Mercati

Ci salveranno i vini premium: dieci rotte inaspettate (ma promettenti) per l'export vitivinicolo

Avviso ai naviganti: abbandonare la pigrizia (non tutti i vini vanno bene per tutte le tappe) e i luoghi comuni (la Cina non beve solo rossi). L'opportunity index dell'Osservatorio Uiv-Vinitaly anche senza gli Stati Uniti

  • 09 Aprile, 2026
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Ci sono una buona e una cattiva notizia per lโ€™Italia. La buona รจ che sarร  il segmento premium a salvare le esportazioni future di vino. La cattiva? รˆ che sarร  il segmento premium a salvare le esportazioni future di vino. Il motivo di questa duplice lettura รจ di facile spiegazione: il Belpaese mantiene ancora una vocazione orientata alla parte medio-bassa dello scaffale, con segmenti basic e popular che fanno oltre lโ€™80% del valore del vino Made in Italy consumato nel mondo. Quelli che rientrano nei cosiddetti vini premium (da un prezzo cantina minimo di 8 euro si arriva a seconda dei mercati tra i 25 e i 50 euro), invece, pesano per poco piรน del 15%. Eppure, le previsioni sono chiare: su questi prodotti il valore al consumo non รจ calato nemmeno in questi anni turbolenti e anzi รจ prevista unโ€™ulteriore crescita al 2029 (+1%), perchรฉ sono richiesti non solo dai nuovi mercati, ma anche da quelli consolidati.

Il futuro รจ premium

La strada futura del vino italiano รจ, quindi, sรฌ in salita, ma nel senso letterale del termine. Puntare ad un posizionamento verso lโ€™alto รจ lโ€™obiettivo da qui ai prossimi anni, come emerge dallโ€™analisi dellโ€™Osservatorio Uiv-Vinitaly in anteprima per il Gambero Rosso: ยซSe il nostro paese si desse lโ€™obiettivo di aumentare di 1 punto lโ€™anno il peso dei premium sulla propria offerta (+11% di valore in 5 anni), lโ€™export generale ne risentirebbe in maniera positiva, arrestando quella decrescita che โ€“ a fattori costanti โ€“ รจ prevista continuare fino almeno al 2029 per cumulare un -12% di saldo 2029/24ยป.
Compiti per casa: inutile piangere sullโ€™export perduto (il 2025 si รจ chiuso con un prevedibile -3,7% a 7,7 miliardi di euro), meglio mettersi in ascolto e rimboccarsi le maniche.

I dieci mercati su cui puntare

Fatto il salto di qualitร , resta una domanda a cui rispondere: dove orientare la bussola? Fino a questo momento il โ€œnordโ€ del vino italiano รจ stato innegabilmente il mercato statunitense. Lo spostamento del campo magnetico, sotto lโ€™effetto dei dazi e di una recessione dei consumi iniziata giร  qualche anno fa, ha mandato in tilt le rotte commerciali alla ricerca di nuovi punti di riferimento. Ma non รจ necessariamente una zavorra, come sottolinea il presidente di Unione italiana vini Lamberto Frescobaldi: ยซNel mondo del vino siamo abituati a trovare opportunitร  nelle avversitร , รจ una pratica che abbiamo affinato negli anni facendo il nostro lavoro a cielo aperto, sempre esposto alle intemperie. I dazi sono certamente unโ€™avversitร  ma anche unโ€™occasione per dare una sveglia al settore, per mettere maggiormente a sistema i propri punti di forza in azienda e fuori, esplorando nuove possibilitร  di business in giro per il mondo. Che non mancano, ma vanno individuate con lโ€™analisi e lo studio dei mercati, prima ancora che con la presenza e il corretto posizionamentoยป.
Ovviamente non significa che bisogna rinunciare al mercato a stelle e strisce โ€“ di nuove Americhe non se ne scoprono certo tutti i giorni – ma bisogna anche trovare nuovi porti a cui approdare.

Lโ€™Osservatorio del Vino ci ha fornito la mappa del Premium Wines Opportunity Index con le 10 destinazioni piรน interessanti, costruito intrecciando fra gli altri i dati di export italiano per price point, le dinamiche di consumo e i fattori competitivi interni ai singoli mercati. E non mancano le sorprese. Pronti a salpare?
Avviso ai naviganti: abbandonare luoghi comuni (la Cina non beve solo rossi!), pigrizia (non tutti i vini vanno bene in tutti i paesi) e staticitร  (i mercati non vanno solo presidiati, ma vanno conosciuti).

Vaโ€™ dove ti porta il mercato

Il primo approdo raggiungibile in tempi brevi รจ il Giappone. Ma con quale equipaggiamento? In primis vini fermi, ma qua il segmento premium potrebbe non bastare, come rivela il responsabile dellโ€™Osservatorio Carlo Flamini: ยซLo sguardo deve puntare possibilmente ancora piรน in alto del segmento premium, per approdare alla categoria dei luxury wines, oggi presidiata soprattutto dai vini francesi. La quota di consumo di questi vini sul totale mercato รจ attesa raggiungere il picco del 20% nel 2029ยป.

Si prosegue verso il Messico che, ยซdal punto di vista vinicolo, puรฒ essere considerato unโ€™appendice degli Stati Uniti meridionali, per tipologie di vino consumate, mix etnico e affinitร  delle catene retailยป, argomenta Flamini che poi continua: ยซLa quota dei vini premium sul totale consumi รจ del 16%, con lโ€™Italia che invece sta ancora poco sotto la metร , ma con tassi di crescita attesi al 2029 superiori alla media, determinati soprattutto dai vini fermi, in particolare rossi. Anche le bollicine, finora limitate allโ€™espansione del Lambrusco (che trova nel Messico una delle prime destinazioni dellโ€™export), sono attese a una nuova etร  dellโ€™oro, puntando segmenti di popolazione maturi e alto-spendentiยป.

A sorpresa, in terza posizione, troviamo la Corea del Sud, che perรฒ ha bisogno di tempi di navigazione piรน lunghi: ยซQui โ€“ รจ lโ€™analisi di Flamini – le crescite dei vini premium attese al 2029 sono per ora appannaggio di altri fornitori, in particolare Francia, Stati Uniti e anche Cile, mentre lโ€™Italia deve ancora trovare un nuovo feeling con il mercato, sia sulla parte still wines, sia soprattutto su quella spumante, dove lโ€™appeal della parte piรน alta dello scaffale รจ tutto da costruireยป.

Ad aprire la rotta verso il Brasile (quarta posizione in classifica), potrebbe essere il trattato tra Europa e Mercosur, visto lo scotto che in questi anni abbiamo pagato per la tassazione esagerata. ยซรˆ un mercato che ragiona molto per brand e meno per denominazione. Via libera agli spakling e ai vini rossi di un certo livello, che al contrario di quel che si pensa, non sono per nulla stati banditi da tutte le tavole del mondoยป. Promemoria: ad ogni paese il suo vino.

Carlo Flamini, responsabile Osservatorio Uiv-Vinitaly

Mercati di nuova generazione

Si passa, poi, ai cosiddetti mercati di nuova generazione. Ancora relativamente piccoli, pesano poco sul portafoglio dellโ€™export nazionale, ma mostrano tassi di crescita costanti. Vietnam, Thailandia, Indonesia e India – a differenza di Giappone e Corea del Sud – hanno in comune una forte connotazione giovane lato consumi, che prende strade a prima vista divaricate: da una parte il forte peso dei cocktail, anche a base vino, dallโ€™altra la pulsione alla conoscenza del vino come prodotto a sรฉ stante, con indici di penetrazione altissimi dei corsi del Wset tra i piรน giovani, in particolare le donne.
ยซIl fil rouge che lega insieme cocktail e vino sarร  ovviamente lo spumante โ€“ rivela il responsabile dellโ€™Osservatorio – si prevedono crescite per quelli italiani premium del 25% in Vietnam, del 27% in Thailandia, del 30% nelle Filippine e addirittura del 76% in India, segno inequivocabile che lโ€™approccio easy della mixology si traduce poi in ricerca di esperienza piรน alta. Dallโ€™altra parte, restano in crescita anche i vini fermi, con il picco di +14% sul mercato indianoยป.

La second life della Cina

Capitolo a parte merita la Cina: lโ€™eterna promessa non mantenuta del vino italiano. Eppure, in questa speciale classifica si colloca al sesto posto. Segno che merita una seconda possibilitร ? ยซIl punto โ€“ spiega Flamini – รจ che quella che abbiamo conosciuto era unโ€™altra Cina che acquistava vino luxury che nessuno consumavaยป. Vedi alla voce Bordeaux, sparito da radar. ยซOra il mercato รจ diventato piรน piccolo, ma reale e si รจ fatta โ€œpuliziaโ€; quello che si compra si consuma realmente. Iniziano cosรฌ ad emergere tipologie che noi non pensavamo fossero adatte a loro, come bianchi e spumanti. Si pensi solo al successo del Moscato dโ€™Asti in questa piazzaยป. Dimenticare, quindi, i luoghi comuni: Cina uguale vini rossi, bottiglie pesanti, e-commerce. Siamo di fronte ad unโ€™altra faccia del Dragone. O per lo meno รจ a quella che bisogna parlare (e vendere).

Il caso australiano

Tra le sorprese di questa classifica delle piazze appetibili per il vino italiano cโ€™รจ anche lโ€™Australia, di cui si parla molto poco. ยซSi tratta di un paese occidentale situato nella zona asiatica, ma con un background a tutti gli effetti piรน vicino a noi โ€“ spiega Flamini – La tradizione vitivinicola รจ molto forte, ma con unโ€™offerta limitata a pochi prodotti. Da qui la rilevanza anche come sbocco vitivinicolo, sebbene al momento sia presidiata da due competitor: Nuova Zelanda e Francia. Lโ€™Italia sta comunque crescendo ed รจ bene che continui a farlo perchรฉ si trova davanti una destinazione matura con un dizionario giร  pronto. Basta solo leggere e approfondireยป.

Mancano allโ€™appello di questo โ€œviaggio di ricognizioneโ€ in premium class i Paesi africani e quelli dellโ€™Est Europa, che pure potrebbero rappresentare interessanti destinazioni da tenere dโ€™occhio. Ma se i primi sono ancora instabili da un punto di vista economico e sociale, i secondi appaiono piรน โ€œbasiciโ€ rispetto allโ€™offerta premium presa in considerazione. Ne riparliamo tra qualche anno.

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