Ci sono una buona e una cattiva notizia per lโItalia. La buona รจ che sarร il segmento premium a salvare le esportazioni future di vino. La cattiva? ร che sarร il segmento premium a salvare le esportazioni future di vino. Il motivo di questa duplice lettura รจ di facile spiegazione: il Belpaese mantiene ancora una vocazione orientata alla parte medio-bassa dello scaffale, con segmenti basic e popular che fanno oltre lโ80% del valore del vino Made in Italy consumato nel mondo. Quelli che rientrano nei cosiddetti vini premium (da un prezzo cantina minimo di 8 euro si arriva a seconda dei mercati tra i 25 e i 50 euro), invece, pesano per poco piรน del 15%. Eppure, le previsioni sono chiare: su questi prodotti il valore al consumo non รจ calato nemmeno in questi anni turbolenti e anzi รจ prevista unโulteriore crescita al 2029 (+1%), perchรฉ sono richiesti non solo dai nuovi mercati, ma anche da quelli consolidati.

La strada futura del vino italiano รจ, quindi, sรฌ in salita, ma nel senso letterale del termine. Puntare ad un posizionamento verso lโalto รจ lโobiettivo da qui ai prossimi anni, come emerge dallโanalisi dellโOsservatorio Uiv-Vinitaly in anteprima per il Gambero Rosso: ยซSe il nostro paese si desse lโobiettivo di aumentare di 1 punto lโanno il peso dei premium sulla propria offerta (+11% di valore in 5 anni), lโexport generale ne risentirebbe in maniera positiva, arrestando quella decrescita che โ a fattori costanti โ รจ prevista continuare fino almeno al 2029 per cumulare un -12% di saldo 2029/24ยป.
Compiti per casa: inutile piangere sullโexport perduto (il 2025 si รจ chiuso con un prevedibile -3,7% a 7,7 miliardi di euro), meglio mettersi in ascolto e rimboccarsi le maniche.

Fatto il salto di qualitร , resta una domanda a cui rispondere: dove orientare la bussola? Fino a questo momento il โnordโ del vino italiano รจ stato innegabilmente il mercato statunitense. Lo spostamento del campo magnetico, sotto lโeffetto dei dazi e di una recessione dei consumi iniziata giร qualche anno fa, ha mandato in tilt le rotte commerciali alla ricerca di nuovi punti di riferimento. Ma non รจ necessariamente una zavorra, come sottolinea il presidente di Unione italiana vini Lamberto Frescobaldi: ยซNel mondo del vino siamo abituati a trovare opportunitร nelle avversitร , รจ una pratica che abbiamo affinato negli anni facendo il nostro lavoro a cielo aperto, sempre esposto alle intemperie. I dazi sono certamente unโavversitร ma anche unโoccasione per dare una sveglia al settore, per mettere maggiormente a sistema i propri punti di forza in azienda e fuori, esplorando nuove possibilitร di business in giro per il mondo. Che non mancano, ma vanno individuate con lโanalisi e lo studio dei mercati, prima ancora che con la presenza e il corretto posizionamentoยป.
Ovviamente non significa che bisogna rinunciare al mercato a stelle e strisce โ di nuove Americhe non se ne scoprono certo tutti i giorni – ma bisogna anche trovare nuovi porti a cui approdare.

LโOsservatorio del Vino ci ha fornito la mappa del Premium Wines Opportunity Index con le 10 destinazioni piรน interessanti, costruito intrecciando fra gli altri i dati di export italiano per price point, le dinamiche di consumo e i fattori competitivi interni ai singoli mercati. E non mancano le sorprese. Pronti a salpare?
Avviso ai naviganti: abbandonare luoghi comuni (la Cina non beve solo rossi!), pigrizia (non tutti i vini vanno bene in tutti i paesi) e staticitร (i mercati non vanno solo presidiati, ma vanno conosciuti).

Il primo approdo raggiungibile in tempi brevi รจ il Giappone. Ma con quale equipaggiamento? In primis vini fermi, ma qua il segmento premium potrebbe non bastare, come rivela il responsabile dellโOsservatorio Carlo Flamini: ยซLo sguardo deve puntare possibilmente ancora piรน in alto del segmento premium, per approdare alla categoria dei luxury wines, oggi presidiata soprattutto dai vini francesi. La quota di consumo di questi vini sul totale mercato รจ attesa raggiungere il picco del 20% nel 2029ยป.

Si prosegue verso il Messico che, ยซdal punto di vista vinicolo, puรฒ essere considerato unโappendice degli Stati Uniti meridionali, per tipologie di vino consumate, mix etnico e affinitร delle catene retailยป, argomenta Flamini che poi continua: ยซLa quota dei vini premium sul totale consumi รจ del 16%, con lโItalia che invece sta ancora poco sotto la metร , ma con tassi di crescita attesi al 2029 superiori alla media, determinati soprattutto dai vini fermi, in particolare rossi. Anche le bollicine, finora limitate allโespansione del Lambrusco (che trova nel Messico una delle prime destinazioni dellโexport), sono attese a una nuova etร dellโoro, puntando segmenti di popolazione maturi e alto-spendentiยป.
A sorpresa, in terza posizione, troviamo la Corea del Sud, che perรฒ ha bisogno di tempi di navigazione piรน lunghi: ยซQui โ รจ lโanalisi di Flamini – le crescite dei vini premium attese al 2029 sono per ora appannaggio di altri fornitori, in particolare Francia, Stati Uniti e anche Cile, mentre lโItalia deve ancora trovare un nuovo feeling con il mercato, sia sulla parte still wines, sia soprattutto su quella spumante, dove lโappeal della parte piรน alta dello scaffale รจ tutto da costruireยป.

Ad aprire la rotta verso il Brasile (quarta posizione in classifica), potrebbe essere il trattato tra Europa e Mercosur, visto lo scotto che in questi anni abbiamo pagato per la tassazione esagerata. ยซร un mercato che ragiona molto per brand e meno per denominazione. Via libera agli spakling e ai vini rossi di un certo livello, che al contrario di quel che si pensa, non sono per nulla stati banditi da tutte le tavole del mondoยป. Promemoria: ad ogni paese il suo vino.

Carlo Flamini, responsabile Osservatorio Uiv-Vinitaly
Si passa, poi, ai cosiddetti mercati di nuova generazione. Ancora relativamente piccoli, pesano poco sul portafoglio dellโexport nazionale, ma mostrano tassi di crescita costanti. Vietnam, Thailandia, Indonesia e India – a differenza di Giappone e Corea del Sud – hanno in comune una forte connotazione giovane lato consumi, che prende strade a prima vista divaricate: da una parte il forte peso dei cocktail, anche a base vino, dallโaltra la pulsione alla conoscenza del vino come prodotto a sรฉ stante, con indici di penetrazione altissimi dei corsi del Wset tra i piรน giovani, in particolare le donne.
ยซIl fil rouge che lega insieme cocktail e vino sarร ovviamente lo spumante โ rivela il responsabile dellโOsservatorio – si prevedono crescite per quelli italiani premium del 25% in Vietnam, del 27% in Thailandia, del 30% nelle Filippine e addirittura del 76% in India, segno inequivocabile che lโapproccio easy della mixology si traduce poi in ricerca di esperienza piรน alta. Dallโaltra parte, restano in crescita anche i vini fermi, con il picco di +14% sul mercato indianoยป.

Capitolo a parte merita la Cina: lโeterna promessa non mantenuta del vino italiano. Eppure, in questa speciale classifica si colloca al sesto posto. Segno che merita una seconda possibilitร ? ยซIl punto โ spiega Flamini – รจ che quella che abbiamo conosciuto era unโaltra Cina che acquistava vino luxury che nessuno consumavaยป. Vedi alla voce Bordeaux, sparito da radar. ยซOra il mercato รจ diventato piรน piccolo, ma reale e si รจ fatta โpuliziaโ; quello che si compra si consuma realmente. Iniziano cosรฌ ad emergere tipologie che noi non pensavamo fossero adatte a loro, come bianchi e spumanti. Si pensi solo al successo del Moscato dโAsti in questa piazzaยป. Dimenticare, quindi, i luoghi comuni: Cina uguale vini rossi, bottiglie pesanti, e-commerce. Siamo di fronte ad unโaltra faccia del Dragone. O per lo meno รจ a quella che bisogna parlare (e vendere).

Tra le sorprese di questa classifica delle piazze appetibili per il vino italiano cโรจ anche lโAustralia, di cui si parla molto poco. ยซSi tratta di un paese occidentale situato nella zona asiatica, ma con un background a tutti gli effetti piรน vicino a noi โ spiega Flamini – La tradizione vitivinicola รจ molto forte, ma con unโofferta limitata a pochi prodotti. Da qui la rilevanza anche come sbocco vitivinicolo, sebbene al momento sia presidiata da due competitor: Nuova Zelanda e Francia. LโItalia sta comunque crescendo ed รจ bene che continui a farlo perchรฉ si trova davanti una destinazione matura con un dizionario giร pronto. Basta solo leggere e approfondireยป.

Mancano allโappello di questo โviaggio di ricognizioneโ in premium class i Paesi africani e quelli dellโEst Europa, che pure potrebbero rappresentare interessanti destinazioni da tenere dโocchio. Ma se i primi sono ancora instabili da un punto di vista economico e sociale, i secondi appaiono piรน โbasiciโ rispetto allโofferta premium presa in considerazione. Ne riparliamo tra qualche anno.
Niente da mostrare
ResetNo results available
Resetยฉ Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica preferenze privacy
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novitร del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
Made with love by
Programmatic Advertising Ltd
ยฉ Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd