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Come promesso ecco Rosti. Arrivati di fronte al nuovo ristorante del Pigneto, ci ha subito colpito un particolare: il cancello che dà sul giardino interno era aperto. Eppure dentro i lavori proseguono con un ritmo febbrile. Ma la filosofia su cui si basa Rosti è proprio questa: far parte del quartiere, diventare parte integrante della vita delle persone che abitano e che frequentano il Pigneto. Per questo rimarrà aperto sette giorni la settimana. Dalle nove del mattino sino alle due della notte, proponendo la colazione, il pranzo, la cena, tutti i pasti intermedi e, perché no, anche un momento di semplice relax senza l’obbligo di consumazione.

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Il giardino, cui si accede varcando il grande cancello, è stato concepito come un punto di passaggio aperto a tutti, soprattutto ai più piccini. Sarà, difatti, presto ultimata una “zona bimbi” dove nonni e genitori potranno star seduti senza dover necessariamente consumare qualcosa.
E poi, eccolo, il grande girarrosto monumentale: è la prima cosa che si nota entrando nella sala centrale. Posto tra il forno a legna e la griglia per la carne, conferisce, con la sua imponenza, un bilanciamento estetico che piacerebbe molto a Peter Greenaway.

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E poi i tavoli sociali: le due sale interne, posizionate ai lati della sala centrale, hanno due lunghe tavolate ciascuna, da una ventina di posti ognuna. Qui si viene per stare insieme.
Non manca attenzione per l’ambiente: il sistema di scarico dei fumi è dotato di filtri ad acqua. Griglia, girarrosto e forno a legna di odori ne producono parecchi e Rosti non vuole disturbare i vicini. Ha così celato nei controsoffitti un grande impianto di depurazione dei fumi. E ancora… l’orto e il campo da bocce; il muro per le proiezioni o le cinquanta etichette di birra alla carta; il vino della casa imbottigliato solo per Rosti da un’azienda laziale e la carne scelta direttamente tramite il contatto diretto con gli allevatori.

Di questo parlano i protagonisti della nuova avventura al Pigneto. Buona visione.

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Saverio De Luca
3 agosto 2012