Gastromercati italiani crescono. Rinasce il Mercato di Mezzo a Bologna

4 Feb 2014, 17:23 | a cura di Annalisa Zordan
Continua la trasformazione dei vecchi mercati rionali, tra innovazione e recupero architettonico e culturale. Il prossimo è il Mercato di Mezzo, nel cuore di Bologna. Come sarà e cosa porterà alla città? Ci risponde Tiziana Primori, Responsabile Sviluppo Participate di Coop Adriatica.
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L’antico Mercato di Mezzo nel cuore del centro storico di Bologna, chiuso dal 2008, riapre i battenti tra qualche mese, probabilmente in aprile, ipotizza Tiziana Primori, Responsabile Sviluppo Participate di Coop Adriatica. L’edificio ottocentesco tra via Clavature, via Pescherie vecchie e via Drapperie – speculare a quello che oggi ospita la libreria Ambasciatori, sempre uno sviluppo del Gruppo Coop – mantiene la sua vocazione di mercato alimentare, dove acquistare e consumare i migliori prodotti locali, ma diventa anche un luogo da vivere nell’arco di tutta la giornata e una piazza di degustazione, incontro e divulgazione della cultura del cibo e delle eccellenze del territorio. È quanto prevede il progetto di Coop Adriatica, in collaborazione conl’Azienda Usl di Bologna, proprietaria dell’immobile.

Quando è prevista l'inaugurazione?
Il Mercato di Mezzo dovrebbe aprire le porte al pubblico a inizio aprile. Dal momento che l’edificio si trova nel cuore del quadrilatero, cioè il quadrato di strade medioevali sotto le due torri votate al commercio da secoli, è difficile essere più precisi: stiamo ultimando i lavori in condizioni molto particolari, ed è sempre possibile che ci sia qualche spostamento nella data prevista per la chiusura del cantiere.

Ci sono stati ritrovamenti archeologici che hanno posticipato di molto il termine dei lavori?
Durante gli scavi per realizzare le fondamenta del soppalco e del nuovo ascensore sono emersi resti di mura, oggetti e suppellettili. Era abbastanza prevedibile, visto il luogo straordinario in cui stiamo operando. Naturalmente il Mercato è vincolato e tutelato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, dunque ci siamo mossi collaborando con loro per la verifica archeologica preventiva e per censire, catalogare e preservare i ritrovamenti. L’apertura è quindi slittata di qualche mese.

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Perché è stato deciso di ristrutturare l'antico Mercato di Mezzo?
Si tratta di recuperare e restituire a Bologna un luogo chiave della sua memoria storica e della sua tradizione gastronomica, chiuso dopo anni di declino e inutilizzato dal 2008. Vogliamo recuperare questo patrimonio e la sua tradizione in una veste nuova: un luogo dove acquistare e consumare le migliori specialità enograstronomiche locali, dell’Emilia-Romagna e dell’Italia, ma anche una piazza dedicata alla cultura del cibo dove si possano trovare prodotti e incontrare produttori, insomma uno spazio di condivisione, scoperta e degustazione.

Ci sono stati eventuali intoppi burocratici per aprire una struttura polifunzionale come questa, dove si vendono generi alimentari, li si trasforma, li si somministra? La Regione o il Comune hanno collaborato o hanno posto dei paletti?
Un progetto molto articolato come questo ha bisogno di tempi tecnici che sono necessariamente lunghi ma non è corretto parlare di paletti o di intoppi. Con le istituzioni e con l’Usl, che è proprietaria dello stabile, c’è piena collaborazione, nel rispetto dei rispettivi ruoli.

Pensa sia una zona azzeccata, nonostante ci sia già la Libreria Coop Ambasciatori che ha un suo spazio dedicato al food & wine firmato Eataly?
Le due strutture non sono in antitesi, ma complementari: come ha ricordato lo storico dell’arte Eugenio Riccomini, l’edificio dell’Ambasciatori era originariamente collegato anche fisicamente al Mercato di Mezzo da una pensilina. I due stabili sono speculari e si completano dal punto di vista dell’offerta commerciale e delle proposte culturali, valorizzandosi a vicenda. Chi frequenta l’Ambasciatori, amerà anche il Mercato di Mezzo.

Il progetto da chi è sponsorizzato?
Il recupero del Mercato di Mezzo è realizzato da Coop Adriatica, di concerto con l’Azienda Usl di Bologna, proprietaria dell’immobile.

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Che accordo c'è con Eataly?
Eataly è uno degli operatori più noti e importanti; avrà un suo spazio al primo piano, dove proporrà cibi di qualità della tradizione mediterranea.

Lei in Coop Adriatica si occupa dello sviluppo delle partecipate ed è vicepresidente di Eataly, questo ha giovato nelle tempistiche del progetto?
Più che altro ha giovato il successo dell’Ambasciatori, che in poco tempo ha conquistato l’intera città e ha ricevuto anche riconoscimenti internazionali come spazio commerciale innovativo. Basti pensare che dalla sua apertura, dicembre 2008, sono state registrati novecento mila ingressi all’anno, e oggi compare in molte guide turistiche della città. L’esempio dell’Ambasciatori è stato seguito, a Bologna, da molti altri operatori, tanto che oggi il centro della città è animato da moltissimi ristoranti e botteghe che offrono eccellenze gastronomiche, di tutti i tipi. Bologna ha finalmente deciso di credere e investire nella propria grande tradizione gastronomica.

Come verranno organizzati i tre piani dello stabile? Chi è l'architetto?
Il progetto è dello studio dell’architetto Corrado Scagliarini. Il Mercato si articola su tre livelli. Al piano terra, trovano posto su 370 metri quadri i chioschi degli alimentari, posti nelle nicchie laterali come nella pianta ottocentesca; qui si possono acquistare frutta, verdura, carne, salumi e formaggi, pane, pasticceria e vini, oltre che specialità cotte, come il pesce, da consumare al momento. Al primo piano, su 180 metri quadri, sono presenti sia Eataly che un’area dedicata ai clienti dei banchi al piano terra. Inoltre sarà recuperato e allestito anche il piano interrato, con una birreria artigianale.

Quali sono gli artigiani già incubati? Ci riesce ad anticipare qualche nome?
Nel nuovo Mercato troveranno spazio i produttori locali, piccoli negozianti e alcune realtà che rappresentano al meglio la produzione enogastronomica del territorio nazionale e regionale: si va da Eataly, all’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna, a eccellenze locali come il Forno dei Calzolari e la Macelleria Zivieri.

Verranno organizzati anche convegni ed eventi?
La riqualificazione del Mercato di Mezzo vuole innanzitutto recuperare la vocazione culturale della struttura. Proprio perché sarà un luogo innovativo, aperto allo scambio e all’incontro, da vivere tutto il giorno, stiamo già lavorando a un calendario di appuntamenti.

Non rischia di diventare l'ennesimo concorrente dei piccoli bottegai?
La riapertura del Mercato si colloca in quel contesto di eccellenze del commercio bolognese che è il Quadrilatero. L’ottica non è quella della contrapposizione ma quella della cooperazione con gli altri operatori, per contribuire a creare un polo gastronomico di alta qualità, attraente sia per i bolognesi che per i turisti. Basti pensare che i piccoli operatori presenti nel mercato sono stati scelti con un percorso condiviso con entusiasmo dall’Ascom. Grande e piccolo non sono alternativi, quando si cerca di offrire il meglio.

A quali esperienze internazionali vi siete ispirati (San Miguel a Madrid, Borough Market a Londra)?
Sicuramente il Mercato di Mezzo, con il suo carico di storia e con la sua funzione di luogo di incontro si ricongiunge idealmente a esperienze internazionali. Proprio come quelle di Madrid e Londra.

Il gruppo Coop pensa di replicare questo modello - vista la grande crisi dei mercati rionali - anche in altre città italiane?
Il Mercato di Mezzo appartiene al centro storico di Bologna, sono lì la sua origine e la sua storia. Non ci possono essere repliche di un progetto di questo tipo che non siano inserite in un contesto specifico. Ciò non toglie che altre strutture con una storia e una tradizione simile si possano recuperare ripensandole in chiave nuova: è quello che stiamo facendo, ad esempio, con il Mercato di Ravenna.

a cura di Annalisa Zordan

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