Filosofa, attivista impegnata per il sociale e per l'ambiente, scrittrice, insegnante. E strenua sostenitrice delle ragioni di un'alimentazione a base vegetale. Non solo per motivi di rispetto degli animali: le sue ragioni sono molto più complesse. E ce le spiega in questa intervista.

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È partito da Pordenonelegge lo scorso 17 settembre il tour del libro della filosofa americana pubblicato in Italia da Safarà Editore. Poco meno di una settimana (si è concluso a Trieste il 23) nel quale ha raggiunto Torino, Milano, Ancona, Bologna, si è fermato alla libreria Lovat di Villorba. Qui abbiamo avuto modo di chiacchierare con l’autrice.

 

Lisa Kemmerer -  Mangiare la Terra

 

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Lisa Kemmerer è una donna placida e serena. Ancorata al suo zainetto si aggira per la libreria Lovat di Villorba scortata da Guido e Cristina Pascotto, rispettivamente direttore editoriale e responsabile editoriale di Safarà Editore. I due raccontano che gli incontri pubblici della filosofa e attivista americana, sino a questo momento proposti in Italia, stanno riscuotendo molto successo e attenzione. Ciò è dovuto principalmente alla materia analizzata in Mangiare la Terra, ossia come l’allevamento, la caccia e l’alimentazione animale stiano distruggendo il nostro pianeta. Si può affermare anche che il merito di tanta considerazione è dovuto al sapere preciso e chiaro della studiosa che abbiamo avuto modo di saggiare anche noi durane la nostra intervista. Ne è uscito un dialogo sulle motivazioni e gli scopi del suo libro, su come considera l’uomo contemporaneo. Mangiare la terra prende in esame i tre sistemi di alimentazione di derivazione animale dell’uomo: allevamento, pesca, caccia, e per ognuno di esso ne definisce la storia, i problemi che causano sulla vita della terra, le relative soluzioni e il modo in cui rendere sostenibili. E lo fa attraverso un’impostazione scientifica, numeri e dati verificati.

 

Sembra quasi che il suo libro voglia più informare, svegliare le coscienze, che denunciare. É d’accordo con questa affermazione?

In quanto attivista sociale e ambientale riscontro un parallelismo tra l’uomo e ciò che lo circonda. La cosa importante è, quindi, porre questi due aspetti in correlazione. Per fare questo è necessaria proprio l’informazione. Non so se gli ambientalisti raccoglieranno questa missione, ma sono sicura che gli attivisti per gli animali vedranno l’efficacia della mia parola, al fine di allargare la loro prospettiva anche all’ambiente. Solo quando si è ben informati, si riesce a portare ad altre persone il proprio sapere e condurre le nostre argomentazioni in maniera più esaustiva.

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È per questo che nel libro non sono presenti fotografie in favore di schemi e diagrammi e numeri? Il libro vuole essere un metodo nella sua finalità ultima o serve solo per informare?

Sono molto contenta di questa domanda: ho preparato questo libro per le persone che hanno bisogno di dati per portare avanti la loro informazione. Per scegliere se interessarsi o meno della sofferenza di persone e animali, c’è bisogno di argomentazioni valide. Queste sono fondamentali per convincere le persone a cui non sta a cuore l’esistenza di un pollo o di un maiale. La grandezza dei numeri e dei dati messi di fronte ai loro occhi permettono di mostrare il disastro della loro piccola scelta.

 

In che modo il sistema di allevamento da lei analizzato ha un impatto su tutti gli aspetti della vita ambientale?

L’alimentazione alla base di prodotti di origine animale è la principale causa di tutti i problemi che affliggono il pianeta dal punto di vista ambientale: le emissioni di gas che causano l’effetto serra; la deforestazione; il danneggiamento del suolo; le zone morte negli oceani; la riduzione delle risorse idriche.

 

Secondo lei il sistema alimentare basato sugli allevamenti è dà vantaggi per chi lo sostiene ed è responsabile di un indotto economico che avvantaggia molti?

Si, questa analisi è corretta.

 

Se l’uomo si spostasse verso un’alimentazione vegetale non potrebbe esserci il pericolo di altrettanti interessi economici?

Se un interesse economico dovesse attanagliare l’industria alimentare vegetale, se così di può definire, non sarebbe mai così dannoso quanto quello legato l’allevamento. Se si vuole ridurre il potere degli interessi economici, quindi, la cosa migliore è abbracciare una dieta a base vegetale: così facendo indirettamente si ridurrebbero tantissimo anche gli interessi economici in generale. Se lo scopo, quindi, è colpire l’economia che c’è dietro l’industria alimentare, scegliendo una dieta a base vegetale si compromettono tutti gli interessi esistenti.

 

In generale la natura dell’uomo è di cacciare ed esso stesso si definisce il predatore più grosso e intelligente. Stando alla sua analisi questa mentalità deve essere annullata o basta cambiarla in un suo più attento e consapevole utilizzo?

La cosa più importante da capire è che questa scimmia che si è evoluta non è un buon cacciatore. In tutte le culture la caccia è considerata ancora oggi la migliore abilità dell’uomo. Bisogna invece cominciare a vedere la caccia come una pratica falsamente qualificante, poiché è stata accresciuta solamente per elevare l’ego dell’uomo.

 

Lei pone in evidenza come l’uso della tecnologia, ad esempio nella pesca, e le normative internazionali, possano aiutare a cambiare la situazione. Questi due fattori possano veramente incidere o il problema deve essere risolto da una scelta morale dell’uomo?

Non esiste un modo di pescare che sia corretto se non quello dell’uomo preistorico. Arpioni, reti, tecnologia di pesca in genere sviluppano un tipo di pesca indiscriminato. L’unico modo non indiscriminato è 1:1 ossia l’incontro tra la lancia e il pesce. Non c’è modo di rendere la tecnologia per la pesca rispettosa per i pesci. L’unica soluzione, pertanto, è cambiare le persone, far capire loro che è corretto effettuare un cambiamento di coscienza.

 

Nel libro parla di educare sin da bambini alla corretta alimentazione, al confronto, all’informazione. Dunque crede nella politica del sapere e dell’informazione anche per accrescere la responsabilità morale ed etica delle persone?

In qualità di insegnate io sono sempre a favore dell’educazione in qualunque momento della vita. Detto ciò credo fortemente nell’educazione, seppur sia favorevole a qualunque altro metodo comporti un cambiamento: azione diretta, azioni contro le lobby anche politicamente. La mia speranza è che Mangiare la Terra porti informazione.

 

Considerando la vita di oggi, piena di stress, distrazioni, problemi, le persone secondo Lei vogliono davvero essere informate su quel di cui parla il libro per cambiare?

Le rispondo con una metafora: solo quando un elefante ti pesta un piede ti rendi conto che c’è un problema. È importante che il nostro attivismo per la giustizia sociale continui a vivere ed è importante far capire alle persone che questo elefante e cioè la nostra Terra, vuole comunicare il suo malessere. Le persone devono comprendere quanto la questione sia grave e prioritaria.

Ci rendiamo conto del problema, infatti, solo quando l’estate fa troppo caldo, quando non abbiamo più acqua da bere, quando le persone muoiono di malattie strane. In questi casi capiamo che qualcosa non va. Nella situazione in cui viviamo è difficile continuare ad andare avanti, facendo finta che vada tutto bene. Non possiamo ignorare che la Terra vive e che noi la stiamo trattando nel peggiore dei modi.

 

a cura di Davide Parpinel
traduzione a cura di Serena Gatti