È un universo complesso quello dell'enogastronomia tradizionale turca, così influenzata dai sapori mediterranei, ma custode di usanze antiche derivate dalle passate dominazioni. Intanto è ancora controverso il rapporto con il vino (in un Paese a maggioranza musulmana), che vive un momento di ascesa (bene anche le importazioni da Francia e Italia) pur scontando la rigida normativa in merito alla promozione del consumo di alcol. Sul prossimo numero del mensile vi portiamo alla scoperta dei segreti gastronomici di Istanbul, dove tra qualche settimana comincerà il corso di cucina italiana promosso dal Gambero Rosso.

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LA CULTURA DEL VINO SFIDA I DIVIETI

Vino e Turchia. Stato laico a maggioranza musulmana, al giorno d’oggi l’alcol sul suolo turco non gode di vita facile, se non altro per le difficoltà di comunicazione che incontra chi vorrebbe impegnarsi nel promuovere la cultura enologica del bere di qualità: “Un paio di anni fa è passata una legge che vieta qualsiasi forma di promozione del consumo di alcol” rivela il professor Vedat Milor al mensile del Gambero Rosso. Lui è uno dei personaggi più stimati nel mondo dell’enogastronomia turca e non può fare a meno di evidenziare i limiti di una legislazione che lega le mani a chi opera nel settore vinicolo.
Eppure i turchi amano il vino, specie quello importato dalla Francia e dall’Italia, come il Chianti o i vini piemontesi di Gaja; ed è paradossale pensare che il mercato di settore sia in crescita – come in ascesa è la curiosità verso il mondo enologico indagato in tutte le sue dinamiche – senza che nella pratica si possa far qualcosa per promuoverlo.
È storia recente la spedizione del Top Italian Wines Roadshow a Istanbul, dove lo scorso dicembre sono state presentate a un pubblico di appassionati le migliori etichette premiate dalla guida Vini d’Italia 2015. Un’iniziativa che ha offerto l’occasione per sondare il terreno, portare la competenza degli esperti italiani e aprire un dialogo – peraltro ricambiato – con quella nutrita compagine di cultori della buona tavola che non può rinunciare al vino di qualità.

TRADIZIONE TURCA E SAPORI ITALIANI: UN DIALOGO POSSIBILE

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D’altro canto la tradizione culinaria locale si nutre di una cultura gastronomica complessa, variegata e antica, che ancora attribuisce grande importanza alle preparazioni manuali, alle produzioni artigianali sostenute dagli ingredienti che sa offrire un territorio altrettanto diversificato. Influenzata dalla lunga dominazione ottomana, l’inevitabile rapporto con la tradizione mediterranea ne determina sapori non così distanti dal nostro gusto, offrendo di fatto la possibilità di consegnare a nostra volta la solida e affascinante sapienza gastronomica tricolore.
Ecco perché il Gambero Rosso in collaborazione con Usla – l’Accademia Internazionale dell’Ospitalità – porterà a Istanbul la cucina italiana, con 21 moduli di lezioni in partenza a metà febbraio (e fino agli inizi di giugno) in rappresentanza dei piatti più significativi delle regioni della Penisola. Proponendo al contempo abbinamenti con vini selezionati e promuovendo la cultura dell’olio extravergine d’oliva.
Nelle cucine della prestigiosa Accademia arriverà lo chef Gabriele Cordaro, formazione Gambero Rosso e esperienza da vendere, dalla Pergola di Heinz Beck alla Francescana di Massimo Bottura, ma anche Glass Hostaria con Cristina Bowerman e Acquolina Hostaria di Giulio Terrinoni ancora nella Capitale. Ecco: sul prossimo numero del mensile, quello di febbraio 2015, vi porteremo in Turchia, nelle osterie tradizionali per scoprire i sapori nascosti della metropoli affacciata sul Bosforo, ma anche a tu per tu con gli esperti, come il professor Vedat Milor, per parlare ancora di vino.
E poi, conoscerete da vicino le attività della nostra scuola di cucina in giro per il mondo, sul modello dei corsi già avviati in Corea, Giappone e Thailandia.

a cura di Livia Montagnoli

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