Con un po’ troppa lentezza l’Europa si sta avvicinando alla fine dell’uso di gabbie per animali all’interno degli allevamenti. Merito anche e soprattutto di un movimento di sensibilizzazione che si รจ creato dal basso e iniziato nel 2018 con la petizione End the Cage Age firmata da quasi un milione e mezzo di europei. Tra i protagonisti (anche) di questa battaglia c’รจ stato Carlo Petrini che, insieme a Slow Food, รจ stato tra i promotori e primi firmatari di questa iniziativa che sta portando a un cambio di paradigma in fatto di benessere animale. Un’importante ereditร di cui oggi stiamo cominciando a vedere i primi, seppur timidi, risultati. Ma soprattutto una realtร sulla quale sta cominciando ad aprire gli occhi anche la politica.
ยซDal mio punto di vista sono due gli elementi che hanno determinato questa svolta: il primo รจ la crescita della sensibilitร umana nei confronti del benessere animale; rispetto alla mia giovinezza, lโelemento etico e lโempatia nei confronti delle altre specie che abitano il nostro pianeta hanno acquisito un peso importantissimo nel pensiero umano. Lโaltro elemento รจ la necessitร per paesi come il nostro, di ridurre drasticamente il consumo di carne in maniera significativa, perchรฉ รจ assolutamente non sostenibile sia per quanto riguarda la salute che per ciรฒ che concerne la gestione e la sopravvivenza degli ecosistemiยป, commentava Petrini a Repubblica nel 2021.
Tra i piรน attivi, soprattutto in quest’ultimo periodo, nel recepimento del messaggio di Carlo Petrini c’รจ sicuramente l’associazione no-profit Essere Animali che lo scorso marzo ha lanciato la campagna di raccolta firme Gabbie Vuote per una proposta di legge di iniziativa popolare che punti a eliminare completamente le gabbie all’interno degli allevamenti.
La proposta punta al graduale superamento degli allevamenti in gabbia, introducendo il divieto definitivo di sistemi di contenimento che limitano la libertร di movimento degli animali destinati alla produzione alimentare. Il testo prevede anche misure di sostegno economico e tecnologico per accompagnare la riconversione delle aziende zootecniche verso modelli piรน sostenibili. Alla base dellโiniziativa vi sono i pareri scientifici dellโEfsa secondo cui lโallevamento in gabbia comprometterebbe il comportamento naturale degli animali ed รจ tra le principali criticitร degli attuali sistemi intensivi.
Il progetto di legge intercetta inoltre una crescente sensibilitร dellโopinione pubblica dato che oltre il 90% degli italiani, secondo lโEurobarometro sul benessere animale, si dichiara contrario allโuso delle gabbie negli allevamenti. ยซNon possiamo predire il futuro, ma certamente, orientarlo รจ possibile. Questa transizione deve avvenire rispettando e accompagnando i singoli produttori al cambiamento, nella certezza che la riconversione lenta verso produzioni piรน equilibrate, puรฒ avere anche una sua sostenibilitร economica. Anzi, รจ ampiamente accertato e verificato che le forme di allevamento intensivo, proprie delle economie di larga scala, siano economicamente poco sostenibili per gli stessi produttori, ma facciano benissimo il gioco degli imprenditori/rivenditoriยป, continuava Carlo Petrini su Repubblica.

Recentemente anche la politica italiana si รจ mossa per dare incentivi a chi decide di abbandonare l’utilizzo di gabbie all’interno degli allevamenti. Un emendamento trasversale alla Legge di Bilancio 2026, che ha coinvolto esponenti di maggioranza e opposizione, ha introdotto in Italia il primo fondo pubblico dedicato alla transizione verso allevamenti โcage-freeโ, cioรจ senza lโuso di gabbie per gli animali.
Nel dettaglio, i commi 875 e 876 dell’articolo 1 della legge n. 199 del 2025 (legge di bilancio) prevedono un “Fondo per la conversione a metodi di allevamento cage-free, senza uso di gabbie” da 500mila euro a un milione al fine di “dare attuazione a investimenti a favore delle forme di allevamento piรน sostenibili, che garantiscano un migliore livello di benessere animale e che soddisfino maggiormente le esigenze comportamentali degli animali, evitandone o riducendone al minimo le sofferenze in tutte le fasi della loro vita”. Certo, non moltissimi soldi tali da stimolare un cambiamento immediato ed efficace, ma quantomeno un segnale politico bipartisan su una tematica che sta a cuore a sempre piรน persone sia in Italia che in Europa.
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