Climate change

Rivoluzione nei vigneti. La siccità riscrive le regole dell'irrigazione, ma bisogna cambiare i disciplinari dei vini

Alla luce delle temperature sempre più estreme, la gestione dell'acqua dovrà andare oltre l'irrigazione di soccorso e diventare una normale prassi per ottenere uve di qualità. Il parere degli esperti del Crea

  • 02 Luglio, 2026
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Modificare i disciplinari di produzione dei vini italiani per adeguarsi alla crisi climatica. La combinazione di siccità, temperature e condizioni estreme sta rivoluzionando l’approccio alla risorsa idrica, diventata un bene sempre più prezioso non più gestibile, in un futuro gradualmente più caldo, semplicemente con accorgimenti agronomici. Il messaggio arriva dal Crea – Viticoltura ed enologia. Luigi Tarricone, primo ricercatore ed esperto in materia di gestione delle risorse idriche in vigneto, non ha dubbi: «I disciplinari attuali consideravano l’irrigazione come pratica agronomica di soccorso. Ma alla luce dei cambiamenti climatici, bisognerebbe rivedere queste regole. Infatti – afferma al settimanale Trebicchieri del Gambero Rosso – non dovremmo parlare più di irrigazione di soccorso, ma di normale gestione della risorsa idrica in viticoltura».

Il ruolo della micro irrigazione

Sarebbe un passaggio importante, e rivoluzionario, per uno dei più importanti Paesi produttori di vino al mondo come l’Italia, che vuole puntare sempre più sugli elementi qualitativi dei suoi prodotti a Dop e Igp. Sul territorio nazionale, secondo i dati Istat elaborati dal Crea, ci sono circa 225mila ettari di vigne irrigate, quasi il 10% delle superfici irrigate totali (il dato comprende gli impianti di uva da tavola). Mediamente, la richiesta evapotraspirativa dell’ambiente determina un valore di evapotraspirazione di riferimento che può raggiungere i 1.200 metri cubi d’acqua per ettaro in annate particolarmente siccitose.

Tra le tecniche irrigue più efficienti in viticoltura c’è la microirrigazione o irrigazione a goccia, usata per il 21,5% rispetto all’uso di aspersione (38%) e all’uso di scorrimento superficiale, infiltrazione laterale e sommersione (40,5%). L’aspersione a pioggia è meno costosa ma presenta più rischi fitosanitari, mentre la tecnica a goccia e la subirrigazione sono considerate più efficienti e sostenibili ma con costi iniziali più alti.

foto Alex-Batonisashvili-by-unsplash

«Di fronte ai fenomeni estremi, all’aumento delle giornate con temperature medie superiori a 35 gradi, ma anche alle eccessive piogge e a lunghi periodi di siccità – afferma Tarricone – siamo passati dal considerare l’irrigazione in un vigneto da pratica di forzatura a pratica di modulazione della risposta della vite al cambiamento climatico».

Emergenza acqua anche in Veneto: -28% di risorse

L’emergenza idrica è da sempre una caratteristica del sud Italia. Tra 2010 e 2020, si è assistito (considerando le regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia) a un incremento delle superfici vitate irrigate (+2%, da 71.132 a 72.613), secondo dati Crea su base Istat. Segno di una concentrazione delle superfici in aziende più grandi, che hanno potuto fare investimenti in tecnologie. Il trend riflette una crescente efficienza e modernizzazione del comparto viticolo.

Tuttavia, anche nelle regioni settentrionali lo stress idrico è diventato un problema serio. Proprio dal Veneto è arrivata il 2 luglio la dichiarazione ufficiale dello stato di emergenza regionale per la siccità, firmata dal governatore Alberto Stefani. Le risorse idriche sono inferiori del 28 per cento. Il quadro è estremamente preoccupante, dall’inizio dell’anno idrologico al 31 maggio 2026, ricorda la Coldiretti Veneto, che chiede di realizzare le infrastrutture necessarie, sono mancati circa 2,4 miliardi di metri cubi d’acqua, significativamente sotto i valori storici. Preoccupano la ridotta portata del fiume Po (-23%) e il rischio di risalita del cuneo salino.

foto di Lucas-Van-Oort-by-Unsplash

«Nella realizzazione dei futuri impianti viticoli, dall’Abruzzo fino al Veneto – osserva Tarricone – bisognerà considerare che l’apporto irriguo diventerà sempre più importante per le imprese. Se la tendenza che registriamo in materia di cambiamento climatico proseguirà non ci saranno alternative se non il ricorso all’irrigazione, anche in quelle aree vitate n cui non era una pratica consueta».

Moderna gestione dell’acqua, stress idrici e qualità delle uve

Il parametro dell’evapotraspirazione è tra i più importanti quando si parla di stress idrico di un vigneto. All’aumentare delle temperature, come rileva il ricercatore del Crea, si determina un deficit idrico che muove l’acqua dal suolo verso radici e foglie: «La pianta di vite si ritrova, da un lato, in un ambiente dotato di acqua che è il suolo ma, dall’altra parte, si trova in un’atmosfera molto calda che richiede acqua per i processi di traspirazione fogliare. Se l’acqua nel suolo non c’è, o è in ridotta disponibilità, la pianta va in stress idrico, che può anche essere severo». Dal punto di vista agronomico, quindi, gestire l’irrigazione in chiave moderna necessità di una serie di sensori capaci di monitorare diversi parametri del suolo e della pianta: «Dalle sonde che restituiscono dati sull’evoluzione del contenuto di acqua del suolo, fino ai sistemi Dss che possono aiutare il viticoltore a incrementare l’uso efficiente della risorsa idrica. Inoltre – aggiunge Tarricone – bisogna ricordare che la sensoristica di monitoraggio dello stato idrico del suolo e della pianta diventa decisiva anche in aree viticole costiere, per evitare pericolose infiltrazioni di acqua marina (cuneo salino) nei sistemi di irrigazione».

Da un altro lato, è anche vero che moderati stress idrici consentono un miglioramento qualitativo delle uve. Si tratta del cosiddetto deficit idrico controllato (Rdi): «Il Crea ha condotto una serie di ricerche sull’irrigazione in viticoltura evidenziando che anche una restituzione idrica dell’80% consente di ottenere miglioramenti qualitativi delle uve, senza penalizzare le rese».

foto di David Algas Oroquieta – by Unsplash

Il vigneto del futuro e il ruolo degli agronomi

Insomma, nel vigneto del futuro sia la sensoristica sia la gestione dei dati diventano chiavi per vincere la sfida climatica: «La sensoristica sarà decisiva ma – avverte Tarricone – occorreranno anche esperti agronomi per interpretare le informazioni e dare i giusti input alle aziende. In questo senso, il ruolo del consulente agronomo diventerà sempre più importante in futuro». E guardando ai prossimi anni, proprio il Crea ha appena attivato un progetto, finanziato dal Masaf con mezzo milione di euro, denominato In Goal (acronimo di Innovazioni per una gestione sostenibile delle risorse in agricoltura), dedicato all’uso razionale della risorsa idrica in agricoltura. Un vasto progetto di ricerca che interessa non solo il settore vitivinicolo ma anche altre colture (pomodoro, agrumi, mango, avocato, cotone, pioppo, etc.) che si concluderà a dicembre 2028.

A proposito di uso intelligente delle tecnologie in agricoltura, in occasione della Conferenza globale sullo smart farming a Roma, la Fao ha lanciato il 2 luglio CropSuit, un’applicazione web gratuita che combina informazioni sul suolo con dati climatici, topografici e altri dati ambientali che identifica le colture con maggiori probabilità di successo in una determinata area. Sperimentata in Zambia con successo, consente una selezione delle colture più consapevole, maggiore adattamento ai cambiamenti climatici e un maggiore potenziale produttivo.

Fao – Smart farming conference 2026 – Copyright ©FAO/Giuseppe Carotenuto

Un nuovo concetto di irrigazione

«Il concetto dell’irrigazione è in una fase di notevole rinnovamento. E lo si è visto – aggiunge Tarricone – anche durante il recente Conavi 2026 – XI Convegno nazionale di viticoltura, tenutosi a Bolzano ai primi di giugno, in cui diverse relazioni hanno affrontato il tema dell’irrigazione in viticoltura da vino. Un ruolo importante potrà essere svolto dalle diverse tecniche di sub irrigazione dei vigneti, ma per fare questo bisogna partire dalla corretta progettazione dei nuovi impianti viticoli». Secondo il ricercatore del Crea-Ve, occorrerà conoscere le diverse variabili idrologiche dei suoli, la qualità dell’acqua irrigua e progettare impianti a notevole efficienza.

Non solo. Tra le azioni contro gli effetti del climate change, sarà necessaria anche una revisione della densità degli impianti viticoli, con l’aumento delle distanze tra le piante di vite per ridurre la competizione idrica. Così come sarà importante aumentare la capacità degli invasi e ridurre le perdite delle condotte: «Ma la progettazione degli invasi e di efficienti reti di distribuzione dell’acqua è una questione che deve essere affrontata a livello nazionale, con corrette politiche di gestione della risorsa idrica».

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foto Cia Sicilia occidenzale

Costi e bilanci delle imprese

Non ultimo in ordine di importanza, dal lato delle imprese del vino, va affrontato il nodo dei costi energetici per la gestione degli impianti di irrigazione, che sono particolarmente sostenuti in periodi estivi, considerando gli intensi consumi energetici in tutta Italia: «In quest’ottica l’impiego di fonti energetiche alternative può consentire alle aziende vitivinicole di abbassare i costi energetici dell’irrigazione. Sicuramente – conclude Tarricone – risparmiare un 15-20% del proprio fabbisogno irriguo consentirebbe di avere un bilancio aziendale in linea con il mercato».

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