Dopo una laurea in Scienze Politiche, Nino Barraco, decide che il suo futuro sarà quello della vitivinicoltura. Così, nel 2004, a Marsala, in un contesto storicamente legato alla produzione di vino ma a lungo orientato verso canoni standardizzati, decide di fondare la sua cantina.
Il percorso di Barraco si sviluppa in controtendenza rispetto ai modelli di quel momento storico: con consapevolezza, recupera il sapere contadino familiare, interpretando una sapienza antica in chiave più contemporanea. L’azienda oggi vanta un patrimonio viticolo di circa 20 ettari vitati che si distribuiscono su sei vigneti tra Marsala, Petrosino e Mazara del Vallo, delineando un sistema di parcelle che esprime differenti microclimi e tipologie di suolo.

Siamo sulla fascia costiera della Sicilia occidentale, in prossimità della Riserva dello Stagnone e con affaccio verso le Isole Egadi. In questo contesto, il clima caldo e fortemente soleggiato è bilanciato da una ventilazione costante che contribuisce a mantenere le uve sane e a limitare la pressione delle malattie. L’influenza del mare è un elemento strutturale per le vigne, incide sulla maturazione e si riflette direttamente nel profilo dei vini, soprattutto in termini di sapidità e di “mediterraneità”, dribblando gli eccessi di concentrazione e esaltando sapore e tensione gustativa.

Sebbene spesso associato al mondo del vino naturale, Barraco, in questi ultimi anni, ha mostrato una posizione “critica” rispetto a questa definizione. Per lui, il nodo non riguarda tanto le pratiche, quanto il significato culturale dell’etichetta: l’uso di categorie rigide viene percepito come una semplificazione che rischia di ridurre la complessità del lavoro agricolo ed enologico a una mera formula comunicativa. «Tutti noi produttori facciamo vino e dobbiamo giudicare ciò che c’è nel bicchiere senza nasconderci dietro una tecnica», così ci aveva detto Nino durante un’intervista fatta in occasione di Vinitaly 2025.

Più volte, inoltre, il vigneron di Marsala ha sottolineato come il movimento del vino naturale presenti al suo interno una forte eterogeneità, con realtà molto diverse tra loro per visione e consapevolezza. In questo scenario, il rischio è quello di una perdita di coerenza e di riconoscibilità, cui si aggiunge anche una critica all’effetto moda, che ha portato alcuni produttori ad adottare uno stile più che un’idea di vino. La posizione di Barraco si configura invece come un superamento delle contrapposizioni: pur adottando pratiche a basso intervento, come l’assenza di irrigazione, l’uso limitato di trattamenti e le fermentazioni spontanee, rifiuta una lettura ideologica del proprio lavoro, focalizzando l’attenzione su elementi concreti: territorio, annata e responsabilità produttiva.

La produzione è incentrata sui vitigni autoctoni siciliani, interpretati prevalentemente in purezza per valorizzarne il profilo originario. Grillo e catarratto rappresentano i riferimenti principali tra i bianchi, mentre lo zibibbo esprime la componente aromatica più legata alla tradizione. Sul versante dei rossi e dei rosati trovano spazio nero d’Avola e pignatello. In cantina, le vinificazioni seguono un’impostazione poco interventista, con fermentazioni spontanee e un uso delle macerazioni anche per i vini bianchi.
Questo approccio contribuisce a definire vini dalla struttura più articolata e da un profilo espressivo marcato. Le etichette si distinguono per integrità e coerenza stilistica, con una presenza evidente della componente salina e una forte aderenza al contesto territoriale. Accanto a questa produzione, un ruolo rilevante è svolto dall’Altogrado, interpretazione del cosiddetto “vecchio Marsala”. Si tratta di un vino ossidativo che richiama le pratiche antecedenti alla fortificazione introdotta in epoca britannica e che si inserisce in una più ampia riflessione sul modello mediterraneo del vino, inteso come alternativa ai parametri internazionali dominanti.

All’interno della gamma di Barraco, ci ha colpito quest’anno il Biancammare, soprattutto per il suo rapporto qualità prezzo: è difficile trovare un bianco di questo temperamento e carattere a meno di 20 euro. Per questo abbiamo deciso di premiarlo all’interno della guida BereBene 2026 del Gambero Rosso,. Il Biancammare rappresenta una sintesi efficace della visione produttiva di Barraco. Si tratta di un grillo in purezza, vitigno che per Barraco ha un rapporto più che indissolubile col territorio marsalese, perché che ne fornisce l’espressione più autentica; le uve provengono dal vigneto di Petrosino, a 30 metri dalla costa, quasi con le radici sul mare, su terreni sabbiosi e ricchi di calcare.

Al naso il Biancammare 2024 si presenta con un profilo aromatico solare, dominato da agrumi bianchi e arricchito da richiami netti alla macchia mediterranea, in particolare note di origano e timo. Al palato emerge con chiarezza la componente marina: una sensazione iodata ben definita accompagna il sorso, creando continuità con il quadro olfattivo. La struttura è presente ma non invasiva, sostenuta da una dinamica gustativa che mantiene il vino teso e scorrevole.
Le foto sono di www.facebook.com/vinibarraco/photos
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