Il Masaf anticipa i tempi del bando Ocm vino Promozione verso i Paesi terzi rispetto al 2025 e stanzia 98 milioni di euro a favore delle imprese vitivinicole italiane che scelgono l’internazionalizzazione, con 22,5 milioni riservati ai progetti nazionali e i restanti a quelli multiregionali e regionali.
Vinitaly 2026 è stata l’occasione per illustrare il decreto direttoriale, pubblicato il 14 aprile e valevole per la campagna 2026/27. Il bando, su iniziativa del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, arriva un mese prima rispetto al maggio 2025 anche per sfruttare meglio la programmazione delle imprese esportatrici, alle prese con un contesto globale incerto, tra dazi negli Usa e guerre in Medio Oriente e Russia-Ucraina, nel quale l’Europa si è mossa per siglare accordi di libero scambio con Mercosur, Australia e India. Il settore ha sete di mercati alternativi e nuove rotte per le produzioni, ma ha bisogno di tempi più lunghi per la pianificazione.
«Noi italiani – ha dichiarato il ministro durante la fiera di Verona – dobbiamo essere i primi nel mondo non solo per produzione ma anche in valore, rafforzando le nostre filiere, come abbiamo fatto con questo Governo, con interventi economici mai visti prima nella storia repubblicana».
Diverse le novità della misura 26/27. La più evidente è il rafforzamento degli elementi di flessibilità operativa, come chiesto dalle imprese a livello europeo che hanno portato all’adozione del Pacchetto vino, per adattare gli interventi alle specificità dei mercati. Come ha sottolineato durante uno specifico incontro con l’Ismea al Vinitaly di domenica 12 aprile, sia Marco Lupo (capo dipartimento Sovranità alimentare e ippica del Masaf) sia Teresa Nicolazzi (direttore generale Agebil del Masaf), il bando Ocm Promozione contiene misure per agevolare l’accesso dei piccoli produttori (micro e piccole imprese), anche attraverso la modulazione delle soglie minime di investimento. Alle Regioni è concessa, infatti, la possibilità di ridurre la soglia minima di accesso ai progetti regionali e multiregionali (abbassando il tetto ben al di sotto dei 100mila euro), proprio per favorire l’accesso alle Pmi. Misura, questa, particolarmente caldeggiata al Tavolo vino dalla Fivi.

I progetti ammessi dovranno essere attuati dal 16 ottobre 2026 al 15 ottobre 2027, con un sostegno alle azioni di informazione e di promozione internazionale che avrà una durata massima di tre anni in un determinato mercato, con la possibilità del beneficiario di chiedere la proroga. Non sarà obbligatorio per le aziende del vino presentare i tanto temuti tre preventivi di spesa comparabili per ciascuna voce progettuale, ma basterà presentarne anche uno solo assieme a una dichiarazione sostitutiva che attesti l’impossibilità di individuare dei soggetti in grado di fornirli. I termini di presentazione delle domande di contributo per i progetti riferiti alla quota nazionale scadono il 15 giugno 2026.

foto d’archivio Gambero Rosso
Altri elementi di novità sono l’aggiornamento dei costi di riferimento per mercati strategici (Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Svizzera e Cina) e l’introduzione di nuovi parametri per il Giappone. Il bando Ocm Promozione 2026/27, come già fatto in quello precedente (2025/26), sarà più digital grazie al potenziamento della digitalizzazione delle procedure, con l’ampliamento delle funzionalità dell’applicativo informatico per la gestire le domande. L’obiettivo del Masaf, come richiesto più volte dalle associazioni di categoria del comparto vino, è semplificare l’accesso agli aiuti e ridurre gli oneri amministrativi per le imprese.

«Quest’anno abbiamo ulteriormente anticipato i tempi di pubblicazione del bando – ha dichiarato il direttore Lupo durante l’incontro Il vino italiano dall’analisi di mercato alle politiche di settore – in modo da dare agli operatori più tempo per programmare e realizzare le iniziative. Abbiamo introdotto ulteriori spazi di flessibilità, per consentire adattamenti dei progetti in un contesto internazionale assai complesso, e semplificazioni nella fase di presentazione e rendicontazione. I risultati degli ultimi anni in termini di utilizzo delle risorse e l’apprezzamento ricevuto dall’intera filiera per il lavoro svolto, ci confermano che siamo nella giusta direzione e ci stimolano a migliorarci ogni anno». Luca Rigotti, presidente di Mezzacorona e responsabile vino per Confcooperative, ha sottolineato i «progressi nell’informatizzazione delle procedure», ma anche il lavoro fatto in Europa col Pacchetto vino: «Bisogna proseguire su questa strada, unitamente agli sforzi diplomatici indirizzati a risolvere il problema dei dazi sul mercato statunitense, attualmente frenato anche dal cambio euro-dollaro poco favorevole».
Con 7,8 miliardi di euro, sui mercati esteri, l’Italia si conferma poi secondo esportatore in valore a livello globale, ha riferito Tiziana Sarnari (responsabile ufficio Indicazioni geografiche di Ismea). Nel 2025, l’Italia ha mantenuto la leadership mondiale con una produzione di 44 milioni di ettolitri di vino (+0,7%) e un export di circa 21 milioni di ettolitri, seppure in calo rispetto al 2024. Un risultato «trainato dalla qualità», ha concluso Sarnari. Con circa il 90% rappresentato da vini a indicazione geografica «a conferma di un’evoluzione del consumo verso i segmenti di maggior pregio». Tra i fattori trainanti della domanda c’è l’enoturismo, un fenomeno stimato a 2,5 miliardi di euro con 18 milioni di italiani coinvolti.
Soddisfatte sigle della filiera vitivinicola italiana. In una nota congiunta, Alleanza cooperative agroalimentari, Assoenologi, Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, Federdoc, Federvini, Fivi e Unione italiana vini) hanno apprezzato le novità introdotte, tra cui, il rafforzamento della flessibilità operativa, che consente di «adattare gli interventi alle specificità dei mercati internazionali» e l’aggiornamento dei costi di riferimento per i mercati strategici. «Positivo – si legge nel documento – anche il potenziamento della digitalizzazione delle procedure, con l’ampliamento delle funzionalità dell’applicativo informatico per la gestione delle domande, per semplificare l’accesso agli aiuti e a ridurre gli oneri amministrativi per le imprese, oltre alla possibilità data alle Regioni di ridurre la soglia minima di accesso ai progetti per i piccoli produttori».
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