Panni stesi, ‘o panaro che oscilla nel vuoto appeso a una corda. Un murales di Maradona e una bandiera biancazzurra che sventola a tutte le ore. È il ritratto di un tipico palazzo napoletano: magari storico, bellissimo, ma quasi sempre senza ascensore. Per questo, da generazioni, la spesa sale e scende dalle finestre dentro un cestino di vimini diventato simbolo della città .
Il nome deriva dal latino panarium, paniere, un contenitore per trasportare il pane che a Napoli hanno pensato di legare a una corda e trasformare in uno strumento per far arrivare il cibo ai piani più alti. Pane, certo, ma anche altri generi alimentari, oltre ai farmaci e beni di prima necessità . A riempirlo erano i garzoni, i ragazzi di bottega che giravano di casa in casa per consegnare la spesa. Le donne facevano gli ordini dalla finestra, calavano ‘o panaro e poi lo ritiravano su colmo di prelibatezze.

Una tradizione che si è un poco persa, ma che non è mai sparita del tutto. Durante il lockdown è tornato prepotentemente in auge: una sorta di delivery ante litteram che, in tempo di pandemia, ha permesso di ridurre gli spostamenti per i piccoli acquisti. Parliamo di una delle città con meno ascensori in tutta Italia: uno studio di ormai quasi una decina di anni fa contava un ascensore ogni 163 persone, una proporzione che fa capire perché il ruolo del paniere sia stato così importante nella vita cittadina, specialmente per le persone più anziane.

Nel tempo ha cambiato forma: al posto del cestino di vimini, oggi può capitare di vedere bacinelle di plastica. E ha cambiato anche funzione. È stato spesso utilizzato da associazioni e reti di solidarietà per distribuire beni di prima necessità alle famiglie più fragili. Eppure è ancora lì. Bellissimo da vedere, consumato dagli anni, con gli intrecci un po’ logori e sfilacciati ma ancora robusti. Nato nelle campagne per raccogliere frutta e verdura, pensato per resistere al peso, in città è diventato un simbolo di fiducia. Un piccolo oggetto quotidiano che continua a tenere insieme strada e balcone, chi chiede e chi risponde, in una città dove le relazioni passano ancora da una finestra all’altra.
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