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Alle 10 di mattina, appena la fiera apre i battenti, mentre il chancho al palo ancora non ha iniziato a rosolare e gli anticuchos di Tia Grima timidamente mandano i primi effluvi, è il profumo che viene dal Rincón del Pan ad accoglierti.

 

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E che profumo: sono più di 50 varietà di pane diverse quelle che si sfornano ogni giorno qui al Campo di Marte, e non ti basta rimanere a Lima fino a fine fiera per provarle tutte: una ingiustizia che ti obbliga a scegliere i tuoi assaggi col terrore che per la legge di Murphy tornerai in Italia avendo scartato proprio le migliori. Ma stavolta il murphismo non funziona perché fra il chapla, il chuta di Cuzco, l’arequipeño tres puntas, il semita, quello della silvicoltura Camu Camu, comunque ti va bene vuoi per la qualità, vuoi per la tradizione che ciascun tipo racconta, come il wawa tanta (nella foto di P. Della Corte, qui sotto), il pane tradizionale del 1 novembre.

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Wawa in Quechua significa “ragazzo” e tanta “pane”: e le forme sembrano infatti degli infanti tenuti in una specie di fascia intrecciata, spesso colorata con uvette e zuccherini. Un omaggio di origine ayaucheña nata per onorare nel Giorno dei Defunti con allegria e dolcezza tutti bambini morti.

 

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Ma quando fra le mani hai un pane così, e a pochi passi c’è Rincón del Cacao y Chocolate (nella foto in alto), che fai? Risposta esatta: apri il pane e ti rechi fra i cacaoteras – più di 30 espositori – con l’obiettivo di finalizzare la prima colazione. Sempre che si superi l’imbarazzo della scelta fra i prodotti delle comunità asháninkas e shipibas, che esportano il miglior cacao in assoluto del Perù, e la tentazione di tuffarsi sull’aromatico Chuncho di Cusco.
E fra la fontana di cioccolata calda, le praline e il “sushi”, la sosta che non si deve perdere è con in gelati bio dell’Amazzonia prodotti da Fruta y Café (stand 9): cacao del San Martin, cacao con Manì (la nocciolina) o con ungurahui e shica shica, tanto per fare un salto – almeno col palato – a Tarapoto. Se poi il Rincón non basta, allora fuori da Mistura prendete un aereo e andate a Cusco, dove c’è il Museo del Cioccolato. O aspettate l’apertura della sede dell’omonimo Museo a Lima, e nel frattempo degustate un caffè nel Salon del Pisco y del Café. Purché sia il caffè Tunki, globalmente riconosciuto come il miglior caffè bio del mondo e prodotto sull’altipiano di Puno, provincia di Sandia. “Lo vendiamo a 1000 $ al quintale” dice Miguel Paz, direttore commerciale della Cooperativa Agraria Cafeteleras della Valle del Sandia, “ e non solo per le qualità proprie di questo caffè, ma anche perché è un prodotto coltivato in alternativa alle piantagioni di coca, con le regole del commercio equo e solidale”. Una battaglia, questa di sostituire con caffè e cacao la coca, che è in corso in Perù, Bolivia ed Ecuador e che sta offrendo notevoli risultati.

 

 

Peccato sia ancora un po’ troppo presto per il giro di Pisco… meglio tornare sull’ammazzacaffè (e di che qualità!) dopo aver fatto un giro per gli stand della tradizione. Avete fame?

Serena Guidobaldi
photo courtesy of Paola Flores/PROMPERU e Paolo Della Corte
13 settembre 2012