Lo si incontra in molte attività commerciali italiane, soprattutto di quelle tipologie più popolari: pensiamo a bar sport, osterie, forni di quartiere e pizzerie al taglio, rosticcerie, fruttivendoli e pollerie, ma anche bocciofile, parrucchieri e stabilimenti balneari. Lettere tutte maiuscole, strette, spesso storte perché applicate una a una sulla vetrina. Un’estetica che chiunque in Italia riconosce immediatamente, anche senza sapere dargli un nome. Una volta individuato lo vediamo ovunque, anche nelle grandi città. Oggi quel carattere tipografico ha un archivio online, un profilo Instagram e perfino una versione digitale scaricabile gratuitamente: il progetto si chiama Font Populista ed è dedicato a quello che il suo autore definisce «il populismo applicato alla tipografia».

A crearlo è stato il graphic designer Alessandro Strickner, specializzato in branding, illustrazione digitale e motion graphics con clienti come Gucci, Netflix e Nike. Nel progetto nato nel 2019, però, l’attenzione è tutta sulle insegne più ordinarie del paesaggio urbano italiano. La parte più interessante, almeno per chi è attento al panorama gastronomico, è che questo font compare soprattutto dove si mangia. Paninoteche, trattorie, gastronomie, friggitorie, mense per camionisti, e tutta una serie di locali rimasti volutamente identici dagli anni Ottanta. In molti casi l’insegna racconta immediatamente il tipo di posto: prezzi accessibili, gestione familiare, poca attenzione al branding contemporaneo e una certa fiducia nel potere della scritta storta in rosso acceso, metallizzato o nero.

Sul sito, Strickner spiega che il carattere nasce dalle lettere adesive viniliche vendute in ferramenta tra gli anni Ottanta e Novanta. Queste lettere adesive erano rappresentate da un unico alfabeto dalle origini progettuali oscure, caratterizzato da lettere solo maiuscole, condensate e fortemente modulari, che col tempo è diventato parte integrante del paesaggio urbano italiano. Economiche e facili da applicare, permettevano a qualsiasi attività di autogestire la propria comunicazione visiva, spesso con risultati molto improvvisati.

L’effetto finale, con le spaziature sbagliate, lettere inclinate, e parole centrate male, manca infatti di criterio grafico. Ma è proprio questo il suo fascino retrò: Font Populista identifica queste insegne come una forma spontanea di estetica popolare, involontaria e riconoscibilissima. Soprattutto una che fa scattare una gran nostalgia.

Scorrendo l’archivio fotografico si nota subito quanto il cibo abbia contribuito alla diffusione del font. In parte per motivi pratici: rosticcerie, bar e pizzerie avevano bisogno di comunicare velocemente offerte e menu direttamente sulla vetrina. Ma c’entra anche una certa idea di ristorazione italiana pre-piattaforme social, in cui l’identità visiva non veniva progettata da uno studio creativo, ma costruita in autonomia, spendendo poco.

Il progetto Font Populista nasce proprio da questa dualità: conservare e documentare un’estetica nata senza alcuna pretesa culturale e diventata, col tempo, immediatamente riconoscibile, celebrandone contestualmente il ricordo. Il progetto include anche una ricostruzione vettoriale completa del carattere, interamente ricostruito da reperti fotografici e poi esportata in formato fruibile. L’utilizzo dell’alfabeto è libero e può essere scaricato dal sito web.
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