Se c’è un luogo a Roma in cui il tempo sembra essersi fermato agli anni d’oro della spensieratezza universitaria, quel luogo si trova a pochi passi dall’uscita della metropolitana Basilica San Paolo: un posto dove ti senti accolto, senza badare all’etichetta. Così Pietro Esposito descrive Al Chiosco. Eppure fino ai suoi 40 anni, non sapeva cucinare, né sapeva nulla di vino, birre e cocktail. Laureato in Economia e Commercio e specializzato in Trade Marketing, non avrebbe mai immaginato che un giorno avrebbe gestito un locale. Aveva solo un pensiero: qualsiasi lavoro sia, ti devi divertire. E così ha fatto.
Durante il percorso universitario coglie l’opportunità di lavorare come stagista in Johnson & Johnson e viene assunto, ma era solo l’inizio. Da Perugia con l’azienda EMU, poi a Mantova con il Gruppo Grazioli Gran Soleil, Pietro non si è mai fermato, finché non è stato preso dall’azienda Birra Peroni. «Sono entrato come direttore trade marketing». Dopo questa esperienza decide di mettersi in proprio, fondando la Sales & Marketing Group, società di consulenza che si occupava di formazione, marketing e strategie commerciali, collaborando con tantissime realtà come CoGeDi Rocchetta, Anheuser-Busch, l’Ente Tabacchi Italiani e l’Atisale.

E il chiosco? Ora ci arriviamo. Nel 2005 si è presentata un’opportunità di investimento per Pietro e il fratello Mario, un progetto che trasformò un piccolo gabbiotto affacciato sulla piazza di San Paolo nel Chiringuito. «Per i primi tre anni l’ispirazione è stata quella dei caffè viennesi, poi, un giorno, un ragazzo si è fermato a parlare con me e mi ha proposto una visione completamente diversa: trasformarlo in un vero Chiringuito. Chiacchiera dopo chiacchiera mi ha convinto, e gli ho affidato la gestione».
Nel frattempo i due fratelli hanno continuato a seguire le rispettive attività, limitandosi a supervisionare. Finché nel 2017, a causa di divergenze con una nuova gestione, hanno deciso di mettersi in gioco. «Negli anni mi sono appassionato al mondo del gusto e della cultura enogastronomica, sono diventato sommelier AIS, sommelier dell’olio AISO e ho fatto corsi di mixology e di cucina con lo Chef Antonio Chiappini. Ho chiuso la società e in questa attività ho applicato tutto ciò che ho appreso nella mia lunga carriera».

Il posizionamento sul mercato è chiarissimo: prezzi competitivi e democratici per andare incontro al target universitario di Roma Tre – con lo Spritz a 5 euro e il Gin Tonic a 6 – e senza del servizio al tavolo. «Io la chiamo economia circolare e virtuosa, perché il cliente viene, paga, assiste alla preparazione e si porta la consumazione al tavolo e, se è un’anima pia, riporta anche il bicchiere dentro». Ogni mercoledì, dalle 18 alle 22, il locale organizza il mercoledì universitario, con l’Aperol Spritz d’asporto a 2 euro: «Non ci guadagniamo assolutamente nulla, ma, oltre ad essere pubblicità, la questione è rappresentare un punto di riferimento e di ritrovo per gli studenti. D’altronde, al termine dell’evento restano, si siedono e ordinano ancora, perché stanno bene».
I ragazzi che frequentano la piazza lo chiamano semplicemente “boss” e lo sfidano regolarmente a biliardino. Pietro non riesce a non emozionarsi. «Mi piace molto questo lavoro, parlare con i ragazzi e utilizzare il bancone come strumento di divulgazione». La proposta prevede 62 tipi di birra, comprese le trappiste prodotte dall’Abbazia delle Tre Fontane, cocktail rigorosamente IBA e conta 16 varianti di spritz, tra cui il Barbie e il Ken Spritz, nati per assecondare le richieste dei clienti di bilanciare il rapporto tra dolce e amaro. La linea dei drink predilige i prodotti italiani, a partire dall’utilizzo dell’Acqua Brillante come tonica di riferimento, nonché un’ampia e attenta selezione di Gin e liquori.
Guardando indietro, non ha rimpianti per la vita che si è lasciato alle spalle: «Non mi manca niente, ricordo la mia carriera con tanto affetto, perché ciò che faccio al Chiosco lo devo a ciò che ho appreso negli anni». È lo stesso consiglio che oggi ama ripetere ai suoi figli, perché «qualsiasi lavoro fate vi dovete divertire, perché sono 8 ore del vostro tempo, ogni giorno, e dovete avere sempre passione e curiosità».
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