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Mai ci fu via più dimenticata dalla ristorazione di qualità della povera e bellissima Via Veneto. Per non parlare dell'alta cucina che, tranne qualche piccola eccezione nelle vicinanze, vedi Gaetano Costa in via Sicilia, è da tempo una grande assente. Fortunatamente dalla via simbolo della dolce vita romana arrivano novit&ag

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rave;, giovani e brillanti, che parlano giapponese.

 

Si tratta del cuoco giapponese Kotaro Noda, stella dell’Enoteca La Torre di Viterbo, da dicembre dietro ai fornelli del Magnolia, ristorante gourmet del Grand Hotel Via Veneto. Tecnica precisa, grande selezione degli ingredienti e piatti che conquistano i palati dei buongustai più attenti, con quel tocco personale e inconfondibile. “Sto studiando la clientela di Roma, sicuramente diversa da quella di Viterbo a cui ero abituato”, spiega Kotaro, “i clienti sono più aperti e amano molto lo stile giapponese che emerge nei miei piatti”. “Gli ingredienti e le preparazioni con cui mi piace giocare sono le stesse, quelle del Lazio, a cominciare dall’olio extravergine d’oliva e dal pomodoro”, poi c’è il suo tocco, fresco, saporito. Come nella sua versione della coda alla vaccinara: avvolta nella pasta brick, rosolata fino a ottenere un cubo croccante e accompagnata con sorbetto di sedano e salsa di cottura della carne.

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E lo chef non rinuncia neanche a un altro classico della tradizione romana, ma in questo caso nessuna rivisitazione: l’amatriciana a Kotaro Noda piace così com’è, intensa e buonissima. “Prendiamo pecorino e guanciale ad Amatrice, pomodori di grande qualità e gli spaghetti li facciamo noi” racconta, “solo con acqua e semola, li passiamo alla trafila e in forno a 38° per 30 minuti, per dare più consistenza alla pasta”. Che sia lo chef giapponese, magari proprio con la sua amatriciana a risollevare le sorti culinarie della nota via romana? Noi ci auguriamo di sì.

 

Sara Bonamini

01/03/2012

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