Aspettando l'Epifania

Ma davvero il carbone della Befana fa male?

Tra mode alimentari, pareri scientifici e zone grigie normative: che cos’è davvero il carbone vegetale e cosa succede quando lo mangiamo (una volta l’anno)

  • 30 Dicembre, 2025
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Se zucchero e sciroppo di glucosio sono ingredienti che conosciamo bene – e di cui sappiamo che andrebbe moderato il consumo – c’è un elemento della calza della Befana che suscita ogni anno qualche dubbio in più: il carbone vegetale. Nero, curioso, apparentemente innocuo, è diventato negli ultimi anni oggetto di domande e timori legati alla salute, alla sicurezza alimentare e alla sua reale funzione.

Il carbone vegetale alimentare, indicato in etichetta come E153, è stato per un periodo una vera moda gastronomica: compariva in pane, pizze, cornetti e perfino nella pasta fresca, spesso associato a presunti benefici “detox” o digestivi. Oggi è quasi scomparso dalle tavole quotidiane, ma continua a tornare puntuale una volta all’anno sotto forma di dolcetto simbolico dell’Epifania.

Questo solleva una domanda semplice quanto legittima: il carbone della Befana fa male? È sicuro per adulti e bambini? E perché, a differenza dell’Europa, negli Stati Uniti non è ufficialmente approvato come ingrediente alimentare? Per rispondere, bisogna distinguere tra carbone attivo, carbone vegetale alimentare, valutazioni scientifiche e miti nutrizionali che negli anni hanno costruito intorno a questa sostanza un’aura più misteriosa di quanto meriti davvero.

Il carbone vegetale

Ve lo ricordate? C’è stato un tempo, qualche anno or sono, in cui il carbone vegetale andava di moda. Lo si trovata soprattutto negli impasti di pane, pizza e cornetti, ma c’era anche chi lo metteva nella pasta fresca. Oggi lo si trova meno ma è rimasto l’ingrediente caratterizzante del carbone della calza della Befana.

Sebbene tecnicamente sia realizzato con lo stesso materiale del carbone del barbecue, quello per uso alimentare viene spesso prodotto riscaldando i gusci di cocco a temperature estremamente elevate finché non vengono carbonizzati o completamente bruciati. La cenere risultante viene quindi trattata con vapore o aria calda a temperature altrettanto elevate per produrre una struttura porosa.

Fa bene o fa male? Va detto che grazie a questa struttura porosa favorisce l’assorbimento a livello intestinale di gas potenzialmente nocivi, ed è quindi indicato in casi di aerofagia e cattiva digestione. Solo che questi benefici sono presenti in un alimento che contiene 1 grammo di carbone vegetale o attivo per porzione quantificata. E tra l’altro l’effetto benefico si ottiene con l’assunzione di 1 g almeno 30 minuti prima del pasto e di 1 g subito dopo il pasto. Dunque, non è il caso del carbone della calza.

Carbone vegetale: i rischi

Va anche detto che questo colorante (E 153) può interferire con l’assorbimento di farmaci e altri integratori ed è stato oggetto di una valutazione dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) sulla base dei rischi dovuti al processo di combustione incompleta del legno e alla formazione di sostanze pericolose come gli idrocarburi policiclici aromatici.

La valutazione all’epoca, era il 2012, diede esito positivo, nel senso che il carbone vegetale non desta preoccupazioni per la sicurezza: «Tale conclusione – scrive l’EFSA – si basa anche sulla lunga storia di utilizzo sicuro come sostanza medicinale e sulla consapevolezza che il carbone vegetale è una sostanza inerte che essenzialmente non viene assorbita dal tratto gastrointestinale dopo la somministrazione orale».

Di altro parere la Food and Drug Administration che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici negli Stati Uniti, che non ha dato l’approvazione all’ingrediente, ma non lo ha nemmeno esplicitamente vietato delegando alle aziende la verifica della sua effettiva sicurezza consultato “esperti qualificati”. Insomma l’ha inserito in una zona grigia, a dispetto del suo colore nero. Ad ogni modo tornando alla domanda iniziale, fa male? Ufficialmente no, il carbone vegetale è scagionato e la Befana può dormire sonni tranquilli.


FAQ Carbone vegetale Befana

1. Il carbone della Befana fa male?

No, ufficialmente non fa male se consumato occasionalmente. Secondo l’EFSA il carbone vegetale (E153) è considerato sicuro alle dosi alimentari.

2. Cos’è il carbone vegetale alimentare?

È un colorante naturale (E153) ottenuto dalla combustione controllata di materiali vegetali come gusci di cocco o legno, trattati per diventare porosi.

3. Il carbone vegetale è uguale al carbone attivo?

Sono simili ma non identici: il carbone attivo è più purificato ed è usato a scopo medico; quello alimentare è usato come colorante o ingrediente funzionale.

4. A cosa serve il carbone vegetale?

Può aiutare ad assorbire gas intestinali e tossine, ma solo se assunto in dosi precise e in forma farmaceutica, non nei dolci.

5. Il carbone vegetale assorbe anche i nutrienti?

Sì, può ridurre l’assorbimento di farmaci, vitamine e integratori, per questo non è consigliato insieme a terapie.

6. Perché la FDA non approva il carbone vegetale?

Negli Stati Uniti è considerato un ingrediente in zona grigia: non è vietato, ma le aziende devono dimostrarne la sicurezza con esperti qualificati.

7. Il carbone vegetale è naturale?

Sì, è di origine vegetale, ma è il risultato di un processo industriale ad alte temperature, quindi non è un alimento “integrale”.

8. Il carbone vegetale è tossico?

No, secondo EFSA non è tossico e non viene assorbito dall’organismo: attraversa il tratto digestivo ed è eliminato.

9. È sicuro mangiare il carbone della Befana per i bambini?

Sì, in piccole quantità occasionali non è considerato pericoloso, ma non va consumato spesso né come alimento abituale.

10. È vero che il carbone vegetale disintossica?

No: non esistono prove scientifiche che “detossifichi” l’organismo sano. Può solo assorbire gas o alcune sostanze a livello intestinale.

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