lโ€™imbottigliamento grazie a un macchinario ideato – e brevettato โ€“ che elimina lโ€™ossigeno dalla bottiglia prima della tappatura, evitando choc ossidativi e consentendo al contempo una riduzione di solfiti. Lโ€™ultima novitร , racconta Stefano Capelli, enologo della casa da ben 40 anni – riguarda invece lโ€™ossigeno allโ€™interno del sughero, ย tutti i tappi sono resi inerti con lโ€™azoto prima del loro utilizzo. Il brevetto dovrebbe arrivare a breve promette scenari molto interessanti.

Peso del tempo sospeso di Stefano Bombardieri

E tra il Peso del tempo sospeso, lโ€™iconico rinoceronte sospeso nel vuoto a dimensione naturale dellโ€™artista bresciano Stefano Bombardieri, scritte al neon stilizzate sotto forma di tralci (Handandland di Irene Coppola), ritroviamo il vecchio torchio utilizzato dallโ€™enologo francese Andrรฉ Dubois โ€“ (in francese โ€œdal boscoโ€ per ironia della sorte) 50 anni fa.

Lโ€™aveva firmata lui โ€“ con quel macchinario che sembra preistoria in mezzo a cosรฌ tante luci – la bottiglia che degorgiamo ร  la volรฉe: Anna Maria Clementi (la dedica รจ alla mamma di Maurizio) 1979, la prima annata prodotta. Colore luminosissimo e vitalitร  da vendere, รจ incredibilmente viva, con quella ricchezza aromatica piena, ma controllata, di nocciola tostata e pepe, giร  cosรฌ riconoscibile. Al palato รจ ancora tagliente, lunghissima nello sviluppo, perรฒ; a seguire stappiamo la magnum di Anna Maria Clementi 2014, lโ€™anno della sua scomparsa. Un vino di finezza poco comune, molto piรน sottile, agrumato e teso, purissimo nellโ€™articolazione, tra le migliori versioni di sempre insieme a 2004 e 2008 (ci รจ piaciuta meno la 2015).

Cuvee Prestige Tunnel. Foto: Mattia Aquila

Il tunnel

La visita continua tra tunnel, giochi di luce, caveau con cieli stellati: un racconto del vino che non ha bisogno di didascalie, semplicemente si attraversa, si osserva, si ascolta.

La cupola dei sensi. Foto: Mattia Aquila

Cosรฌ si struttura La cupola dei sensi, una stanza psichedelica con quattro postazioni che giocano con lโ€™illusione e lโ€™eccesso: il rumore del perlage portato allโ€™estremo, il tatto, la vista, giochi di specchi, profumi spruzzati nei calici. ยซFondamentalmente abbiamo capito che non dovevamo rompere i coglioni alla gente, con malolattiche e tecnicismi, ma far vivere il vino tramite emozioni, tramite istinti e sensazioni universali che arrivano a tuttiยป, taglia corto Maurizio.

ยซCโ€™รจ chi vuole venire qui solo per passare un buon pomeriggio e magari non sa nulla di vino come il nerd di turno che vuole sapere tutto. Per questo, in fase di prenotazione e allโ€™inizio delle visite facciamo diverse domande per capire il mood del gruppo e declinare la visitaยป, aggiunge Maria Lavinia. Fondamentalmente in tutta la visita non si parla mai nel dettaglio dei vini, ma tutto ciรฒ che รจ intorno li ricostruisce, li fa immaginare per creare attesa e desiderio.

E si continua tra iperrealismo, eccesso e sguardi fanciulleschi con la Prestige Immersion, si entra in unโ€™enorme bottiglia capovolta composta da 34mila bottiglie vuote e retroilluminate di Cuvรฉe Prestige, con una navicella che conduce sottoterra, lรฌ dove sono stoccate appena 10 milioni di bottiglie. Il dialogo con lโ€™arte continua tra sculture โ€“ ogni anno viene finanziato un premio a un giovane scultore del territorio โ€“ e foto dโ€™autore.

L’illuminazione ricrea un cielo stellato attraverso i fori del pupitres

La stilettata ai cuochi

Lโ€™80% della produzione viene venduta in Italia, quasi il 90% al ristorante (al resto ci pensa Esselunga), un modello piuttosto peculiare. ยซUn modello completamente diverso rispetto ai francesi, su 140 milioni bottiglie di Champagne vendute nel Paese, 75 passano attraverso la grande distribuzione. Noi dobbiamo continuamente girare, creare una rete, mantenere i rapportiยป. E arriva in tavola lโ€™attualitร , a partire dal tema ricarichi eccessivi e il calo di vendite del vino, la mancanza di spirito imprenditoriale.

ยซIl cuoco รจ bravo a fare il suo mestiere, ma la cucina รจ solo il 49% di un ristorante. E questo i cuochi non lโ€™hanno ancora capito perchรฉ sono molto egocentrici. Infatti, dove non c’รจ un cuoco superstar poi il ristorante mediamente va beneยป, ironizza Maurizio. Scocca il momento di una magnum di Curtefranca Chardonnay 2009. Pazzesca: completa, raffinata, legno e frutto danzano; ha davanti a sรฉ almeno altri 15 anni gloriosi; meno performante il Maurizio Zanella 2009, blend di cabernet, merlot e franc. Nella nostra lunga militanza al Gambero non ricordiamo di aver assaggiato un solo rosso della Franciacorta capace di farci sobbalzare dalla sedia. La produzione dei vini fermi della casa si concentrerร , in particolare per i rossi, nella zona oriente della Franciacorta, dalle parti di Cellativa, dove in passato esisteva una piccola denominazione dedicata.

Il futuro dellโ€™alcol

Nel futuro prossimo non sono di certo in programma vini senzโ€™alcol a casa Zanella: ยซSul vino dealcolato abbiamo perso la battaglia a livello europeo, non si doveva chiamare vino. Non รจ vino, levi lโ€™alcol e levi lโ€™anima, senza รจ unโ€™altra bevanda che non ci interessaยป, taglia Maurizio. L’errore รจ stato politico โ€“ evidenzia – la pressione delle grandi cooperative sociali e di chi aveva troppo vino invenduto ha prevalso, ma non vede affatto un futuro roseo per la categoria, che sarร  sempre minoritaria e si stabilizzerร  intorno al 5% dei consumi.

Stefano Capelli. Foto by Giuseppe La Spada

Insieme a Stefano Capelli, il regista silenzioso che non esce mai dalla cantina, entriamo sul tecnico e ricordiamo una data precisa: 1978, lโ€™anno del primo Dosaggio Zero. Al tempo, viste le vendemmie, era davvero un azzardo, probabilmente si tratta del primo in assoluto in Italia e tra i primissimi casi in Europa. E questo spiega anche perchรฉ oggi il Dosaggio Zero Vintage Collection sia il riferimento per la tipologia. Oggi perรฒ la musica รจ cambiata: ยซNon abbiamo piรน bisogno di dosare perchรฉ il frutto รจ giร  maturo, non devo piรน bilanciare lโ€™aciditร . Da 4 anni non facciamo piรน il Brut e anche sul Satรจn siamo sul grammo e mezzo di zuccheroยป.

E sulla ricerca dellโ€™ossidazione ha le idee parecchio chiare e diametralmente opposte alla scuola Selosse: ยซQuello รจ un gesto tecnico, il gusto ossidativo non mi fa sentire la vigna. รˆ un aroma che genera il lievito, รจ lโ€™intervento dellโ€™uomo. E se con queste vendemmie calde perchรฉ dovrei ossidarlo, io piuttosto devo proteggerlo, non devo creare lโ€™aroma, ma conservare lโ€™unicitร  di partenzaยป.

Maurizio rincara la dose: ยซBisogna sempre ricordarci da dove parte La Franciacorta. Oggi nei giovani non vedo piรน quella fame e voglia di migliorarci che avevamo, alcuni giovani produttori si sono seduti su qualcosa che danno per scontato, attenzione!ยป, dice chi ha costruito lโ€™azienda con una bottiglia sempre pronta in valigia girando senza sosta. Oggi รจ Maria Lavinia a portare avanti e costruire la nuova rete di contatti. Tra le bottiglie scovate in cantina, ritroviamo anche un insolito, e fuori produzione, Elfo 10, taglio di erbamat (varietร  locale piantata alla fine degli anni โ€™80, quando non era nemmeno legale) e sauvignon blanc. A Caโ€™ del Bosco le hanno provate davvero tutte: una meravigliosa banda di matti.

Foto di copertina: Prestige Immersion, Mattia Aquila

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