Vignaioli

Piccole aziende vitivinicole sempre più fragili: la metà è esposta a pressioni finanziarie che ne ostacolano la crescita

Un nuovo identikit delle cantine Fivi mostra le difficoltà ad accedere ai prestiti bancari. I vignaioli dicono sì all'ingresso di capitali esterni ma vogliono mantenere il controllo dell'impresa

  • 20 Aprile, 2026
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Imprese vitivinicole verticali, resistenti ma allo stesso tempo fragili, esposte a frequenti pressioni finanziarie che generano problemi di liquidità e le inducono ad aprire il proprio capitale per crescere. Allo stesso tempo, alla ricerca di competenze, accesso ai mercati internazionali e rafforzamento strategico con la precisa volontà di privilegiare controllo e continuità aziendale. L’identikit è emerso dalla ricerca Fivi (Federazione italiana vignaioli indipendenti) e realizzata da Invernizzi Agri Lab – Sda Bocconi, col sostegno della Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi e di Crédit agricole Italia.

Il risultato dello studio

Presentata al Vinitaly, l’indagine (dopo la prima resa nota ad aprile 2025) ha coinvolto 400 imprese del vino tra le 1.800 aderenti a Fivi. La ricerca ha seguito un approccio sequenziale, partendo dal capitale circolante, che determina la liquidità, proseguendo con le scelte di apertura del capitale e le strategie di crescita, e concludendosi con le operazioni straordinarie, come espressione delle condizioni finanziarie e delle decisioni strategiche.

«I lunghi cicli produttivi tipici del settore, il disallineamento tra tempi di incasso e pagamento – ha spiegato Luca Ghezzi, coordinatore della ricerca e docente di Management and control systems di Sda Bocconi – possono generare pressioni finanziarie che richiedono di essere gestite adeguatamente. Inoltre, le scelte di crescita per vie esterne non rispondono primariamente a esigenze di natura finanziaria ma alla ricerca di competenze, accesso ai mercati e rafforzamento strategico».

Convegno Fivi al Vinitaly 2026

L’ingresso di capitali esterni

«Le aziende Fivi risultano profondamente ancorate alla terra e alla produzione, lontane da dinamiche di natura speculativa», ha sottolineato Rita Babini, vignaiola e presidente Fivi, nel commentare i risultati. «Investono le proprie risorse in impianti e terreni – ha aggiunto – e ricorrono ancora in modo limitato agli strumenti di credito, segnalando al tempo stesso alcune difficoltà, soprattutto per le realtà di dimensione più contenuta» e in particolare a causa dei i tassi troppo alti dei prestiti bancari e delle eccessive garanzie richieste.

C’è l’interesse delle cantine all’apertura a nuovi capitali (soprattutto per esigenze di marketing, nuovi investimenti produttivi, liquidità aziendale) «ma mantenendo saldo il controllo dell’azienda – ha sottolineato Babini – e con l’obiettivo di investire di più nella promozione e nella produzione». Come dire che le aziende Fivi non sono in vendita.

Rita Babini presidente Fivi

Preoccupa la liquidità aziendale

Un dato preoccupante che emerge dallo studio riguarda la liquidità aziendale. Il 51% del campione intervistato ha frequenti pressioni. «È un dato certamente legato alla natura stessa del nostro modello di impresa, basato su importanti investimenti iniziali e su un ciclo del circolante inevitabilmente lungo: i vini di qualità – ha spiegato Babini – escono dalla cantina a distanza di molti mesi o anni dalla vendemmia, e quando si investe in un vigneto il lento ritorno dall’investimento comincia dopo almeno 4 o 5 anni».

Secondo la Fivi, in questo scenario, occorre che i flussi finanziari esterni siano puntuali. Incertezze e ritardi nei pagamenti «rischiano di frenare la propensione agli investimenti, costringendo le aziende a ridimensionare i propri piani di sviluppo e innescando un circolo poco virtuoso per l’intero comparto».

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Ocm Promozione, ok a riduzione soglia minima di accesso

Sembra ormai un mantra, ma l’esigenza per le piccole imprese di accedere ai fondi della promozione Ocm resta decisivo. «Nonostante il forte desiderio dei Vignaioli di aprirsi ai mercati internazionali, che la ricerca mette in luce – evidenzia la presidente Babini – altri dati mostrano che solo una piccola parte delle aziende riesce a beneficiare delle attuali misure di sostegno». A questo proposito, Fivi plaude alla novità contenuta nei nuovi bando Ocm Promozione vino del Masaf, con la possibilità concessa alle Regioni di ridurre la soglia minima di accesso ai progetti: «Un primo passo concreto per rendere le politiche più inclusive, tenendo conto anche delle specificità dei piccoli produttori».

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