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Mercato interno ed export in frenata per l'industria dell'olio d'oliva, dopo un'estate in terreno positivo. L'ultimo bimestre 2012 si è chiuso con un rallentamento degli scambi nei vari settori, secondo i dati Assitol, l'associazione degli industriali aderente a Confindustria (circa cento i soci). Pesano sulla congiuntura

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le attese di un possibile rialzo dei prezzi, legato a una minore disponibilità di materia prima. Nel dettaglio: riduzione delle vendite a due cifre per l’extravergine, soprattutto per la perdita di quote nella Gdo che è il principale canale di vendita; olio d’oliva a -13%; mentre resistono l’olio biologico, le Dop/Igp e risale l’olio di sansa (+56%).

Il direttore generale di Assitol, Claudio Ranzani, spiega che le dichiarazioni spagnole sulla minore disponibilità di olio hanno provocato un certo nervosismo sul mercato, anche se in altri Paesi le produzioni sono buone e le giacenze della scorsa campagna sono elevate. “Gli stessi operatori spagnoli” sottolinea Ranzani “hanno ammesso che i prezzi all’origine potrebbero aumentare ancora. Il timore di un ulteriore rialzo ha quindi indotto le imprese a frenare le vendite promozionali e rallentare gli scambi nella parte finale dell’anno, sia sul fronte interno che estero, attestandosi su posizioni già consolidate”.

Non sarebbe quindi la crisi economica ad aver provocato il calo di vendite. Le previsioni sulla produzione olearia mondiale indicano una forte diminuzione dei volumi. La Spagna, primo produttore, ha più volte annunciato, negli ultimi mesi, una pesante contrazione dei volumi di olio d’oliva rispetto ai tre anni precedenti, considerati da record. Ecco perché, a fronte di un’offerta in calo, i prezzi all’origine sono aumentati e, nel bimestre finale del 2012, le vendite si sono fermate anche sul territorio spagnolo (-18%).

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Di fronte a una situazione complicata e per niente confortante un’altra ombra si allunga sul comparto, quello della contraffazione. È proprio di oggi la notizia del sequestro di 420 tonnellate di extravergine finto Made in Italy, ovvero importato da paesi stranieri e dichiarato poi come italiano.

Secondo il Mipaaf i funzionari dell’Ispettorato Centrale della tutela della qualità e della repressione frodi di Roma, Bari, Cosenza e Napoli, supportati da un centinaio di finanzieri, hanno sequestrato nei giorni scorsi 420 tonnellate di falso olio di oliva made in Italy per un valore commerciale di oltre un milione di euro. L’ennesima truffa ai danni dei nostri produttori che fortunatamente non resterà impunita.

Le indagini sono partite dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani che ha ordinato la perquisizione di 37 tra aziende, uffici e depositi commerciali delle province di Cosenza, Catanzaro, Crotone, Barletta Andria Trani e Foggia.
I reati ipotizzati sono quelli di frode in commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine (dichiarate genuine), falsità di registri e documenti e associazione a delinquere. Nello specifico le frodi si concentrerebbero sull’utilizzo di falsa documentazione attraverso la quale l’extravergine, risultato poi di provenienza straniera, risultava come made in Italy, in alcuni casi anche dichiarato, falsamente, come biologico.

Un’operazione imponente che da un lato denota un’attenzione crescente da parte delle istituzioni verso il problema dei reati nei confronti del nostro patrimonio agricolo e alimentare, ma dall’altro sottolinea l’ostinazione di certi personaggi e organizzazioni criminali nella frode verso il nostro oro verde nonostante le ultime leggi e normative approvate.

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a cura di Gianluca Atzeni e Indra Galbo
15/02/2013