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Vieste si tinge di rosa. Oltre 5mila visitatori per La Vieste en Rose 2026

Il rosa come colore dell'estate, il mare del Gargano come sfondo e il vino come filo conduttore. Sono questi gli ingredienti che hanno decretato il successo della settima edizione di La Vieste en Rose

  • 27 Giugno, 2026
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Il rosa come colore dell’estate, il mare del Gargano come sfondo e il vino come filo conduttore. Sono questi gli ingredienti che hanno decretato il successo della settima edizione di La Vieste en Rose, manifestazione che negli anni è riuscita a trasformarsi da appuntamento locale a uno degli eventi più interessanti del panorama italiano dedicato ai vini rosati. I numeri parlano chiaro: quasi 60 cantine presenti e oltre 20mila visitatori arrivati a Vieste e più di 5mila per l’evento che ha celebrato il vino, il territorio e l’inizio della stagione estiva. Un risultato importante per una cittadina che continua a investire sull’enoturismo e sulla valorizzazione delle proprie eccellenze, sfruttando uno degli areali più affascinanti del Mediterraneo.

L’edizione 2026 ha segnato anche l’avvio della media partnership con il Gambero Rosso, una collaborazione che ha contribuito ad ampliare ulteriormente il respiro della manifestazione. Tra le novità più significative, l’incoming dedicato a giornalisti e operatori del settore provenienti da diverse aree d’Italia, che hanno avuto l’opportunità di approfondire la conoscenza del territorio attraverso visite in cantina e incontri con alcuni dei produttori più rappresentativi del Gargano e della Puglia.

Momento particolarmente atteso è stata la masterclass condotta da Giuseppe Carrus, curatore della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, che ha proposto un viaggio attraverso nove grandi interpretazioni del vino rosato provenienti da altrettante regioni e territori differenti. Una degustazione che ha messo in evidenza come oggi il rosato rappresenti una delle categorie più dinamiche e identitarie del panorama vitivinicolo internazionale, capace di raccontare vitigni, suoli e culture profondamente diverse.

Dal Cerasuolo d’Abruzzo Malandrino 2025 di Cataldi Madonna, espressione autentica dell’altopiano di Ofena, al Verha 2025 di Elena Fucci, che interpreta con eleganza il Vulture lucano attraverso Aglianico e Primitivo. Dalla Campania dell’Aglianico del Taburno TabaRosa 2024 di Fontanavecchia alla sorprendente profondità dell’Antitesi 2021 di Avanzi, proveniente dalla Valtenesi gardesana. Il percorso è proseguito con il Langhe Rosato Mari 2025 di Bongiovanni, ambasciatore delle colline piemontesi, e con Il Giardino di Anna 2025 di Menhir Marangelli, tra le espressioni più convincenti del Negroamaro salentino. A rappresentare la Toscana è stato invece il Rosatico 2025 di Poggio al Grillo, frutto del particolare vitigno aromatico Aleatico.

Ad arricchire ulteriormente il confronto sono arrivati due ospiti internazionali provenienti dall’altro emisfero: il Bla Bla Bla Rosé di Allan Scott, dalla regione di Marlborough in Nuova Zelanda, e il Rosé di Nikola Estate dalla Swan Valley, una delle aree vitivinicole storiche dell’Australia Occidentale. Due vini che hanno permesso di allargare lo sguardo oltre i confini nazionali e di comprendere come il linguaggio del rosato sia oggi condiviso e interpretato in tutto il mondo. La degustazione, come anche i rosati proposti dalle tante aziende presenti, hanno mostrato chiaramente come non esista un solo modello di vino rosato. Cambiano i vitigni, le tecniche di vinificazione, le latitudini e i climi, ma ciò che accomuna queste produzioni è la capacità di coniugare immediatezza e complessità, piacere di beva e profondità territoriale.

Come dice il Sindaco Giuseppe Nobiletti «Questo è un evento inimitabile, perché Vieste è unica. La sua conformazione, i suoi vicoli e la sua atmosfera creano una magia che si intreccia perfettamente con quella del rosato. Un connubio capace di far vivere ai nostri ospiti un’esperienza speciale, lasciandosi guidare tra le strade del borgo.» Ma La Vieste en Rose non è stata soltanto vino. Uno degli aspetti più riusciti della manifestazione è stata infatti la grande partecipazione della ristorazione cittadina. Decine di locali, ristoranti, bistrot e attività del centro storico hanno animato i vicoli del borgo proponendo piatti pensati appositamente per l’evento e studiati per accompagnare i vini in degustazione. Una formula vincente che ha trasformato l’intera città in una sorta di grande percorso gastronomico diffuso. Protagonista è stato soprattutto il cibo di strada, pratico da gustare passeggiando tra le stradine bianche affacciate sul mare: fritti di pesce, panini gourmet, specialità marinare e l’immancabile paposcia, la focaccia tipica del Gargano. Piatti semplici solo in apparenza, costruiti per dialogare con le diverse anime dei rosati presenti ai banchi d’assaggio. Un modo intelligente per valorizzare non solo il vino ma anche il tessuto gastronomico locale, coinvolgendo operatori e visitatori in un’esperienza completa.

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La Vieste en Rose conferma così la propria vocazione: non soltanto una festa del vino affacciata sul mare, ma un momento di confronto culturale capace di mettere in dialogo territori diversi, produttori, operatori e appassionati. Un appuntamento che cresce anno dopo anno e che, grazie anche alla collaborazione con il Gambero Rosso, sembra ormai aver trovato una dimensione nazionale sempre più definita.

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