Finale di fiera in magnum, il migliore dei formati possibili. Come consuetudine, il Vinitaly del Gambero Rosso si è concluso con un magnum party e una retrospettiva lunga dieci anni. Protagoniste a Verona circa 80 magnum dell’annata 2016 (con qualche simpatico intruso), accompagnate da chicche gastronomiche dove il tempo entra prepotente come ingrediente, dal tonno di Carloforte invecchiato 25 anni a un cucito dell’Oltrepò da brivido. L’annata 2016, ancora una volta, si conferma un millesimo con qualcosa in più: chiamiamolo kick, grip, terzo tempo. In bottiglia c’è una freschezza gustativa e una tensione fuori dal comune, grazie a un andamento climatico che ha regalato acidità naturali elevate e perfetti cicli di maturazione. Ha regalato grandi vini in tutte le regioni italiane e su tantissime tipologie. A Verona non sono mancate vere e proprie sorprese: ecco alcuni tra gli assaggi più interessanti.

Partiamo con un omaggio a Luigi Bosio, scomparso lo scorso 15 aprile. Un brindisi in suo onore con una cuvée che conferma tutta la bontà e serietà di questa cantina famigliare guidata dai figli Cesare e Laura. Sfoggia un profilo ampio e cremoso di frutti rossi e piccola pasticceria, abbinando maturità e struttura (il pinot nero è dominante) in una bevuta completa, appagante e profonda.

Oltre ogni aspettativa. Frutto di un vigneto storico ed un progetto per valorizzare le sfumature territoriali dell’azienda, abbatte ogni cliché. Al naso è ancora super fresco e fragrante: mela verde e pera, con un sottofondo di salvia e timo. Vivace e brioso, con un finale asciutto, nitido e dai profondi richiami minerali. Sorprendente.

“Ancora giovane, ma buono in ottica evolutiva, il Blanc ’16, Chardonnay in cui frutti tropicali e vaniglia hanno ancora bisogno di integrarsi”, scrivevamo nella nostra Guida 2019. Beh, a dieci anni della vendemmia è un vino di grandissima fattura, dalla traccia fumé delicata e perfettamente integrata, slanciato nei registri di cedro e gesso, dalla bocca fine, articolata e cremosa. Ha trovato un punto di equilibrio incredibile.

Elisa Semino ci propone un Timorasso unico nel suo genere, con quel tratto così riconoscibile di agrumi maturi, idrocarburo e pietra focaia. Al palato ha tanta struttura ma anche profondità. Entra caldo e suadente e finisce puro, lungo e armonico. Il finale di erbe officinali è ammaliante, al contempo rigoroso e contenuto. Il Montino è un vigneto dai chiaroscuri unici.

A dieci anni dalla vendemmia conserva intatta una tensione pulsante insieme a una matrice aromatica quasi scolpita. Si apre con una sferzata balsamica di salvia ed erbe fini, seguita da fiori bianchi e sesamo. Il sorso è energico, dotato di un ingresso affilato, un centro bocca dai richiami di frutto nitido e polposo e un finale dalle eleganti sensazioni tosate e iodate. Stratosferico. Ah, come invecchiane bene i bianchi del Collio.

Siamo grandi fan dell’Etna Rosato con un paio di anni sulle spalle. Ma non ci aspettavamo di trovarci davanti a un vino ancora pienamente nella fase di spinta e gioventù, con finissime sensazioni di tè verde e melograno. La bocca è ricca di sensazioni speziate, di pepe e liquirizia, in un contesto di incredibile finezza aromatica. Finale sussurrato eppure lunghissimo. Un incanto.

Fuoriclasse assoluto. Praticamente impalpabile da quanto è fine e ricamato in bocca, eppure lunghissimo e sfaccettato. Una gioiosa e imperdibile interpretazione del Nebbiolo delle Alpi: frutti rossi, tè oolong, sfumature di geranio e viola, note di radici ed erbe di montagna. Genio e magia.

Raffinatissimo con le sue note di china, tartufo nero e scorza d’arancia. La bocca è maestosa per solidità e continuità gustativa. Ha potenza, rigore e complessità da vendere. Ha almeno altri 20 anni alquanto brillanti davanti. Il compagno di giochi perfetto viene sempre da Serralunga d’Alba: in ottima forma il Cerretta 2016 della cantina Ettore Germano, leggermente meno strutturato, ma altrettanto fine e profondo.

Una fragranza così buona che viene voglia d’indossarla. Profumi intensi e soffusi di rosa appassita, pepe e lamponi si arricchiscono di leggere sfumature balsamiche. E che palato pieno e profondo! La trama tannica ricamata accompagna un sorso memorabile. Coniuga complessità, potenza ed energia. Instancabile.

Avvolgente e sontuoso. Avvio con ciliegia sotto spirito e erbe officinali, con una nitida traccia balsamica che accompagna con classe la bevuta. In bocca si distende con straordinaria grazia e riesce a nascondere alla perfezione la sua potenza, risultando agile, sapido e di straordinario allungo, praticamente infinito. Beva travolgente: da far assaggiare a tutti quelli che si sono allontanati dalla tipologia. Poesia.
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