Una donna guarda verso il mare, ha il viso segnato dal tempo ma lo sguardo vispo di chi non teme il futuro: è questa l’essenza di Esterina, il celebre ristorante affacciato sul litorale di Civitavecchia che riapre lunedì 8 giugno grazie a un progetto di rilancio che porta il nome della chef Anastasia Paris.
Dopo aver conquistato Roma con Futura, il ristorante aperto nel 2025 nel Rione Monti e premiato dal Gambero Rosso con il riconoscimento “Tradizione Futura”, Anastasia Paris torna a misurarsi con i prodotti del mare. La chef abruzzese, classe 1994, è stata chiamata a guidare la rinascita di Esterina, un locale che per anni ha rappresentato un punto di riferimento per la cucina marinara cittadina e che oggi si prepara a vivere una seconda vita attraverso una rilettura contemporanea delle ricette del territorio. Un passaggio che, nelle intenzioni della chef, non vuole cancellare il passato ma trasformarlo in un punto di partenza.

Per Anastasia Paris, nata a Celano, in provincia dell’Aquila, il mare ha sempre rappresentato una forma di attrazione verso ciò che era distante dal suo mondo d’origine. «Sono cresciuta in un luogo distante dal mare, ma, come in ogni storia, si è sempre affascinati da qualcosa che è quasi all’opposto di noi. Per questo ho sempre voluto fare un’esperienza al mare», racconta la chef a Gambero Rosso. Un desiderio che l’ha portata prima in Liguria, dove si è trasferita poco più che ventenne, e ora sul litorale laziale.
Nonostante negli ultimi anni il suo nome sia stato associato soprattutto al lavoro sul quinto quarto e ai piatti di carne proposti da Futura, è proprio dal pesce che Paris afferma di aver imparato i principi che guidano il suo approccio alla materia prima. «Ho sempre considerato fondamentale l’approccio alla cucina di mare – spiega la chef – perché ti insegna a ingentilire la materia: la delicatezza al palato, l’uso delle cotture, evitare troppe salse o sapori troppo forti». Una filosofia fatta di precisione, misura e rispetto dell’ingrediente che oggi accompagna anche il suo approdo sulla costa laziale.

Un approdo che è nato da un colpo di fulmine. Quando Paris ha visitato gli spazi di Esterina per la prima volta, ciò che ha colpito la chef non è stata soltanto la vista del mare, ma soprattutto la storia della donna che ha dato il suo nome al locale. «Esterina era un punto di riferimento e di orgoglio per Civitavecchia, partivano da ovunque per venire qui, ora i proprietari hanno chiamato me per ridare voce e volto a una donna», ricorda la chef con orgoglio. Da qui nasce l’idea di costruire un progetto che non si limiti a recuperare un’insegna storica, ma che restituisca centralità a una figura che ha lasciato un segno nella memoria gastronomica cittadina. Se Futura è il simbolo di uno sguardo rivolto in avanti, Esterina nasce dal dialogo con la memoria.
Il legame tra i due progetti è racchiuso anche nei rispettivi loghi, entrambi rappresentati da figure femminili: «Esterina è una donna che guarda indietro, al passato, con consapevolezza, mentre Futura è sempre stata una bambina che guarda al futuro». Una sensibilità che attraversa l’intero locale, dalla forte presenza femminile tra cucina e sala fino alla collaborazione con Chiara Pannozzo nella realizzazione del dessert Risacca, un omaggio a Civitavecchia e alle sue donne.

La cucina di Esterina segue lo stesso principio: partire dalla tradizione per proiettarla nel presente. «Abbiamo preso delle ricette tradizionali civitavecchiesi e abbiamo fatto in modo che tradizione e contemporaneità si unissero per poter guardare avanti». Il cuore della proposta è rappresentato dal pescato che arriva quotidianamente dal porto e che viene raccontato già negli antipasti della sezione “La geometria del porto”, dove lo stesso pesce viene interpretato attraverso lavorazioni differenti: crudo, marinato, affumicato e maturato. Tra i primi spicca la nuova versione della storica minestra di pesce civitavecchiese, uno dei piatti che più legano il ristorante alla storia della città. «Esterina era molto famosa per la sua minestra di pesce, fatta tradizionalmente con ciò che rimaneva dalle vendite ai pescherecci e con i capellini d’angelo spezzati. Si tratta di un piatto povero, che abbiamo deciso di riprendere e arricchire tecnicamente: due fondi differenti e due consistenze diverse, pesce cotto e pesce crudo».
C’è poi il piatto che forse racconta meglio il metodo di lavoro della chef: i risoni con cicala di mare, albicocca alla brace e yogurt di capra. L’ispirazione arriva direttamente dal porto di Civitavecchia. «Qui si pescano quantità importantissime di cicale di mare, ma raramente vengono proposte nei ristoranti. Così ho voluto usarle per rivisitare il classico risotto ai frutti di mare e ho pensato ai risoni proprio per unire queste due cose: qualcosa che richiama il risotto ma che non lo è». Completano il percorso linguine ai cannolicchi con aglio agrodolce e limone nero, pescato del giorno, triglia scottata con maionese di tonno e limone e calamaro ripieno in chiave mediterranea. In chiusura arriva Risacca, dolce dedicato alla città e alla sua storia marinara, costruito attorno alla sambuca, un sapore che rimanda immediatamente a Civitavecchia. «Oggi quando pensiamo al porto, lo associamo ai pescatori e alla loro vita difficilissima, ma questi uomini hanno sempre avuto donne molto forti accanto. E noi le abbiamo volute omaggiare con questo dolce».

Affacciato all’ingresso sud della città, Esterina conserva uno dei panorami più suggestivi del litorale laziale. La struttura si sviluppa su due livelli: la sala principale, completamente aperta verso il mare, e il piano inferiore che ospita la Terrazza di Capri, nuovo spazio dedicato all’aperitivo e al dopo cena. Qui sarà possibile gustare un’anteprima della cucina di Esterina, con i suoi antipasti e l’immancabile fritto di pesce, e scegliere cosa bere tra una selezione di 180 etichette italiane e internazionali oppure esplorare la drink list curata da Carlos Soriano Valle. «Ho trovato estremamente poetico il fatto che il sole tramonti proprio davanti al ristorante, dovevamo portare solo un po’ più di calore ed è quello che abbiamo fatto, almeno spero».
Tavoli differenti tra loro, materiali naturali, superfici grezze, colori caldi e celle di maturazione del pesce lasciate a vista costruiscono un ambiente essenziale ma accogliente. È proprio questa identità, costruita tra rispetto per la storia di Civitavecchia, tecnica e rispetto per la materia prima, la sfida che accompagna la nuova vita di Esterina.
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