Storie

A Milano c’è una storica trattoria in una cascina che rischia di sparire

Dal 1963 resiste nella periferia sud come una piccola cascina urbana, oggi però il futuro del Casottel è appeso a una decisione del Comune e a una petizione online

  • 30 Aprile, 2026
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Casottel è una testimonianza di una Milano che non c’è (quasi) più. E il comune di Milano potrebbe sbianchettare quella parentesi, sgomberandolo. Parliamo di una trattoria che si trova in via Fabio Massimo, a due passi dalla fermata della metro gialla Porto di Mare, nella periferia sud, dove la città si slabbra nella campagna. Un luogo dal fascino notevole, un casolare di campagna adibito a spot di ristorazione semplice e piuttosto autentica, un pergolato che nelle giornate di primavera e nelle sere d’estate induce al languore e alla condivisione, prezzi non bassissimi ma alla fine onesti visti i bonus immateriali di un posto simile.

Una cascina nascosta nella Milano che si perde

Eppure tutto questo potrebbe finire presto. Perché il Comune di Milano, proprietario dell’edificio, non ha rinnovato il contratto di affitto a Martina Conte, erede della dinastia tutta al femminile che ha guidato questo posto nato nel 1963 negli ultimi decenni: dapprima nonna Lina, poi mamma Isa e ora lei, che però non vuole diventare l’esecutrice testamentaria dell’insegna. Per questo ha lanciato una petizione online su change.org (Petizione · Salviamo il Casottel! Tuteliamo uno dei luoghi simbolo di Milano – Milan, Italia · Change.org) che ha già raggiunto 5.707 firme (ma con questo articolo speriamo aumentino).

Perché il Casottel rischia di chiudere

“La cascina in cui si trova nel 2024 – si legge nella petizione – è già stata oggetto di bando di concessione, per “prevalenti attività sociali e in piccola parte commerciali, con oneri di finanziamento alle attività sociali”: tutti requisiti non affrontabili da una microimpresa come quella che guida Casottel. Tuttavia, in quella occasione il partecipante non ha attenuto la concessione per mancanza di punteggio minimo. Per questo è stata lanciata una raccolta firme per salvaguardare il locale e chiedere all’amministrazione di intervenire, riconoscendo l’importanza culturale, sociale e identitaria di questo luogo”.

L’interno

Un menu semplice

Casottel è un luogo identitario. Non si mangia la migliore cucina di Milano (nemmeno tra le trattorie), i prezzi non sono i più convenienti della città, la cortesia va a fasi alterne, ma l’atmosfera è assolutamente unica, un luogo che fa immaginare una festa di paese, balli, galline nell’aia. Il menu è piuttosto stringato: tre antipasti (tra i quali una Parmigiana), otto primi (Ravioli di zucca burro e funghi, Agnolotti piemontesi al ragù, Polenta e funghi oppure zola), secondi di sola carne (un preistorico Stinco con maiale, un Roast beef all’inglese, un Ossobuco con risotto, un Brasato con polenta). Contorni ridotti al minimo: Insalata o non meglio specificate Verdure cotte di stagione. Dolci “alla voce”, piuttosto nonneschi.

Il menù

Come si mangia

La qualità è piuttosto buona e le porzioni abbondanti. Io ho provato gli Antipasti della casa (13 euro) composti da una selezioni di salumi e sottaceti. Poi delle Tagliatelle al ragù (13) di buona sostanza anche se il sugo troppo “tirato” rende il tutto molto asciutto. Quindi un Vitello tonnato (17) di stile classicista, senza i ciuffi di salsa disposti artisticamente sulla carne ma con quella piacevole (con)fusione tra ingredienti così anni Ottanta. Infine una Cotoletta di vitello al burro con patate di gigantesche proporzioni: tracima dal piatto pur non essendo troppo battuta, la carne è di buona qualità, la panatura molto “stretta” aderisce alla carne perfettamente e la presenza dell’osso induce a mangiarla con le mani. Il prezzo si avvicina a quello delle trattorie gastrofighette piuttosto che a quello delle poche trattorie da battaglia, ma va detto che la dimensione notevole ne fa un piatto a due piazze. Per dolce ho provato delle Fragole con panna davvero casalinghe e una fetta di Crème caramel tagliata da una teglia e molto bruna.

Le Tagliatelle al ragù

La cantina

Si beve attingendo da una carta assai stringate con sole etichette italiane di regioni del Centro-Nord. Ogni mese c’è uno vino “speciale” (può essere un Pet-Nat, un vino vulcanico o uno da viticoltura eroica) che viene caldeggiato. I ricarichi sono onesti, nessuna etichetta supera i 32 euro. Piccolo difetto: non c’è proposta al calice.

L’esterno

Quanto si spende

I prezzi: antipasti da 6 a 16 euro, primi da 12 a 14, secondi da 17 a 22 con esclusione dei piatti “doppi” (la cotoletta già citata e il Risotto con ossobuco, piatto unico a 26). Condividendo una bottiglia di vino in due o in quattro e mangiando due piatti si esce avendo speso attorno a 35/40 euro. Poco? Troppo? Non importa, mangiare da Casottel è un’esperienza che Milano non può perdere se non vuole impoverirsi ancora.

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