Quella del Martini Cocktail è una passione che unisce stile, cultura, gusto e savoir faire. Un'associazione lo celebra e invita alla conoscenza del mito.

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Questa è una storia iniziata tanti tanti Martini fa, quando alcuni di noi si sono incontrati e conosciuti grazie a personaggi come Mauro Lotti“, apre Valerio Berruti, firma di Repubblica, tra i fondatori e presidente dell’associazione Martini and Friends dedicata ai martiniani e alla cultura del Martini Cocktail. Come da Statuto, “L’associazione non ha fini di lucro: nasce per diffondere e conservare la storia, la cultura, lo spirito e la passione per il Dry Martini, attraverso l’organizzazione di attività culturali, mostre, realizzazione di guide e libri” che promuovano il mondo di questo storico drink. Motore dell’iniziativa presentata al The Gin Corner di Roma giovedì 18 ottobre, e fonte inesauribile di energia positiva è Barbara Ricci, The Gin Lady: “Il Martini è emozione, condivisione. Organizzeremo incontri mensili, il primo sarà fra un mese proprio con Mauro Lotti, per una Masterclass che ripercorrerà tutta la storia, le tecniche e gli aneddoti di questo cocktail. Inauguriamo oggi anche la nostra pagina Facebook, con una sezione aperta a tutti per condividere informazioni e racconti, e una parte riservata ai soci“. Ospite d’onore della serata proprio, Mauro Lotti, il guru del Martini e personaggio di culto per i martiniani. Oggi, 80enne in grande forma, parla come in Blade Runner. “Lei immagina quante storie ho vissuto e ascoltato in cinquant’anni di preparazione di questo cocktail…? Ho imparato a conoscere le persone, a conversare con tutti, con ognuno nella sua lingua, ho visto cambiare mode, consuetudini sociali; ho visto alternarsi generazioni di potenti alla mia barra, donne e uomini cambiare vita; e sa che le dico? Ancora oggi ogni nuovo Martini mi insegna qualcosa“.

Lo spirito del Martini Cocktail e il significato del lusso

Qualche anno fa Lotti ci disse che negli ultimi passi prima di arrivare alla barra lei sa già se quello è un martiniano, perché entra guardandoti negli occhi e non chiede distrattamente. Saluta offrendo e richiedendo attenzione. Certamente, è così e sempre così sarà”conferma e poi spiega “C’è la gente che va a bere e poi ci sono i martiniani. Solo questi ultimi hanno le capacità di apprezzare il meglio.

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Oggi Lotti battezza un’associazione che gli ha conferito la presidenza ad honorem e celebra lo spirito di questo cocktail “Lo spirito del Martini Cocktail è tante cose, principalmente l’espressione di una cultura, un modo di vivere che presuppone un atteggiamento maturo al bere, è uno stile di comportamento”. Gli chiediamo di spiegarsi meglio “La regola del martiniano è due sono pochi, tre sono troppi” risponde sicuro. E aggiunge: “Si ricorda di Dorothy Parker? Diceva: Adoro farmi un Martini, massimo due, al terzo finisco sotto il tavolo, al quarto sotto il mio ospite. Ecco vede, essere martiniani vuol dire avere delle capacità, delle sensibilità, come per esempio il senso della misura, e soprattutto avere delle conoscenze”spiega ancora “Non ci può essere lusso senza conoscenza, dove con lusso si intende il meglio del meglio. Per poterlo riconoscere ed apprezzare, bisogna conoscerlo. Lusso è conoscenza”. Lotti su questo è categorico. Come dargli torto? Senza cultura il lusso non esiste, è solo lo “sciupìo vistoso” descritto da Thorstein Bunde Veblen (Theory of the leisure class, 1899). Che senso ha chiedere un Martini Cocktail senza sapere con quale gin? Come acquistare un abito sartoriale senza apprezzarne la particolare lavorazione artigianale, una cucitura o il pregio del tessuto. Secondo Veblen chi lo fa ricerca un accreditamento sociale. È di quel gigante del giornalismo italiano che fu Sandro Viola l’intuizione che il Martini Cocktail possa elevare rispetto alla platea degli altri cocktail (Repubblica, 2003). Poiché la cosa è nota c’è chi lo chiede pensando di acquisire così una rispettabilità. Ma questo non rende martiniani: “Consapevolezza, senso della misura, eleganza, il Martini Cocktail si concede a chi conosce il segreto di sorridere e far sorridere senza barzellette o maldicenze” spiega padre Angelo De Valeri (padre perché porge la coppa con due mani, come un sacerdote), barman della serata. Che entra nel dettaglio: “Si può chiedere qualsiasi cocktail a un barman e sarà preparato; ma un Martini si fa su misura, ad personam, sono necessarie richieste specifiche. Non esiste altro Martini Cocktail se non quello sartoriale”. Certi requisiti, infatti, non sono richiesti solo a chi berrà quel cocktail: se un martiniano ha la sensazione che il barman non sia all’altezza, si limiterà a chiedere un bicchiere d’acqua, o al massimo una birra (e cambierà bar).

 

Il Martini Cocktail perfetto

Gli appassionati riuniti dall’associazione Martini and Friends si limitano a tollerare ciò che per gli altri è pacifico, ovvero che il Martini Cocktail è composto da gin e vermouth e che è lasciata libertà per la guarnizione, oliva (3 per gli americani) o twist di limone (e non lime). Tollerano perché sanno che nella sua lunga storia ultracentenaria nel Martini Cocktail il vermouth ha progressivamente perso quote di importanza: non solo può non esserci nella coppa (ma solo sul ghiaccio nel mixing-glass), ma può anche essere presente solo simbolicamente. Si dice che Winston Churchill si limitasse a un inchino simbolico in direzione della Francia, da cui venivano i vermouth di scuola dry. Bunuel riteneva bastasse che la luce attraversasse la bottiglia di vermouth per colpire quella di gin. Ci sono alcuni che aggiungono il vermouth a voce sul mixing-glass; altri prendono la bottiglia di vermouth, chiusa – chiusissima – e le fanno fare 3 giri intorno alla coppa. Insomma: “LA” formula di un Martini Cocktail non esiste. E infatti gli iniziati al culto di questo drink ben sanno che uno perfetto non esiste. Ma concordano col dire che invece c’è, ed è quello fatto su misura e che ti sa emozionare. Ciò non toglie che ce ne sono alcuni ‘cardinali’: dei fari nella navigazione in quel mare magnum celato in una coppa.

I cardinali

Il primo dei cardinali è il Martinez, l’originario, al quale si riserva il rispetto speciale della paternità. Si perché i primi Martini Cocktail erano rossi e dolci e non cristallini e secchissimi come oggi. Il Martinez ha 1 parte di Old Tom Gin, 2 di vermouth rosso, 2 di maraschino, orange bitter e lemon twist. Semplicemente imbevibile per un martiniano dell’era moderna.

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Poi c’è il Montgomery,15 parti di gin, 1 di vermouth.

Il Goldeninvece prevede la vodka e quindi ne fa un Vodka Martini: un martiniano volta lo sguardo.

Altro cardinale è l’Hemingway, 6 parti di gin e vermouth solo per lavare il ghiaccio. Il Martini Cocktail dell’era moderna.

Molto apprezzato dalla “setta” è l’Oyster Martini: 6 parti di gin, 1 e mezza di vermouth, 1 ostrica. Un vero e proprio sexy-Martini.

Per un Dirty Martiniinvece, alle 6 parti di gin e 1 di vermouth si aggiunge 1 parte di salamoia. È il Martini Cocktail perfetto per pasteggiare con piatti a base di pesce, per quanto sia il meno elegante. Così o bevve il Presidente Roosevelt quando firmò l’abolizione del proibizionismo.

Il Classic,4 parti di gin, 1 di vermouth, 3 olive.

Il Gibson,5 parti di gin, 1 di Noilly Prat, 2 cipolline.

Un ultimo cardinale è il Vesper,3 parti di gin, 1 di vodka, mezza parte di Kina Lillet, 1 fetta lunga e sottile di scorza di limone. C’è un però, ovvero che il Kina Lillet non si produce più e viene sostituito con il Lillet Blanc. Pur rispettando il talento di Ian Fleming che lo inventò per “007 Casinò Royale” nel 1953, non si annovera nella short list. Tanto per cominciare perché c’è vodka russa, tanto cara all’ex agente segreto Fleming negli anni della Guerra Fredda ma “altra roba”, e poi perché è celebre per Bond. Ora, considerando il rapporto che 007 ha con le donne (quel maschilismo arrogante e sprezzante che considera la donna solo per il suo potenziale sessuale, e le si rapporta con fare predatorio), nello stile martiniano questa variante si ispira ad un modello stonato: James Bond non è un martiniano e lo “stile Martini” è altro.

 

L’essenziale

La neonata associazione Martini and Friends ha tra gli obbiettivi nel suo Statuto anche la promozione delle regole per l’esecuzione del Dry Martini. Parlare di regole in questo caso abbiamo visto non è semplice. C’è anche chi sostiene che “tutto ciò che sta in una coppa Martini è un Martini”. Non è così, ma tant’è. Ma visto che il vermouth ci può stare ma anche no, che c’è il partito dell’oliva e quello del twist di limone, che c’è chi usa anche la vodka, ci siamo chiesti cos’è che, senza se e senza ma, è assolutamente essenziale in un Martini Cocktail. Roberto Petronio, segretario generale dell’associazione: “L’unica cosa veramente essenziale è la temperatura. Se un Martini non è ghiacciato, semplicemente, non è”.

 

Aneddoti e citazioni: la creazione del culto

Impossibile censire tutti gli aneddoti e le citazioni su questo drink, ma una selezione a raffica si può fare.

Lo storico e scrittore statunitense Bernard De Voto sentenziò che “il Martini Cocktail è il più significativo dono degli Stati Uniti al mondo“.

Cole Porter in Two Little Babes in the Wood cantava: “They have found the fountain of youth/ Is a mixture of gin and vermouth”(Hanno trovato la fonte della giovinezza / È una miscela di gin e vermouth).

Nel film Il laureato, Mrs Robinson (Ann Bancroft) va al Taft Hôtel e, prima di iniziare la sua storia di sesso con Benjamin (Dustin Hoffman), ordina un Martini.

In nemmeno due capitoli di “Di là dal fiume e tra gli alberi” di Hemingway, c’è spazio per una dozzina di Martini. “Prendiamone un altro” disse alla ragazza. “Lo sai che non ne ho mai bevuti prima di conoscerti“. “Lo so. Ma li bevi talmente bene”.

Woody Allen al bar con una signora; si siede ed ordina “2 Martini molto secchi”. La signora con lui dice “Come sa cosa bevo?”, e lui “Ah anche per lei? Ne faccia 3!”.

Di particolare acutezza Carolina Cutolo, che in Martini Eden(Nutrimenti Editore – 2014) scrive: “Tutto si svolge tra due persone separate dal bancone di un bar. Una, quella in piedi, esegue con calma e concentrazione, rivolgendo preghiere laiche a una divinità senza nome. L’altra spera di aver scelto il momento giusto, si predispone, beve. Se entrambe saranno state all’altezza della propria parte del rito, la persona seduta avrà accesso ai segreti e ne offrirà a quella in piedi. Il Martini Cocktail è un mito assoluto che raccoglie intorno a sé adepti come iniziati di un’antica religione, una minoranza silenziosa che resiste superbamente al declino alcolico che la circonda“.

 

Associazione “Martini and Friends” – The Gin Corner – Roma – via della Pallacorda, 2 – [email protected]

 

a cura di Dario Pettinelli