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A Udine si può bere il vino sotto fregi e mosaici liberty. Signorvino apre al Contarena

Dall'8 luglio la grande cantina italiana apre a Udine, in uno dei caffè storici più amati d'Italia. È la prima di sette aperture che entro dicembre porteranno il brand a quota 50 punti vendita

  • 30 Giugno, 2026
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In collaborazione con Signorvino

Alcune città hanno un posto che le tiene insieme. Per Udine, da 130 anni, è il Caffè Contarena. Dall’8 luglio, al piano terra di Palazzo D’Aronco, sotto i fregi, i mosaici e gli specchi liberty del locale storico progettato nel 1888, sarà possibile sedersi per bere un buon calice. Lo porterà Signorvino, che ha scelto questo indirizzo come prima mossa di un’estate che la vedrà aprire sette nuovi locali in giro per l’Italia, con l’obiettivo di arrivare a 50 punti vendita entro dicembre. Una scelta che racconta molto, sia sul posto che sul progetto.

Restaurare invece di demolire

Il Contarena è un salotto della Belle Époque che non ha mai smesso di essere tale. Vincolato dal Ministero dei Beni Culturali e inserito nel circuito nazionale dei caffè storici italiani, rappresenta uno spazio che non si reinterpreta, ma si abita con rispetto. Signorvino lo sa bene, tanto da condurre un restauro conservativo che non ha toccato nulla di quello che c’era. Una scelta non scontata, coerente con qualcosa di più profondo. Non è la prima volta infatti che il brand entra in un locale storico e la sistematicità con cui lo fa suggerisce che non si tratti di un ripiego, ma di una preferenza dichiarata: cercare spazi che abbiano già una storia e aggiungerci la propria senza sovrapporsi. Una via che evidentemente richiede più tempo, più risorse, più pazienza, ma che continua a dare senso al progetto. 

Caffè Contarena, Comune di UDine – Creative Commons Attribution 3.0 Unported (CC BY 3.0)

In questo senso, il bar del capoluogo friulano è il banco di prova più esigente che Signorvino potesse scegliere. Tra tutti i locali storici del circuito, è probabilmente quello più radicato nell’identità di una città, uno spazio che gli udinesi non hanno mai smesso di sentire come proprio prima ancora che come un posto dove consumare qualcosa. Entrarci significa misurarsi con quella appartenenza, portarci il vino senza intaccarla è la scommessa vera. La stessa che Luca Pizzighella, general manager di Signorvino, sembra aver accettato con piena consapevolezza: «Portare a Udine il nostro modello di ospitalità e di cultura enogastronomica in uno spazio di questo valore è per noi un risultato importante. Lavoriamo per valorizzare il patrimonio enologico e culturale del Paese, e una struttura come questa ne è un esempio».

Sette città in sei mesi

E infatti la missione non si esaurisce a Udine. Nel Nord-Est il 14 luglio Signorvino aprirà Vicenza. Poi tra luglio e agosto arrivano Marcianise, dentro La Reggia Designer Outlet, e Milano CityLife, che porta a otto il numero di locali nell’area milanese. Nella seconda parte dell’anno toccherà poi a Napoli, alla Galleria Navarra in pieno centro, a Erbusco nel cuore della Franciacorta e a Padova. Sette aperture in sette città con caratteri molto diversi tra loro, ma accomunate da una sola costante: posizioni centrali, spazi già conosciuti e indirizzi che non chiedono di essere cercati perché già sulla strada di tutti. A spiegarlo è Federico Veronesi, amministratore delegato: «La nostra crescita segue il modo in cui le persone si avvicinano al vino. Oggi chi beve vuole capire di più, conoscere il produttore, vivere un’esperienza più che fare un semplice acquisto. Aprire in spazi centrali e riconoscibili come quelli scelti per il 2026 risponde esattamente a questo». Lo sguardo, nel frattempo, guarda anche oltre confine, con il raddoppio della presenza a Praga previsto entro l‘inizio del 2027.

Federico Veronesi, AD di Signorvino

Un formato, molti pubblici

Cinquanta locali possono essere una catena oppure una rete, la differenza è in ciò che succede dentro. Quello che Signorvino ha costruito in 13 anni è un formato che prova a stare dalla parte giusta. Ogni locale Signorvino ha un calendario proprio, che spazia dalle cene con degustazione in cui i produttori raccontano le proprie etichette abbinate ai piatti agli eventi lifestyle, dagli showcooking agli aperitivi con DJ set, pensati per un pubblico ampio che include la Gen Z, che spesso sceglie il momento dell’aperitivo come porta d’ingresso di nuove categorie. Dalle lezioni per neofiti ai grand tasting per appassionati esperti, ogni iniziativa è concepita come momento di socialità prima che di consumo. Tenere insieme questi mondi nello stesso spazio urbano non è scontato, ma a guardare i numeri – 90 milioni di fatturato nel 2025 – qualcosa funziona, eccome.

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