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L'Italia, col suo patrimonio paesaggistico e artistico, potrebbe essere un paradiso per le grandi catene alberghiere, invece a sentire Giuseppe Roscioli – vice presidente della Federalberghi – “il nostro paese non ha alcuna attrattiva per gli investi

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tori stranieri. Ci sono le grandi catene della ricezione, ma sono quasi sempre franchising, dove gestione, proprietà e investimento non sono loro”. I motivi sono prevedibili: “Imu e altre tasse, leggi e costi per la gestione e per il personale ne fanno un investimento non solo rischioso, ma anche poco remunerativo”. E allora cosa succede? “Che gli investimenti si fanno altrove e qui rimane un gruppo di eroici imprenditori.”
Di fronte a una tale affermazione ci chiediamo quanto nella ricezione professionale, svincolata da gestioni multinazionali, si possano agganciare tendenze ed esigenze del mercato. Lo facciamo, sempre con Giuseppe Roscioli, alla decima edizione dell’Albergatore Day, organizzato dall’Associazione Provinciale Romana Albergatori.

Parlando di Roma – ma come Roma le grandi città d’arte – si deve fare i conti con un profilo particolare, con un’altissima densità di strutture ricettive nel centro storico. Questo significa vincoli strutturali e grosse difficoltà nel fare modifiche”.

Ma gli alberghi sono in grado di rispondere alle tendenze del momento, per esempio creando eventi oppure cavalcando una moda corrente?
Si, ma le politiche di marketing si fanno con 18 mesi di anticipo e, prima di investire, oltre ai vincoli burocratici, bisogna valutare l’effettiva efficacia di ogni operazione.

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Creare un’offerta su misura per alcune tipologie di pubblico è un’idea praticabile? Alberghi tematici, o pensati per categorie specifiche di ospiti, per esempio bambini.
Non credo nelle strategie mirate: più un albergo è internazionale meno può aderire a un preciso settore, perché deve offrire i propri servizi a utenti di tutte le nazioni, culture, razze, età, religioni. Ci sono situazioni particolari: vicino a un parco come Gardaland, dove il 70% dei clienti è costituito da famiglie, è utile creare strutture family friendly. Ma queste operazioni riducono il potenziale. È un errore strategico farlo in una delle città più ambite nel mondo.

È sempre più sentito il tema del turismo “ecofriendly”. Come risponde la Federalberghi Roma a questa richiesta?
Capiamoci: cosa si intende per turismo verde? Non basta qualche luce a basso consumo. Servono interventi strutturali e questi si possono fare solo mentre l’edificio è in costruzione: materiali, impianti produzione e risparmio energetico, riciclo e smaltimento delle acque. L’ospitalità verde, sostenibile, ecologica, si fa così, altrimenti sono solo “pezze a colori”. A Roma è impossibile, sono edifici antichi, spesso con vincoli della soprintendenza, non si può neanche mettere il fotovoltaico. Ci sono, ora, investimenti seri con strutture di nuova concezione. Ma non a Roma.

La forza di Roma è la città. Ma paradossalmente questo impedisce di trasformare gli alberghi in luoghi di aggregazione sociale come all’estero...
Vero. Altrove la socializzazione passa nei ristoranti e nei bar dei grandi alberghi, in Italia la vita si vive nella città, per le strade. C’è un numero enorme di ristoranti in posizioni strategiche. Il turista, che sta in media 3 giorni, preferisce mangiare godendo di piazze e luoghi storici, aldilà dell’offerta gastronomica. Ci sono poi iniziative aperte anche a un pubblico esterno, brunch o aperitivi che creano nuovi tipi di fruizione, ben vengano a patto che la struttura sia in grado di preservare la tranquillità e il desiderio di privacy degli ospiti, senza creare un’invasione.

Poi c’è l’alta ristorazione. Ma è tutto un altro discorso.
Circa 15 anni fa ci siamo resi conto che Roma non aveva una ristorazione d’albergo degna di una capitale. Nessuno, né i turisti, né i romani, mangiavano negli hotel. Siamo partiti dalla normativa che regolava i ristoranti interni, per trasformarli in esercizi aperti al pubblico. Eventi e manifestazioni hanno mosso l’attenzione sul settore. Oggi i migliori ristoranti di Roma sono negli alberghi, con diverse formule: a volte la gestione è dell’hotel, altre c’è una condivisione pura e semplice degli spazi.

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Che ruolo ha questa ristorazione?
Si è creato un importante flusso di turismo enogastronomico. La convenienza è reciproca: gli alberghi hanno un forte elemento di attrazione, i ristoranti contano anche sui clienti interni.

Per il futuro, quali sono le sfide da affrontare?
Uno dei punti più strategici è il Fiumicino 2: il piano di ampliamento dell’aeroporto che dovrebbe passare da 32 a 100 milioni passeggeri entro il 2044, allineandosi al sistema aeroportuale delle altre capitali per il grosso traffico internazionale. Con un investimento, nei primi due anni, di 2 miliardi e mezzo. È uno degli ultimi atti del governo Monti a dicembre. Speriamo che non rimanga un’ipotesi e che venga realizzato nei tempi decisi.

 

Antonella De Santis

31/01/2013